Switch 2: Final Fantasy VII Remake Intergrade: la recensione

Il premiato FINAL FANTASY VII REMAKE INTERGRADE torna a narrare la storia originale fino alla fuga da Midgar, con una grafica mozzafiato, un gameplay frenetico e dei nuovi elementi narrativi.

Per comprendere l’importanza culturale di Final Fantasy VII Remake nel panorama contemporaneo, bisogna fare un salto indietro negli anni Novanta, in un’epoca in cui l’industria videoludica era segnata da due colossi contrapposti. Final Fantasy VII nacque nel 1997 come esclusiva per la PlayStation di Sony, segnando una svolta epocale non solo per la saga, ma per l’intero medium. Fino a quel momento, Nintendo era stata la piattaforma naturale per Final Fantasy, con titoli storici distribuiti su NES e SNES, ma la scelta di portare il settimo capitolo su PlayStation non fu casuale: Sony offriva un supporto CD-ROM superiore alle cartucce Nintendo, maggiore spazio per filmati e una potenza tecnica ben oltre gli standard dell’epoca. Quel passaggio fu una scossa per l’ecosistema dei videogiochi, spingendo terze parti ad abbracciare con maggior fiducia l’hardware Sony, incentivando così un rinnovamento tecnologico dei supporti fisici e delle modalità narrative nei JRPG. Il risultato fu doppio: da un lato, un’enorme spinta commerciale per Sony e la PlayStation, con Final Fantasy VII che contribuì a consolidarne il dominio sull’hardware 32-bit; dall’altro, una fase di crisi commerciale per Nintendo, che dovette ripensare la propria strategia hardware e software nei cicli successivi della sua storia. La PlayStation divenne così la casa privilegiata per molte produzioni Square, e i fan associarono per anni l’esperienza FFVII alla console Sony, facendo della saga un simbolo della potenza narrativa e tecnica dei JRPG moderni. Questo contesto storico non è semplice retorica: è il fondamento di un’identità che ha reso Final Fantasy – e in particolare il settimo capitolo – uno dei simboli più forti della cultura videoludica globale, con un impatto che ha plasmato generazioni di giocatori e creatori di contenuti.

Quando Square Enix annunciò Final Fantasy VII Remake nel 2015, l’obiettivo non era semplicemente riproporre una versione aggiornata del classico del 1997, ma riplasmarne l’essenza per un pubblico contemporaneo. Il progetto – ambizioso sin dal concept – era quello di riscrivere e ampliare l’esperienza narrativa originale in più capitoli, anziché limitarsi a un semplice lifting grafico. Il risultato fu un titolo di enorme portata, sviluppato con un motore moderno (Unreal Engine 4) e pensato per bilanciare l’azione in tempo reale con profonde meccaniche di ruolo, un equilibrio che si distaccava dal combattimento a turni del passato per abbracciare un sistema ibrido più dinamico e spettacolare. La serie di remake venne così articolata in tre titoli principali, ciascuno ampio come un gioco completo e finalizzato a esplorare a fondo personaggi, mondi e tematiche – non solo narrando, ma rinnovando l’interpretazione di eventi iconici. Questa scelta non fu puramente estetica: Remake porta con sé sequenze quasi cinematografiche, dirette con un taglio registico che porta il giocatore dentro la città di Midgar con una presenza scenica prima impensabile nei JRPG tradizionali. Le cutscene si alternano a momenti esplorativi e combattimenti coreografati, con camera dinamiche, recitazione vocale e un uso evocativo della colonna sonora classica remixata, creando quell’effetto “film interattivo” che ha attirato l’attenzione non solo dei fan storici, ma anche dei giocatori più attenti alla narrativa contemporanea. Il tutto ha permesso a Final Fantasy VII Remake di superare le aspettative: non più un semplice omaggio nostalgico, ma una ricreazione profonda del mito originale, capace di fondere ricordi e modernità in un’esperienza che dialoga con i canoni del cinema, offrendo ampiezza, dettagli emotivi e una qualità tecnica di riferimento nei JRPG moderni

L’annuncio che Final Fantasy VII Remake Intergrade – l’edizione ampliata e migliorata di Remakearriva ora su Nintendo Switch 2 facendo del 22 gennaio 2026 un momento storico dal forte valore simbolico. Dopo anni di esclusività PlayStation (prima PS4, poi PS5 e PC), la saga si apre finalmente a un pubblico più vasto, segnando una vera e propria conversione multipiattaforma che include la console ibrida Nintendo e i sistemi Xbox Series X/S. In un certo senso, questo movimento richiama un cerchio quasi completo nella storia delle console: un titolo che originariamente abbandonò Nintendo per abbracciare Sony torna su hardware di Kyoto, grazie all’enorme successo commerciale di Switch e al rinnovato interesse delle terze parti. La piattaforma Nintendo originaria, che negli anni Novanta non supportò il progetto originale a causa dei limiti tecnici delle cartucce, ora accoglie con piena fiducia una delle produzioni più iconiche e tecnicamente impegnative del panorama contemporaneo. L’arrivo su Switch 2 non è solo una questione di marketing: è un messaggio chiaro da parte di Square Enix sulle ambizioni di portare contenuti AAA di alto profilo su un ecosistema che, grazie alle vendite massicce e all’affidabilità di Switch, è diventato terreno fertile anche per le produzioni più esigenti. Questo passo è tanto più rilevante considerando che il successo dell’originale e la risposta dei fan hanno spinto anche Final Fantasy VII Rebirth e il capitolo conclusivo della trilogia verso lo stesso destino multipiattaforma, con Nintendo Switch 2 pronta non solo ad accogliere il remake di Midgar ma a diventare un punto di riferimento per l’intera saga remake. In tal senso, l’approdo di FFVII Remake su Switch 2 non è un semplice port: è un simbolo di fiducia e maturità commerciale che chiude idealmente un ciclo iniziato oltre venticinque anni fa, aprendo la strada a un futuro condiviso tra Nintendo, Square Enix e milioni di fan affamati di epiche avventure JRPG.

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