Switch 2: The Legend of Heroes: Trails beyond the Horizon: la recensione

La profetizzata fine del continente di Zemuria è vicina, e anche il lancio della prima incursione dell'umanità nello spazio...

Per lungo tempo Nihon Falcom è stata percepita come uno degli ultimi baluardi del JRPG legato a doppia mandata all’ecosistema PlayStation, soprattutto in patria, dove le sue produzioni hanno costruito una base di appassionati fedele e storicamente radicata. Il progressivo ridimensionamento del peso commerciale del brand Sony sul territorio giapponese ha però imposto allo studio di Tokyo una riflessione strategica profonda, culminata in una svolta che oggi appare tutt’altro che transitoria. L’era Nintendo Switch ha rappresentato per Falcom non solo un porto sicuro, ma un vero rilancio, grazie a una base installata enorme e a un pubblico sorprendentemente ricettivo verso esperienze JRPG complesse, longeve e fortemente narrative. Con Switch 2 questo rapporto si consolida ulteriormente: Trails beyond the Horizon non è un semplice approdo tardivo, ma il simbolo di un nuovo equilibrio, in cui Falcom diventa uno dei pilastri del supporto nipponico alla piattaforma Nintendo, confermando come l’ibrido di Kyoto sia ormai il terreno più fertile per la sopravvivenza e l’evoluzione del JRPG tradizionale. Con l’arrivo di Nintendo Switch 2, Nihon Falcom ha scelto di compiere un passo ulteriore, abbandonando definitivamente l’idea di un supporto “di rincorsa” per abbracciare una strategia di pieno coinvolgimento fin dalle prime fasi del ciclo vitale della console. Trails beyond the Horizon rientra infatti in quella nuova ondata di produzioni sviluppate internamente con l’hardware Nintendo come piattaforma di riferimento, e non più come semplice destinazione finale di porting tardivi. Una scelta che si riflette sia nella tempistica di pubblicazione — spesso in contemporanea con le altre versioni, se non addirittura in anteprima — sia in un’attenzione tecnica più mirata, volta a sfruttare in modo coerente le specificità della macchina. In questo senso Switch 2 diventa per Falcom non solo un obiettivo commerciale, ma un vero banco di prova creativo, simbolo di un rapporto sempre più stretto tra lo studio e l’ecosistema Nintendo, oggi centrale nella strategia delle terze parti giapponesi.

La produzione di Nihon Falcom si regge storicamente su due pilastri ben distinti ma complementari, che nel corso dei decenni hanno definito l’identità dello studio: Ys e The Legend of Heroes. Da un lato la serie di Ys rappresenta l’anima più immediata e action-oriented del team, con avventure dal ritmo sostenuto, sistemi di combattimento in tempo reale e una narrazione più snella, spesso pensata per essere fruita anche senza una conoscenza enciclopedica dei capitoli precedenti. Dall’altro, The Legend of Heroes — e in particolare il sottociclo di Trails — incarna la vocazione opposta: un JRPG profondamente narrativo, stratificato, costruito su archi narrativi di lungo corso, world building maniacale e una continuità interna che attraversa generazioni di giochi. È proprio questa doppia anima a rendere Falcom un caso unico nel panorama giapponese, ma anche a rendere l’accesso alla saga di Trails più complesso per i nuovi giocatori, chiamati spesso a orientarsi in una cronologia fitta di rimandi, personaggi ricorrenti e sviluppi politici che trovano pieno senso solo sul lungo periodo.

Con Trails beyond the Horizon, Nihon Falcom sceglie un titolo programmatico, che non allude soltanto a una nuova avventura, ma a un vero punto di svolta per l’intera saga. Sul piano narrativo, il gioco si colloca in una fase cruciale della cronologia di The Legend of Heroes, raccogliendo e facendo convergere fili narrativi rimasti in sospeso nei precedenti archi — da Liberl a Crossbell, fino agli eventi più recenti — per spingersi consapevolmente “oltre l’orizzonte” conosciuto. Il racconto amplia ulteriormente il respiro geopolitico della serie, introducendo nuove regioni, nuovi equilibri di potere e una rinnovata centralità dei conflitti ideologici e tecnologici che attraversano il continente di Zemuria. Pur mantenendo la proverbiale densità di dialoghi, personaggi e sottotrame, Beyond the Horizon cerca un punto di equilibrio più accogliente, offrendo un’introduzione narrativa più strutturata e un ritmo iniziale meno ostico, pensato per fungere da porta d’accesso anche per chi si affaccia ora alla saga. È una scelta ambiziosa: restare fedele a una mitologia costruita in oltre vent’anni di storie, ma al tempo stesso rilanciare il racconto come una nuova “soglia”, da cui osservare l’universo di Trails con uno sguardo finalmente proiettato verso il futuro.

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