XboX Series S: Carmageddon Rogue Shift: la recensione

Allaccciate le cinture, Carmageddon è tornato più cattivo che mai!

THE OUTER WORLD – Benvenuti a un nuovo appuntamento dedicato alla nostra rubrica intitolata “The Outer World”, una finestra nuova per Switchitalia, con vista sui mondi videoludici che si espandono fuori dalle consuete e familiari mura dell’universo Nintendo. Se volete più dettagli sulla nostra iniziativa, vi rimandiamo all’articolo introduttivo con cui ve la presentiamo, sospinti dalla curiosità esplorativa tipica degli amanti dei videogiochi. Oggi ci mettiamo al volante belli cattivi, non si accettano strombazzate al semaforo, celebriamo il ritorno di Carmageddon!

Scrivere oggi una recensione di Carmageddon: Rogue Shift significa inevitabilmente partire da un peso storico non indifferente. Il primo Carmageddon, uscito alla fine degli anni Novanta, non fu soltanto un videogioco: fu un vero e proprio caso mediatico, uno di quelli in grado di scatenare opinionisti pronti a puntare il dito sul videogioco come male del mondo. Simbolo di un’epoca in cui il videogioco stava ancora cercando una legittimazione culturale, ammesso che oggi le cose vadano realmente meglio. L’idea di trasformare i pedoni in bersagli, premiando il giocatore per averli investiti, fu percepita come una provocazione estrema, tanto che in alcuni paesi si arrivò a versioni censurate con sangue verde o con gli esseri umani sostituiti da zombie e robot pur di ridurre l’impatto polemico. Erano lontani i tempi in cui GTA avrebbe sdoganato tale violenza. Quel Carmageddon era anarchico, scorretto, deliberatamente sopra le righe, e proprio per questo rimase impresso nella memoria collettiva. Riprendere oggi quel brand, in un contesto storico e culturale quale quello odierno, in cui l’attenzione verso temi sensibili è infinitamente più alta e in cui ogni eccesso viene passato al microscopio (pure troppo a essere onesti), è una sfida tutt’altro che banale. Cerchiamo dunque di capire se e come un’idea così estrema possa essere reinterpretata senza perdere la propria identità. La responsabilità di questo rilancio è finita sulle spalle di 34BigThings, uno studio che negli anni ha dimostrato di saper lavorare su produzioni ambiziose senza rinunciare a una certa personalità autoriale. Parliamo di un tentativo consapevole di prendere ciò che Carmageddon rappresentava e tradurlo in un linguaggio contemporaneo. La scelta stessa di sottotitolare il gioco “Rogue Shift” è indicativa: non siamo di fronte a un semplice seguito o a un remake, bensì a una reinterpretazione che sposta il focus dal puro shock value a una struttura ludica più moderna e stratificata. Lo studio ha chiaramente capito che, oggi, il modo migliore per rendere giustizia a Carmageddon non è replicarne pedissequamente le provocazioni, ma inserirle in un sistema di gioco che abbia una profondità e una rigiocabilità in linea con gli standard attuali. Il risultato è un titolo che, fin dai primi minuti, mette in chiaro la propria identità. L’ambientazione post-apocalittica, con città ridotte a campi di battaglia notturni e orde di non-morti che invadono le strade, rappresenta una soluzione intelligente a una parte delle criticità storiche del brand. Gli zombie sostituiscono i pedoni umani, mantenendo intatta la brutalità visiva e concettuale dell’azione, ma filtrandola attraverso un immaginario ormai consolidato e accettato. Scelta pragmatica, che permette al gioco di essere esplicito senza risultare gratuitamente offensivo. Anzi, il contesto narrativo riesce a dare un minimo di senso a questo caos motoristico, inserendolo in un mondo disperato in cui la corsa non è solo competizione, ma sopravvivenza.

