Xbox Series S: Wuchang Fallen Feathers: la recensione

Dagli ultimi momenti della dinastia Ming, arriva un soulslike a metà tra folklore cinese e mitologia orientale.

THE OUTER WORLD – Benvenuti a un nuovo appuntamento dedicato alla nostra rubrica intitolata “The Outer World”, una finestra nuova per Switchitalia, con vista sui mondi videoludici che si espandono fuori dalle consuete e familiari mura dell’universo Nintendo. Se volete più dettagli sulla nostra iniziativa, vi rimandiamo all’articolo introduttivo con cui ve la presentiamo, sospinti dalla curiosità esplorativa tipica degli amanti dei videogiochi. Oggi andiamo a vivere un’avventura soulslike nel bel mezzo dell’antico folklore cinese.

Wuchang: Fallen Feathers devo ammettere che è uno di quei titoli che è stato in grado di ammaliarmi con la sua ambientazione ancora prima di entrare nel merito del gioco. Complice un certo mio debole per le atmosfere orientali, l’opera del team cinese Lenzee Games da questo punto di vista fa centro sin dalle prime battute. Entrare nel mondo di Wuchang: Fallen Feathers significa attraversare una soglia carica di suggestione, dove la storia cinese e il mito si fondono in un racconto unico. L’atmosfera è densa, quasi opprimente, cattura l’attenzione attraverso ambientazioni sospese tra il reale e l’allucinato. Le terre di Shu, ispirate a una Cina tardo-imperiale prossima al collasso, diventano il palcoscenico di un’epoca in cui carestie, malattie e disordine sociale hanno già spezzato ogni equilibrio. Su questo sfondo prende forma un immaginario che rielabora riferimenti storici legati alla fine della dinastia Ming, mescolandoli con elementi di folklore, spiritualità taoista e credenze popolari legate alla trasformazione del corpo e dell’anima. La direzione artistica privilegia rovine, templi corrosi dal tempo, villaggi spopolati e paesaggi naturali contaminati da una presenza innaturale. Siamo definitivamente nel mondo dei soulslike, una scelta che colloca Wuchang: Fallen Feathers all’interno di un filone ormai consolidato e altamente competitivo, composto non sempre da titoli memorabili onestamente. Le influenze sono riconoscibili e spaziano dai classici firmati FromSoftware fino a esperienze più recenti che hanno provato a declinare la formula in chiavi culturali differenti. Ciò che distingue il progetto di Leenzee Games è la volontà di reinterpretare questi meccanismi attraverso una sensibilità profondamente radicata nella cultura cinese, sia dal punto di vista estetico che tematico. La struttura dell’esperienza ruota attorno a esplorazione metodica, combattimenti punitivi e progressione basata sull’apprendimento, elementi che dialogano costantemente con un sistema di rischio che invita il giocatore a prendere decisioni ponderate. L’identità del gioco emerge soprattutto nel modo in cui integra la narrativa all’interno delle meccaniche, evitando separazioni nette tra racconto e gameplay.

