Giocare a The Rogue Prince of Persia su Switch 2 è come infilarsi in un flusso continuo di salti, scatti e parate che non ti lascia mai davvero respirare, ma in senso buono! Il Principe torna in un’avventura nuova di zecca, piena di adrenalina e soprattutto piena di parkour.

La trama, detta senza troppi giri di parole, è semplice ma funzionale. Il Principe è scampato alla morte grazie a una magia, ma il prezzo di questo “miracolo” è stato altissimo: il suo errore ha messo in pericolo il suo popolo, e ora la Persia è sotto assedio da parte degli Unni. Lui, ovviamente, deve rimediare. E per farlo è intrappolato in un ciclo continuo di morte e rinascita, un loop che gli permette di riprovare, correggere, migliorare, e tentare ancora una volta di cambiare il destino del regno. Non è una storia che punta a sconvolgerti con colpi di scena, ma non è nemmeno un pretesto buttato lì: dà un peso emotivo al gameplay, trasforma ogni run in un tentativo di riscatto, quasi un atto di responsabilità. Ed è proprio qui che entra in gioco la struttura roguelite, il cuore pulsante dell’esperienza. Ogni volta che inevitabilmente moriremo, e succederà, spesso, torneremo al campo base. Perderemo qualcosa, certo, ma non tutto. Porteremo con noi nuove conoscenze, nuove armi sbloccate, nuove possibilità. È un sistema che funziona perché non ti punisce, ti stimola. Ti fa venire voglia di riprovare.

Parliamo quindi del gameplay. In The Rogue Prince of Persia ci si muove con una fluidità che raramente si vede in un roguelite: corse sui muri, salti millimetrici, scivolate, rimbalzi, tutto si incastra in un ritmo che diventa quasi musicale. E mentre ti destreggi tra acrobazie e trappole, arrivano i combattimenti, veloci e reattivi. Non è un gioco da button mashing. Bisogna osservare, capire il pattern dei nemici, sfruttare l’ambiente, trasformare ogni scontro in una piccola coreografia fatta di colpi, schivate e contrattacchi.

Ed è proprio in questa attenzione al movimento, al tempismo, alla precisione, che si sente l’eredità dei primissimi Prince of Persia. Non tanto nel gameplay, che qui è molto più moderno e dinamico, quanto nella sensazione di precarietà. Nei vecchi giochi bastava un passo sbagliato per finire infilzati da una trappola; qui basta un tempismo sbagliato per mandare all’aria una run che sembrava perfetta.

Avremo a disposizione una buona varietà di armi durante le nostre run. Ognuna ha una personalità precisa: alcune sono rapide e leggere, altre più lente ma devastanti, altre ancora ci permetteranno di controllare il campo in modi creativi. E man mano che si sbloccano nuove abilità, le run diventano sempre più dinamiche.

Anche l’estetica merita una menzione. Pur essendo completamente diversa dai primi Prince of Persia, richiama quel passato in modo sottile. I giochi originali erano minimalisti, quasi teatrali; The Rogue Prince of Persia invece è un’esplosione di colori, con uno stile grafico che ricorda l’animazione moderna, fluida e stilizzata.

Su Switch 2 il gioco gira davvero bene. La console ha abbastanza potenza per mantenere la fluidità necessaria, e qui la fluidità è tutto, e in portatile è quasi perfetto. È uno di quei titoli che ti porti dietro ovunque, perché funziona benissimo anche in sessioni brevi. Le versioni Nintendo sono state chiaramente ottimizzate per questo tipo di fruizione: caricamenti rapidi, controlli reattivi, nessun compromesso evidente.
La recensione
Dopo qualche ora con The Rogue Prince of Persia su Switch 2, la sensazione è quella di un gioco che fila via rapido, fluido. Prende il meglio dei roguelite moderni e lo mescola con quell’identità inconfondibile del Principe, creando un’esperienza che ti scivola tra le dita con una naturalezza. È uno di quei titoli che funzionano benissimo sia per una run al volo, sia per quelle serate in cui ti ritrovi a giocare molto più a lungo del previsto. Solido, divertente, stiloso e perfetto da portare in giro: su Switch 2 sembra proprio essere nel suo habitat naturale.