Dal punto di vista del gameplay, Carmageddon: Rogue Shift sorprende per la sua capacità di mescolare generi apparentemente distanti. La base è quella di un racing arcade estremamente frenetico, in cui l’obiettivo non è (solo) arrivare primi quanto distruggere, sopravvivere e accumulare risorse. A questa struttura si innesta però una componente roguelite molto marcata, sottolineata già dal titolo, che cambia radicalmente l’approccio al gioco. Ogni partita è una run a sé stante, con eventi che si susseguono, biforcazioni, scelte da compiere e un senso di progressione che non si esaurisce con la singola gara. Si perde, si ricomincia, ma qualcosa resta sempre: nuove opzioni, veicoli, armi, scudi e quant’altro. È un loop che funziona, perché spinge il giocatore a migliorarsi non solo in termini di abilità alla guida, ma anche nella comprensione delle sinergie tra armi, perk e caratteristiche del mezzo. Ogni macchina ha un peso, una maneggevolezza e una risposta diverse, e questo si riflette in modo evidente sullo stile di guida. Ci sono mezzi più pesanti, veri e propri carri armati su ruote, che puntano tutto sulla resistenza e sull’impatto frontale, e altri più leggeri e nervosi, pensati per chi ama infilarsi negli spazi stretti e colpire per poi scappare. A questi si aggiunge un sistema di miglioramenti che permette di personalizzare profondamente il proprio approccio: più difesa per resistere agli scontri prolungati, più potenza offensiva per falciare orde di zombie e avversari, armi di vario tipo che vanno dalle più immediate alle più strategiche, senza dimenticare le skill e i perk che, combinati tra loro, possono trasformare un veicolo mediocre in una macchina di distruzione assoluta. La sensazione di crescita è costante e gratificante, soprattutto quando, dopo diverse run, ci si rende conto di quanto il proprio arsenale sia diventato più efficace rispetto agli inizi. Durante la gara abbiamo la possibilità di sbloccare un propulsore che ci consente, oltre che ovviamente di accelerare, di arrivare violentemente alle spale dei nemici per distruggerli, avremo la possibilità di dare sportellate che, con il giusto tempismo, manderanno i nemici per i campi e molto altro.

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Le partite, nel loro svolgimento, sono un concentrato di adrenalina. Il ritmo è alto, quasi soffocante, e non lascia molto spazio alla distrazione. In questo senso, sembra di avere un ibrido difficilmente immaginabile tra un Mario Kart un Twisted Metal e un Wreckfest. Un grandioso mix tra frenesia arcade e cattiveria allo stato puro. Il tutto filtrato da un’estetica e da una struttura che lo rendono qualcosa di diverso, più vicino a un’arena dinamica che a una pista tradizionale. Gli zombie aggiungono una variabile imprevedibile, perché non sono semplici elementi scenografici pronti a farsi triturare, ma una presenza costante che costringe il giocatore a tenere gli occhi ovunque, a valutare se conviene rischiare per un bonus o tirare dritto per evitare di essere sopraffatti. Il tutto contando che alcuni di loro sono in grado di esplodere al contatto o di rilasciare dei minus che ci impediranno la visuale. Volendo essere onesti fino in fondo, qualche difetto emerge già dopo le prime run. La guidabilità di alcuni veicoli, pur inserendosi in un contesto dichiaratamente arcade, risulta a tratti frustrante. Sottosterzo e sovrasterzo sembrano talvolta manifestarsi in modo poco coerente, dando l’impressione che il controllo non sia sempre completamente nelle mani del giocatore. Ci sono momenti in cui una curva presa male porta a una perdita di controllo difficile da prevedere, soprattutto con alcuni mezzi più estremi. È un limite che può infastidire chi cerca una risposta sempre precisa ai comandi, ma che, paradossalmente, contribuisce anche a quel senso di caos e imprevedibilità che fa parte del DNA del gioco. Il comparto grafico merita un discorso a parte, perché rappresenta una delle dichiarazioni d’intenti più forti di Carmageddon: Rogue Shift. Lo stile visivo è volutamente acido, sporco, grezzo, con un’estetica che richiama il punk e il post-apocalittico di Mad Max. Il tratto del disegno talvolta quasi fumettistico, l’impatto visivo immediato e riconoscibile, capace di rendere ogni gara un’esperienza anche per gli occhi. Anche le animazioni e gli effetti delle armi contribuiscono a questa sensazione di eccesso controllato, senza mai scadere nella confusione totale.

Alla fine dei conti, Carmageddon: Rogue Shift è un gioco che riesce nell’impresa non scontata di rispettare il passato senza esserne prigioniero, dandogli nuova linfa e una ragion d’essere attuale e moderna. Prende lo spirito provocatorio del primo Carmageddon e lo rielabora in una forma più matura, più consapevole, senza rinunciare al divertimento puro. I suoi punti di forza sono evidenti: un gameplay frenetico e appagante, una struttura roguelite che incentiva la rigiocabilità, una varietà di veicoli e potenziamenti che mantiene alto l’interesse nel lungo periodo e un comparto artistico forte, identitario, difficile da confondere con quello di altri titoli. I difetti ci sono, soprattutto sul fronte della guidabilità, e non vanno ignorati, ma non sono tali da compromettere l’esperienza complessiva.

La recensione

7.5 Il voto

Siamo di fronte a un rilancio riuscito, che dimostra come anche un brand controverso e dalle dinamiche un pò datate possa trovare nuova vita se affidato a uno studio disposto a rischiare e a reinterpretare, invece di limitarsi a replicare il passato. Carmageddon: Rogue Shift non è solo un omaggio nostalgico, ma un gioco che, con tutti i suoi eccessi, riesce ancora a divertire e a lasciare il segno.

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