Down among the dead Men: la recensione

Arrrh, alza la pinta di rum e ascolta, perché tra queste pagine ogni scelta pesa.

Nel corso degli anni Ottanta e Novanta i libri game hanno occupato uno spazio particolare nell’immaginario di chi cercava forme di intrattenimento diverse dal romanzo tradizionale, quasi un ponte tra la parola scritta e il videogioco nel modo di fruizione. Erano oggetti ibridi che chiedevano al lettore di diventare parte attiva del racconto. La struttura era chiara e affascinante: si leggeva un paragrafo, si arrivava a un bivio narrativo, si saltava a un’altra sezione numerata e la storia prendeva una direzione diversa. Alcuni titoli introducevano sistemi di regole leggeri, con punti vita, equipaggiamento e tiri di dado, altri puntavano quasi esclusivamente sulla narrativa ramificata. Il successo di quei volumi derivava proprio da questa combinazione di immaginazione e partecipazione, capace di trasformare la lettura in un’esperienza personale, spesso imprevedibile e raramente identica da un lettore all’altro. In Italia facevano la voce grossa le serie di Lupo Solitario e Fantasy Guerriero giusto per citarne alcune. Con il passare del tempo il formato cartaceo ha perso centralità, ma l’idea di fondo ha continuato a riemergere in forme diverse, fino a trovare nel videogioco un terreno naturale di evoluzione. Down Among the Dead Men si inserisce esattamente in questa linea di continuità, proponendosi come una trasposizione videoludica dello spirito dei libri game. Il titolo prende la forma di un lit-RPG interattivo in cui il testo rimane il vero protagonista e l’interazione passa soprattutto dalle scelte narrative, dai dialoghi e dalla gestione del proprio personaggio. L’ispirazione arriva chiaramente dalla tradizione dei gamebook, l’obiettivo appare piuttosto quello di ricreare l’esperienza mentale e narrativa di quel tipo di lettura, sfruttando i vantaggi del mezzo digitale. Il progetto nasce dallo studio Infinite Zone, già noto per aver dimostrato in passato una notevole sensibilità verso la scrittura interattiva e per aver sempre trattato il testo come un elemento centrale dell’esperienza ludica.

La storia di Down Among the Dead Men, basata sull’opera originale di Dave Morris, prende forma come un’epopea marina cupa e tesa, in cui il giocatore veste i panni di un fuggitivo in balia dell’oceano dopo essere scampato alle grinfie del crudele capitano Skarvench. L’avventura, ispirata alle classiche epopee piratesche, si apre con una fuga disperata, soli su una scialuppa, affamati e assetati, mentre incombe il peso di un segreto terribile legato ai piani del capitano, un segreto capace di alterare gli equilibri di un mondo già sull’orlo del collasso. Sullo sfondo si muove infatti un conflitto imminente tra i regni di Sidonia e Glorianne, potenze rivali pronte a combattersi per il controllo delle rotte commerciali e delle ricchezze del Nuovo Mondo. In questo contesto instabile, il protagonista deve prima sopravvivere, poi trovare un porto sicuro, costruire alleanze e radunare un equipaggio, fino a ottenere una nave propria con cui tornare in mare aperto. La dimensione narrativa si arricchisce progressivamente di elementi sovrannaturali che superano il semplice immaginario piratesco, introducendo creature non morte, mostri marini, streghe, navi maledette e divinità antiche, rendendo il viaggio imprevedibile e costantemente minaccioso. La storia è fortemente guidata dalle scelte del giocatore, che influenzano rapporti, schieramenti politici e persino il destino dei regni coinvolti, il tutto filtrato attraverso la classe scelta all’inizio dell’avventura, ognuna con un proprio passato, abilità specifiche e accessi narrativi differenti. Il gameplay riflette questa impostazione in modo coerente e, come facilmente intuibile, non offre molto di più che la lettura come componente ludica. Ci si muove attraverso schermate di testo, con occasionali intermezzi in cui vengono presentate scelte multiple o verifiche legate alle abilità del personaggio. Gli elementi ruolistici sono presenti in forma leggera, sufficienti a dare peso alle decisioni. Le caratteristiche del protagonista influenzano l’accesso a determinate opzioni narrative e modificano l’esito di alcune situazioni, creando un senso di progressione che ricorda da vicino quello dei libri game classici. La scrittura rappresenta, come facilmente intuibile, l’aspetto centrale nonché uno degli aspetti più riusciti dell’opera. La storia viene raccontata con un’attenzione particolare all’atmosfera, elemento fondamentale in un titolo che basa gran parte del suo fascino sull’immaginazione del giocatore.

Sul piano visivo, Down Among the Dead Men adotta uno stile grafico essenziale ma curato, che richiama l’idea di illustrazioni realizzate a matita o a carboncino. I ritratti dei personaggi e le immagini che accompagnano alcune scene chiave contribuiscono a definire l’identità estetica del gioco, senza mai sovrastare il testo. Questo approccio minimalista si rivela particolarmente adatto al contesto, perché rafforza l’immersione senza distrarre dall’elemento centrale dell’esperienza. La scelta cromatica sobria e il tratto quasi artigianale trasmettono una sensazione di intimità, come se si stesse sfogliando un taccuino illustrato, magari il libro mastro di un vascello pirata. Dal punto di vista dell’accessibilità, Nintendo Switch si presta bene a sessioni di gioco sia brevi sia prolungate. La natura portatile della console permette di affrontare il racconto con calma, magari leggendo qualche paragrafo alla volta, e questo si sposa perfettamente con la struttura del titolo. I comandi risultano semplici e intuitivi, pensati per non interrompere il flusso della lettura. L’interfaccia è pulita e funzionale, con un’attenzione particolare alla leggibilità del testo, aspetto fondamentale per un’esperienza di questo tipo. Considerando i pregi dell’opera, emerge con forza la coerenza tra forma e contenuto. Down Among the Dead Men costruisce ogni suo elemento attorno a una identità evidente. La qualità della scrittura, l’uso intelligente delle meccaniche ruolistiche leggere e lo stile visivo coerente contribuiscono a creare un’esperienza coerente. Esistono però anche limiti evidenti, legati soprattutto alla natura di nicchia del progetto. Chi cerca azione o una componente ludica tradizionale potrebbe trovare l’esperienza poco stimolante. Il ritmo, volutamente lento e riflessivo, richiede una predisposizione specifica e una certa pazienza. Approcciare questo titolo significa intraprendere una lettura, non tanto un gioco. A tutto questo va aggiunto che non esiste una localizzazione in italiano, quindi, sebbene il testo sia anche letto ed interpretato da una voce in lingua inglese, la fruizione potrebbe essere resa ulteriormente ostica ai non anglofoni.

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La recensione

6 Il voto

Nel complesso, Down Among the Dead Men rappresenta una proposta intrigante, pensata per un pubblico che apprezza la lettura e la narrativa interattiva. Il gioco dimostra come il videogioco possa ancora fungere da ponte tra media diversi, recuperando idee dal passato e reinterpretandole con sensibilità moderna. Per chi ha amato i libri game e per chi è curioso di scoprire come quel formato possa vivere oggi su una console come Nintendo Switch, questo titolo offre un’esperienza interessante. Tuttavia, il suo maggior pregio è anche ciò che lo rende non facilmente digeribile per tutti. Tanta lettura (in inglese) e poca esperienza puramente videoludica sono roba non per tutti.

Valutazione

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