Il marchio Animal Crossing è uno di quei casi emblematici in cui Nintendo è riuscita a costruire, nel tempo, un’identità forte e riconoscibile senza mai snaturarla. Nato su GameCube nei primi anni Duemila come esperimento atipico, lontano dalle logiche arcade e competitive che dominavano il mercato, il brand ha saputo crescere episodio dopo episodio, ampliando il proprio pubblico e affinando una formula basata su rilassatezza, personalizzazione e rapporto empatico con il mondo di gioco. Il vero punto di svolta, però, è arrivato con Animal Crossing: New Horizons su Nintendo Switch, che ha rappresentato non solo l’apice creativo della serie, ma anche il suo definitivo ingresso nel mainstream. Complice una console di enorme successo e, soprattutto, il contesto storico del periodo pandemico, il gioco è diventato rapidamente un fenomeno culturale oltre che commerciale, trasformandosi in uno dei titoli più venduti nella storia dell’industria videoludica. Durante il COVID, New Horizons è stato per molti una valvola di sfogo, uno spazio sociale alternativo e una routine rassicurante, capace di parlare a giocatori di ogni età e provenienza. Un successo che ha consolidato Animal Crossing come uno dei brand più forti e longevi dell’ecosistema Nintendo, rendendo inevitabile una sua presenza anche all’alba della nuova generazione rappresentata da Nintendo Switch 2.
Alla base del successo di Animal Crossing: New Horizons c’è una formula che, pur rispettando la tradizione della serie, ha introdotto numerose novità capaci di rinfrescarla in modo significativo. Per la prima volta il giocatore viene catapultato su un’isola deserta, da trasformare gradualmente in una comunità viva e pulsante, partendo praticamente da zero. Il crafting diventa uno degli elementi centrali dell’esperienza, permettendo di costruire strumenti, arredi e infrastrutture, mentre la personalizzazione dell’ambiente raggiunge livelli mai visti prima grazie alla possibilità di modificare il territorio, posizionare edifici con maggiore libertà e intervenire direttamente sulla morfologia dell’isola. Il ritmo rimane quello tipicamente “real time”, scandito dal calendario reale e dagli eventi stagionali, ma viene affiancato da una progressione più strutturata e gratificante. Il comparto social, già importante nei capitoli precedenti, trova nuova linfa grazie alla condivisione online, allo scambio di design personalizzati e alle visite alle isole di altri giocatori. New Horizons ha quindi rappresentato una sintesi efficace tra tradizione e innovazione, rendendo la serie più accessibile senza perdere quella filosofia contemplativa che da sempre ne costituisce il cuore.

Nonostante le novità introdotte, il loop di gioco di Animal Crossing: New Horizons rimane sostanzialmente invariato, ed è giusto sottolinearlo: questa edizione per Switch 2 non nasce per reinventare la formula, ma per rifinirla. Le giornate continuano a essere scandite da attività quotidiane come pesca, cattura di insetti, raccolta di risorse, gestione dei rapporti con i vicini e progressiva espansione dell’isola. È un’esperienza che vive di routine, piccoli obiettivi e gratificazioni diluite nel tempo, senza pressioni né vere sconfitte. L’upgrade a pagamento, proposto a un prezzo contenuto di circa 5 euro, va quindi letto come un antipasto, un ponte ideale tra l’episodio che ha segnato un’epoca e una possibile nuova incarnazione del brand sulla nuova generazione Nintendo. Chi sperava in un cambiamento radicale potrebbe restare deluso, ma la scelta di mantenere intatto il cuore dell’esperienza appare coerente con la filosofia della serie, che da sempre punta sulla familiarità e sulla continuità emotiva più che sulla rottura.















Sto rigiocando ad AC su Switch1 in seguito all’upgrade gratuito e devo dire che mi sta dando ancora qualche soddisfazione…..