Quando si parla del rapporto tra Koei Tecmo e Nintendo, è difficile ridurlo alla semplice collaborazione tra publisher e piattaforma. Le due realtà hanno costruito nel corso degli anni una relazione particolarmente articolata, capace di attraversare generazioni e generi differenti: dall’operazione Hyrule Warriors, che nel 2014 portò il linguaggio di Dynasty Warriors all’interno dell’universo di The Legend of Zelda, fino a Fire Emblem Warriors e alle successive collaborazioni sulle proprietà intellettuali Nintendo, passando per la costante presenza di Gust e della serie Atelier. Con Switch 2, però, sembra essere arrivato un ulteriore salto di qualità: Koei Tecmo non appare più interessata soltanto a sfruttare la console come terreno privilegiato per le proprie produzioni più compatibili con l’utenza Nintendo, ma sta progressivamente trasferendo sulla nuova macchina una porzione sempre più ampia e ambiziosa del proprio catalogo. Il caso di DYNASTY WARRIORS: ORIGINS è già emblematico: il titolo Omega Force, originariamente pubblicato nel 2025 e costruito attorno a battaglie con il più alto numero di soldati mai visto nella serie, è arrivato su Switch 2 nel gennaio 2026 insieme al proprio importante contenuto aggiuntivo. E mentre anche Atelier Yumia e il futuro Atelier Karia confermano la continuità del rapporto con Gust, oggi la lineup della società comprende sulla console Nintendo anche Fatal Frame II, A.O.T. 3 e, soprattutto, produzioni direttamente riconducibili a Team NINJA. È proprio questo allargamento a rendere significativo l’arrivo di Wo Long: Fallen Dynasty: non siamo più soltanto davanti alla Koei Tecmo che presta il proprio know-how alle IP Nintendo o porta sulla piattaforma le sue serie più tradizionalmente associate all’ecosistema della casa di Kyoto, ma a una software house che sembra considerare Switch 2 un mercato nel quale proporre anche alcune delle proprie esperienze action più ambiziose e identitarie. E se Omega Force rappresenta un pilastro storico di questa espansione, Team NINJA porta con sé un peso ancora diverso, perché significa mettere a disposizione del pubblico Nintendo uno degli studi che più hanno contribuito all’evoluzione dell’action giapponese contemporaneo.
È proprio da Team NINJA che nasce Wo Long: Fallen Dynasty, un progetto che nel 2023 ha rappresentato un’ulteriore evoluzione della ricerca dello studio attorno all’action RPG, dopo l’esperienza maturata con Nioh e Nioh 2. Il punto di partenza è chiaramente riconducibile al filone dei souls-like, ma fermarsi a questa definizione significherebbe semplificare eccessivamente la natura del progetto: Wo Long prende la struttura fatta di missioni, progressione del personaggio, equipaggiamento, boss e difficoltà tipica del genere e la sottopone alla sensibilità estremamente dinamica di Team NINJA, trasformandola in un’esperienza molto più aggressiva e marziale. Al centro troviamo infatti il combattimento, costruito intorno alla capacità di leggere gli attacchi e deviarli con precisione, mentre il sistema dello Spirito introduce un equilibrio continuo tra pressione offensiva e gestione del rischio. Il risultato è un souls-like che non rinuncia al proprio DNA action, nel quale arti marziali, magie, armi differenti, morale, Bestie Divine e progressione RPG convivono all’interno di una struttura a missioni che conserva anche elementi della tradizione Koei Tecmo. Sul piano tematico, il passaggio dal Giappone feudale di Nioh alla Cina della tarda dinastia Han permette inoltre di lavorare su un immaginario differente, costruito attraverso Tre Regni, arti marziali cinesi, folklore, demoni e dark fantasy: una contaminazione che rende il gioco immediatamente riconoscibile e che, pur muovendosi nel territorio ormai affollato degli action souls-like, gli impedisce di apparire come una semplice derivazione del modello FromSoftware. Al momento del debutto, nel 2023, questa identità gli consentì di ottenere una ricezione critica generalmente positiva e di costruire rapidamente una propria comunità: Koei Tecmo indica oggi oltre un milione di copie vendute e più di otto milioni di giocatori complessivi, dato che comprende anche le fruizioni tramite servizi in abbonamento. Un successo significativo, anche se non privo di compromessi: accanto all’apprezzamento per il combattimento, la critica aveva evidenziato una struttura talvolta ripetitiva, una componente narrativa meno incisiva rispetto a Nioh e soprattutto un sistema di loot fin troppo invasivo. Sono proprio questi elementi, insieme a una formula ludica comunque fortemente caratterizzata, a definire oggi il punto di partenza con cui Wo Long arriva per la prima volta sull’hardware Nintendo

