Dynasty Warriors: Origins riafferma con decisione il cuore del genere Musou, riportando al centro dell’esperienza il celebre combattimento “1 vs 1.000”, fatto di orde nemiche numerose, arene brulicanti di soldati e un ritmo costantemente sopra le righe. Il feeling è immediato e spettacolare: combo fluide, attacchi ad area, parate ben temporizzate e schivate rapide si concatenano senza soluzione di continuità, culminando nelle immancabili mosse Musou, capaci di ribaltare l’inerzia dello scontro con un’esplosione di potenza e impatto visivo. Rispetto al passato, però, Origins introduce una componente tattica più marcata, che invita il giocatore a non limitarsi al semplice button mashing. La gestione delle armi riveste un ruolo centrale: il protagonista può impugnare diversi tipi di equipaggiamento, ciascuno caratterizzato da un set di mosse distinto, ritmi differenti e abilità specifiche da sbloccare con l’esperienza. A questo si aggiungono skill attive e passive che influenzano l’approccio al combattimento, oltre a decisioni strategiche sul campo di battaglia, come il supporto agli alleati o la priorità sugli obiettivi chiave. Ne emerge un Musou più ragionato, che conserva tutta la sua esuberanza classica ma la arricchisce con un livello di profondità superiore, rendendo l’azione più varia e gratificante nel lungo periodo.

La versione Nintendo Switch 2 di Dynasty Warriors: Origins è in uscita il 22 gennaio 2026, in contemporanea con il DLC principale, a testimonianza della volontà di Koei Tecmo di garantire piena parità di contenuti rispetto alle altre piattaforme. Dal punto di vista tecnico, il team ha optato per una scelta chiara e coerente con la filosofia della serie: il gioco gira a 30 frame al secondo stabili, sacrificando deliberatamente un target più elevato di fluidità per preservare l’elemento cardine dell’esperienza Musou, ovvero l’elevatissima densità di nemici su schermo. Piuttosto che ridurre drasticamente il numero di unità o semplificare l’intelligenza artificiale, gli sviluppatori hanno preferito mantenere l’impatto visivo e il senso di scala delle battaglie, accettando un compromesso prestazionale che risulta generalmente solido e costante. Esiste poi anche la possibilità di sbloccare il frame rate, alzandolo ma rendendolo al contempo meno stabile: una scelta che suggeriamo di provare in modalità portatile dove, forse per l’implementazione della tecnologia VRR, l’esperienza resta in ogni caso sufficientemente fluida da risultare apprezzabile. Nel complesso, la resa visiva rimane pulita, anche se la risoluzione non ci sembra essere al massimo dell’espressione possibile sull’hardware di riferimento – apparendo leggermente più tenue rispetto alla controparte per Xbox Series S, con mappe ampie e leggibili anche nelle fasi più concitate, mentre il comparto tecnico beneficia di un supporto linguistico completo per i testi (italiano incluso) e del doppio doppiaggio giapponese e inglese. Questi gli elementi centrali, necessari e sufficienti per restituire su Switch 2 un’esperienza Musou autentica e senza eccessivi compromessi.

La recensione
Con Dynasty Warriors: Origins, Koei Tecmo firma un ritorno convincente alle fondamenta del genere Musou, mettendo da parte gli eccessi sperimentali del passato recente per concentrarsi su spettacolo, ritmo e leggibilità dell’azione. La versione Nintendo Switch 2, pur ancorata a un frame rate di 30 fps, riesce a preservare l’identità della serie grazie a battaglie dense, scenografiche e coerenti con la tradizione “1 contro 1.000”. Non è un capitolo rivoluzionario, ma un rilancio solido e consapevole, capace di restituire dignità a un brand storico e di dimostrare come anche su hardware ibrido sia possibile vivere un’esperienza Musou completa, appagante e tecnicamente rispettosa della visione originale, arricchita da un approccio narrativo e scenico più moderno e cinematografico che in passato.








