Quando si parla di Carmageddon, si evoca inevitabilmente uno dei simboli più controversi e irriverenti del videogioco anni Novanta. Nato come esperienza di guida anarchica e provocatoria, capace di far discutere tanto per la sua violenza caricaturale quanto per la libertà concessa al giocatore, il brand è rimasto per anni un oggetto di culto, più ricordato che realmente rilanciato con convinzione. Con Carmageddon: Rogue Shift, il team di 34BigThings prova a rimettere in moto il franchise scegliendo una strada inattesa: non un semplice remake, non un sequel diretto, ma una reinterpretazione in chiave roguelite che fonde distruzione automobilistica, sopravvivenza post-apocalittica e progressione strutturata a run. Il risultato è un’esperienza che conserva lo spirito caotico della serie – tra impatti brutali, derapate aggressive e orde di nemici da travolgere – ma lo incanala in una formula moderna, fatta di potenziamenti permanenti, percorsi ramificati e sessioni relativamente brevi. Una scelta coerente con il mercato attuale e, almeno sulla carta, particolarmente adatta anche alla natura ibrida di Nintendo Switch 2. Resta però da capire quanto questo ritorno riesca a reggere l’urto tecnico sulla nuova console Nintendo, soprattutto se confrontato con versioni più solide viste altrove.
La versione Xbox Series S di Carmageddon: Rogue Shift aveva restituito l’immagine di un titolo ruvido ma centrato: frenetico, identitario, capace di trasformare il caos automobilistico in un loop roguelite sorprendentemente coerente. Pur senza ambizioni da tripla A, l’edizione per le console Microsoft si era dimostrata solida sotto il profilo prestazionale, con una resa tecnica adeguata alla natura esplosiva dell’esperienza. L’approdo su Nintendo Switch 2 parte dunque da una base concettuale valida: struttura invariata, contenuti completi, stesso impianto ludico fatto di veicoli sbloccabili, armi potenziabili e percorsi ramificati tra eventi e boss. Nulla viene realmente sacrificato sul piano del design, e l’identità del progetto resta intatta. Il problema emerge però sul versante tecnico. Se su Xbox Series S il titolo riusciva a mantenere un buon equilibrio tra caos visivo e stabilità, su Switch 2 il compromesso è più evidente. La conversione appare funzionale ma meno rifinita, con una resa grafica inferiore e una fluidità che fatica a restare costante nei momenti più concitati. In sostanza, Rogue Shift su Switch 2 conserva la sua anima ludica, ma perde parte della solidità tecnica che altrove contribuiva a valorizzarla. Ed è proprio su questo scarto che si gioca gran parte della valutazione complessiva.

La struttura di Carmageddon: Rogue Shift resta ovviamente invariata anche per l’hardware ibrido della casa di Kyoto, con una narrazione che non ambisce mai a essere protagonista, ma svolge con efficacia il proprio ruolo di motore tematico. L’azione si colloca in un 2050 devastato, dove il collasso della civiltà ha trasformato le città in arene desolate e infestate da orde di non-morti. I superstiti si aggrappano a un’unica speranza: vincere il nuovo Carmageddon, competizione brutale che promette accesso a un fantomatico spazioporto oltre le montagne, ultimo baluardo di salvezza. È una cornice semplice, quasi archetipica, che richiama l’immaginario post-apocalittico più classico senza mai approfondirlo davvero. Non ci sono personaggi memorabili o archi narrativi articolati: la storia si manifesta attraverso brevi testi, descrizioni di eventi e frammenti contestuali che accompagnano le run. Questa essenzialità, però, si rivela coerente con la struttura roguelite del titolo. La narrativa non interrompe il ritmo, non rallenta l’azione, ma giustifica la ripetizione e la progressione. Ogni fallimento diventa parte del percorso verso una possibile fuga, ogni nuova run un tentativo di sopravvivere un po’ più a lungo nel caos. È un racconto funzionale, non memorabile, ma perfettamente allineato alla natura arcade e distruttiva dell’esperienza.