Il tempismo con cui Wo Long: Fallen Dynasty Complete Edition approda su Switch 2 diventa ancora più interessante se osservato alla luce di ciò che Koei Tecmo ha già annunciato per il futuro della serie. Il gioco non arriva infatti su Nintendo per preparare semplicemente un recupero tardivo di un titolo del 2023: arriva il 3 settembre 2026, completo dei tre DLC principali, dell’endgame The Thousand-Mile Journey e di tutti i contenuti aggiuntivi sviluppati nel corso del tempo, mentre Wo Long 2: Wings of Ember è già stato annunciato per l’inizio del 2027 e, soprattutto, è previsto fin dal day one anche su Nintendo Switch 2. La differenza non è marginale, perché trasforma questa Complete Edition in una sorta di porta d’ingresso all’universo di Team NINJA: il pubblico Nintendo può conoscere ora la serie, familiarizzare con il suo sistema di combattimento, la sua interpretazione dark fantasy dei Tre Regni e la sua particolare idea di action souls-like, per poi ritrovarsi pochi mesi dopo davanti a un seguito concepito fin dall’origine anche per la nuova console Nintendo. E proprio qui emerge forse il significato più interessante dell’intera operazione: Koei Tecmo non sembra voler attendere il nuovo capitolo per verificare se il pubblico Switch 2 sia disposto ad accogliere Wo Long, ma sta costruendo il percorso inverso, introducendo prima il franchise e poi accompagnandolo verso il suo futuro. Il sequel promette infatti di raffinare ulteriormente il combattimento tattico e le arti marziali cinesi, recuperando elementi fondamentali del primo episodio come il deflect e il sistema del Morale. In questo senso, la presenza di Wo Long 2 su Switch 2 sin dal lancio assume un valore che va oltre il singolo franchise: dopo aver portato sulla macchina produzioni come DYNASTY WARRIORS: ORIGINS, Koei Tecmo sta dimostrando di voler accompagnare progressivamente il proprio pubblico verso l’ecosistema Nintendo anche con proprietà e studi che non dipendono da una collaborazione con una IP Nintendo. Wo Long è quindi tanto un recupero quanto un investimento sul futuro: una prima stretta di mano con il pubblico Switch 2, nella speranza che possa trasformarsi rapidamente in una relazione stabile con Team NINJA e con uno dei suoi progetti più caratterizzati.
Ambientato nel 184 d.C., alla fine della dinastia Han, Wo Long: Fallen Dynasty costruisce la propria identità narrativa attraverso una rilettura apertamente fantastica di uno dei periodi più celebri della storia cinese. L’impero è ormai prossimo al collasso, la ribellione dei Turbanti Gialli ha precipitato il paese nel caos e, sullo sfondo, si prepara quella lunga stagione di conflitti che condurrà alla nascita dei Tre Regni. Il protagonista è un soldato senza nome della milizia, una figura volutamente neutrale attraverso la quale attraversare gli eventi e incontrare una lunga galleria di personaggi storici, da Liu Bei a Cao Cao, trasformati da Team NINJA in protagonisti di una vicenda nella quale storia, arti marziali, folklore e dark fantasy convivono senza particolari remore. La componente soprannaturale è infatti tutt’altro che ornamentale: demoni, guerrieri dotati di poteri sovrumani e una corruzione legata al Qi alterano continuamente la ricostruzione storica, trasformando la Cina dei Tre Regni in uno scenario nel quale la fedeltà al contesto storico lascia progressivamente spazio alla spettacolarizzazione tipica dell’action giapponese. È un’impostazione che funziona soprattutto sul piano estetico e tematico, perché permette a Wo Long di distinguersi da Nioh senza rinunciare alla cifra stilistica di Team NINJA: al Giappone feudale si sostituiscono armature, architetture e iconografie cinesi, mentre il folklore locale diventa materia per una fantasia oscura che si innesta direttamente sulla tradizione dei Romance of the Three Kingdoms. La narrazione, tuttavia, rimane subordinata al combattimento: il protagonista è deliberatamente poco caratterizzato e molti degli avvenimenti più importanti vengono utilizzati soprattutto come raccordo tra una battaglia e l’altra. La struttura stessa, organizzata in missioni autonome che corrispondono a differenti episodi della guerra, rafforza questa impressione, facendo di Wo Long più un viaggio attraverso una serie di momenti della storia dei Tre Regni che la costruzione di un mondo realmente continuo e organicamente esplorabile. È una scelta coerente con la tradizione Koei Tecmo, ma anche uno dei motivi per cui, a distanza di anni, il gioco rimane maggiormente impresso per il proprio immaginario e per i suoi combattimenti che non per la capacità di raccontare una storia memorabile.











