Per molti anni, il nome Yakuza è stato sinonimo di un immaginario lontanissimo dall’universo Nintendo: crudo, adulto, profondamente radicato nella rappresentazione urbana del Giappone contemporaneo, con tematiche mature e una messa in scena che sembrava dialogare esclusivamente con il pubblico PlayStation. Eppure, l’arrivo progressivo della serie sulle piattaforme della casa di Kyoto racconta una storia diversa, fatta di cambiamenti culturali, maturazione del pubblico e, soprattutto, di una trasformazione profonda dell’identità stessa di Nintendo. Switch prima e Switch 2 oggi hanno ridefinito il perimetro dell’offerta, aprendo le porte a produzioni che un tempo sarebbero state considerate “impensabili” su una console Nintendo. In questo scenario, Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties non è solo un nuovo capitolo della saga, ma un simbolo forte: la dimostrazione che il pubblico Nintendo è ormai pronto ad accogliere esperienze narrative complesse, violente, emotivamente stratificate, e che SEGA vede finalmente nell’ecosistema ibrido di Kyoto un terreno fertile per raccontare senza compromessi una delle sue serie più iconiche, tanto da annunciare e rilasciare il capitolo in contemporanea con le altre console. Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties nasce come operazione profondamente simbolica, pensata per celebrare il ventesimo anniversario di una delle saghe più rappresentative del catalogo SEGA. Non si tratta di un semplice porting o di una riproposizione pigra di un capitolo storico, ma di un pacchetto dal forte valore editoriale, che affianca il remake completo di Yakuza 3 a un contenuto narrativo del tutto inedito. Questa struttura “two-in-one” racconta chiaramente l’ambizione del progetto: offrire ai veterani una rilettura moderna di un episodio chiave e, allo stesso tempo, arricchire la mitologia della serie con nuove prospettive e personaggi approfonditi. In quest’ottica, Dark Ties non è un semplice extra, ma un tassello pensato per dialogare con il passato e proiettare il brand verso il futuro, rendendo questo pacchetto una celebrazione concreta e sostanziale, perfettamente allineata alla nuova fase espansiva della saga anche su Nintendo Switch 2.

Con Yakuza Kiwami 3 la saga torna a uno dei suoi capitoli più intimi e divisivi, ambientato nella soleggiata ma complessa Okinawa, lontana dal caos notturno di Kamurocho. Questo ritorno geografico non è solo una scelta scenografica, ma un vero e proprio statement narrativo: Kiryu Kazuma viene messo di fronte a una fase della vita in cui la violenza e l’onore yakuza cedono il passo alla responsabilità, alla cura e al tentativo di costruire una normalità fragile ma autentica. L’orfanotrofio Morning Glory diventa il fulcro emotivo del racconto, un luogo che incarna il desiderio di redenzione del protagonista e che introduce un ritmo narrativo più misurato, quasi contemplativo. Il contrasto tra la quiete di Okinawa e il ritorno forzato agli intrighi criminali conferisce al capitolo una forza tematica particolare, rendendolo uno degli episodi più maturi e umanamente stratificati dell’intera serie, oggi riletto in chiave moderna grazie all’approccio Kiwami. Uno degli elementi più caratterizzanti di Yakuza Kiwami 3 è la rappresentazione di un Kiryu profondamente diverso rispetto al passato, lontano dall’immagine del solo combattente e sempre più calato nel ruolo di figura paterna. Le attività legate all’orfanotrofio Morning Glory scandiscono i ritmi dell’avventura, introducendo momenti di quotidianità che si traducono in veri e propri segmenti di slice of life. Preparare i pasti, aiutare i bambini con i compiti, gestire piccoli conflitti o dedicarsi a lavoretti manuali non sono semplici intermezzi, ma parti integranti della narrazione e della costruzione del personaggio. Questo approccio rallenta volutamente il passo rispetto ad altri capitoli della saga, ma lo fa con cognizione di causa, rafforzando il legame emotivo tra Kiryu e i ragazzi e restituendo al giocatore un senso di responsabilità che va oltre la trama principale. È proprio in questi momenti più semplici e silenziosi che Yakuza Kiwami 3 trova una delle sue identità più forti, offrendo una prospettiva rara e sorprendentemente intima su un protagonista ormai iconico.

Con Dark Ties, SEGA sceglie di approfondire uno dei personaggi più affascinanti e controversi dell’universo Yakuza, offrendo a Yoshitaka Mine uno spazio narrativo finalmente centrale. Antagonista chiave di Yakuza 3, Mine viene qui riletto attraverso una lente più intima e sfaccettata, che ne esplora le origini, le ambizioni e le ferite interiori. Il racconto si concentra sul suo percorso personale, sul senso di isolamento che ne ha plasmato le scelte e sul desiderio di affermazione che lo ha condotto a entrare volontariamente nel mondo yakuza. Il tono di Dark Ties è più cupo e introspettivo rispetto alla campagna principale, costruendo un contrappunto narrativo efficace al cammino di Kiryu. Questa nuova prospettiva non solo arricchisce la caratterizzazione di Mine, ma contribuisce ad ampliare la mitologia della serie, dimostrando come anche i “villain” di Yakuza possano diventare veicoli di storie profonde, tragiche e sorprendentemente umane.












