Cassette Boy: la recensione

Se mi nascondo non puoi vedermi...o forse si?

Il sistema di enigmi è senza dubbio l’aspetto più riuscito del gioco. Quando funziona, Cassette Boy riesce a stimolare davvero il ragionamento spaziale del giocatore, costringendolo a osservare attentamente l’ambiente, a sperimentare con le rotazioni e a comprendere come ogni elemento reagisce al cambiamento di prospettiva. Alcuni puzzle sono genuinamente brillanti e regalano quella soddisfazione tipica dei giochi che riescono a farti sentire intelligente senza mai spiegarti tutto in modo didascalico. Altri, invece, soffrono di una certa ripetitività o di una difficoltà non sempre calibrata, oscillando tra soluzioni immediatamente evidenti e passaggi che richiedono tentativi un po’ troppo arbitrari. Il combattimento, purtroppo, è uno degli elementi che meno riescono a tenere il passo con l’originalità del concept. Le meccaniche sono funzionali ma basilari, con un sistema di attacco e schivata che non evolve in modo significativo nel corso dell’avventura. Le armi disponibili e le abilità acquisite aggiungono un minimo di varietà, ma non abbastanza da rendere gli scontri memorabili. I nemici, seppur visivamente coerenti con lo stile del gioco, tendono a riproporre pattern simili, e anche i boss, pur più resistenti e coreografici, raramente riescono a sorprendere davvero sul piano ludico. Si ha spesso la sensazione che il combattimento sia lì più per rispettare i canoni del genere che per reale necessità espressiva.

Dal punto di vista grafico, Cassette Boy compie una scelta radicale che non può lasciare indifferenti. La monocromia spinta, è un’arma a doppio taglio. Da un lato contribuisce in modo decisivo all’identità del gioco, rendendolo immediatamente riconoscibile e coerente con il suo approccio minimalista. Dall’altro, alla lunga, può risultare stancante, soprattutto su schermi più grandi come quello della Switch in modalità docked. La lettura degli ambienti non è sempre immediata, e in alcuni frangenti la mancanza di contrasto cromatico rende difficile distinguere elementi interattivi da semplici decorazioni. Va però riconosciuto che dietro questa apparente semplicità si nasconde un lavoro di pixel art tutt’altro che banale. Le animazioni sono fluide, le rotazioni della mappa sono tecnicamente solide e raramente mostrano incertezze, e l’illusione di tridimensionalità è gestita con una pulizia sorprendente. È evidente che gli sviluppatori abbiano costruito il mondo di gioco con grande attenzione alla resa prospettica, anche se non sempre questa cura si traduce in una migliore leggibilità per il giocatore. Cassette Boy si comporta in modo complessivamente dignitoso. Le prestazioni sono stabili, con caricamenti rapidi e assenza di bug evidenti nelle fasi di gioco principali. Qualche incertezza può emergere nelle rotazioni più complesse della mappa, soprattutto quando sullo schermo sono presenti molti elementi, ma si tratta di rallentamenti sporadici che difficilmente compromettono l’esperienza. L’interfaccia è pensata bene per l’uso sia in portatile sia su TV, anche se, come già accennato, la resa visiva complessiva beneficia maggiormente dello schermo piccolo.

Arrivati ai titoli di coda, la sensazione è quella di aver giocato un titolo interessante, ma non del tutto riuscito. Cassette Boy ha un’idea forte, un’identità visiva coraggiosa e alcuni momenti di autentica brillantezza sul piano dei puzzle. Allo stesso tempo, però, paga una certa rigidità strutturale e una componente action che non riesce mai davvero a decollare. È uno di quei giochi che si ricordano più per ciò che tentano di fare che per come lo fanno fino in fondo.

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La recensione

6 Il voto

I pregi sono evidenti: un concept originale basato sulla percezione e sul punto di vista, puzzle ben congegnati nella loro forma migliore, uno stile visivo coerente e riconoscibile. I difetti, però, non sono meno evidenti: combattimenti poco profondi, una difficoltà non sempre ben bilanciata, una grafica che può risultare limitante più che evocativa, e una struttura generale che tende a ripetersi più del dovuto nelle fasi centrali dell’avventura. In definitiva, Cassette Boy è un titolo che merita attenzione, ma anche una certa indulgenza. Non è un gioco che riesce a esprimere appieno il potenziale della sua idea di partenza, ma è comunque un’esperienza onesta, a tratti stimolante, che può soddisfare chi cerca qualcosa di diverso dal solito action RPG su Switch. La sufficienza, nel suo caso, arriva un po’ stiracchiata, più per il valore del concept che per l’esecuzione complessiva.

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