L’universo Nintendo sembra il terreno ideale per molti dei prodotti Bandai Namco: un pubblico trasversale, una forte componente giapponese, un legame storico con anime e manga e una presenza importante di giocatori giovani, senza che questo escluda gli appassionati più adulti. Eppure, tra collaborazioni, conversioni tardive e assenze difficili da spiegare, il rapporto tra le due realtà continua a procedere in modo discontinuo. Alcuni titoli arrivano quando hanno già esaurito gran parte del proprio ciclo commerciale, altri non raggiungono affatto le console di Kyoto, nonostante la loro identità sembri perfettamente compatibile con l’utenza di Switch e Switch 2. Una contraddizione che risulta ancora più evidente considerando quanto la piattaforma Nintendo sia capace di accogliere esperienze differenti per complessità, tono e fascia d’età. Non è necessario che ogni produzione punti al pubblico più giovane: la varietà dell’ecosistema Nintendo può offrire spazio anche a JRPG articolati e a opere rivolte a giocatori esperti. Il problema, piuttosto, è la discontinuità con cui Bandai Namco sembra riconoscere questa opportunità.
La saga di Tales of è forse uno degli esempi più lampanti di questo supporto a singhiozzo. Negli ultimi anni il progetto di recupero dei capitoli passati ha permesso di riportare in circolazione episodi importanti, da Tales of Symphonia a Tales of Graces f, Tales of Xillia e Tales of Berseria. Tuttavia, la disponibilità sulle console Nintendo non è sempre stata accompagnata da edizioni specifiche per Switch 2, né da una strategia che facesse percepire queste piattaforme come una destinazione prioritaria per il marchio. Per molto tempo, i capitoli principali sono arrivati su hardware Nintendo soltanto in un secondo momento, quando non del tutto assenti. Tales of Arise ha rappresentato un segnale incoraggiante: pubblicato originariamente nel 2021, è approdato su Switch 2 nel maggio 2026 con l’edizione Beyond the Dawn, comprendente gioco base ed espansione. Una conversione tardiva, certo, ma che porta con sé un’avventura completa e una produzione dall’impatto tecnico considerevole. È un precedente che alimenta la speranza di vedere Nintendo coinvolta più regolarmente anche nei progetti di punta della serie.
In questo contesto, Tales of Eternia Remastered assume un significato particolare. Pubblicato originariamente su PlayStation in Giappone nel 2000 e arrivato in Occidente nel 2001, il gioco è poi approdato su PSP, diventando parte di quella stagione in cui il marchio Tales of seppe trovare spazio anche nel mercato portatile. Nintendo DS e PSP hanno ospitato diversi episodi e spin-off della serie, contribuendo a consolidarne la presenza al di fuori delle console domestiche tradizionali; il ritorno di Eternia permette ora di recuperare un capitolo storico senza dipendere dall’hardware originale o dalla vecchia conversione portatile. È anche un segnale della direzione intrapresa dal progetto di rimasterizzazione: dopo aver riportato in circolazione diversi episodi più recenti, Bandai Namco comincia a guardare con maggiore attenzione a un patrimonio che, per molti appassionati, rischiava di rimanere legato a piattaforme ormai superate. Non una rivoluzione, dunque, ma un’operazione di preservazione che può diventare particolarmente preziosa se proseguirà con altri capitoli difficili da reperire.