La storia segue le vicende di Bai Wuchang, una guerriera colpita da una misteriosa malattia conosciuta come Ornitropia. Questa maledizione provoca una lenta metamorfosi fisica, accompagnata dalla perdita di ricordi e da una crescente instabilità interiore. La metamorfosi di cui sopra consiste, perlomeno in una prima fase, nella crescita sul corpo di una sorta di piumaggio, le piume di cui appunto nel titolo del gioco. Il tema della trasformazione richiama numerosi miti e leggende cinesi legate alla punizione divina, alla rottura dell’armonia cosmica e alla corruzione dello spirito. La condizione della protagonista diventa così una metafora della decadenza che ha colpito l’intero mondo di gioco, creando un parallelismo costante tra destino individuale e collasso collettivo. La narrazione si sviluppa in modo frammentato, affidandosi a dialoghi enigmatici, descrizioni ambientali e oggetti carichi di significato simbolico. Il tutto obiettivamente risulta un pochino indigesto per noi occidentali, non tropo avvezzi ad una tale mitologia, ancor di più alla luce del fatto che appunto non sia espressa in modo lineare o sempre ben leggibile. Il sistema di combattimento rappresenta uno degli aspetti più riusciti dell’esperienza. Gli scontri si basano su tempismo, posizionamento e gestione delle risorse, con un’attenzione particolare al ritmo dell’azione. Il pattern è quello classico che consta di attacco leggero, pesante, schivata e mosse speciali. Ogni arma offre un set di movimenti distinto, incoraggiando stili di gioco differenti e una sperimentazione costante. Il titolo introduce una meccanica legata alla corruzione che si accumula man mano che la protagonista sfrutta il potere derivante dalla maledizione. Questo sistema influisce direttamente sulle capacità offensive e difensive, creando una tensione continua tra potenziamento immediato e conseguenze a lungo termine. Il giocatore si trova spesso a valutare quanto spingersi oltre, accettando un rischio crescente in cambio di maggiore efficacia in battaglia. I nemici secondari presentano pattern d’attacco ben definiti e richiedono attenzione e adattamento, mentre i boss costituiscono vere e proprie prove di resistenza e comprensione delle meccaniche. Ogni scontro importante risulta costruito attorno a una precisa identità visiva e narrativa, rafforzando il legame tra gameplay e lore. La varietà delle creature affrontate riflette l’ampiezza dell’immaginario di riferimento, attingendo a spiriti vendicativi, guerrieri corrotti e figure mitologiche reinterpretate in chiave oscura. L’esplorazione dei livelli premia l’osservazione e la memoria spaziale, con mappe interconnesse che nascondono scorciatoie e segreti utili a chi dedica tempo a studiarle con attenzione. Tuttavia va evidenziato che, a fronte di tanta varietà nel bestiario che affronteremo, non sempre la curva di difficoltà è tarata in maniera sensata, mettendoci di fronte a nemici oltremodo ostici e a semplici sparring senza un apparente senso. Il tutto oltremodo complicato dal fatto che non sempre le hitbox paiono rispondere in maniera corretta, spingendoci a svariati trial and error piuttosto frustranti in quanto non direttamente dipendenti dalla nostra abilità.

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Dal punto di vista tecnico, la versione Xbox offre un’esperienza complessivamente solida, pur con qualche incertezza nelle situazioni più affollate o durante gli scontri più concitati. La direzione artistica riesce comunque a mascherare molte delle limitazioni, grazie a un uso sapiente di luci e ombre e a una palette cromatica coerente con il tono del racconto. Gli ambienti risultano spesso suggestivi e memorabili, capaci di comunicare senso di abbandono e sacralità allo stesso tempo. Le animazioni dei personaggi principali trasmettono peso e intenzionalità, mentre alcune rigidità emergono nei nemici minori, soprattutto durante le transizioni tra le animazioni. Il comparto sonoro svolge un ruolo fondamentale nella costruzione dell’atmosfera. Le musiche utilizzano strumenti tradizionali rielaborati in chiave cupa, accompagnando l’esplorazione e gli scontri senza sovrastare l’azione. I momenti di silenzio risultano altrettanto evocativi, accentuando la tensione e il senso di isolamento che permeano l’intera esperienza. Gli effetti sonori contribuiscono a rendere ogni colpo e ogni impatto credibili, rafforzando il feedback durante il combattimento. In conclusione, Wuchang: Fallen Feathers si presenta come un progetto ambizioso e ricco di personalità, capace di distinguersi all’interno di un genere affollato grazie a una forte identità culturale e tematica. L’esperienza richiede pazienza, attenzione e disponibilità ad accettare una sfida impegnativa, ma ripaga con un mondo affascinante e una narrazione stratificata. Alcuni limiti tecnici e una curva di difficoltà talvolta severa emergono nel corso dell’avventura, senza però compromettere il valore complessivo dell’opera.

La recensione

7 Il voto

Wuchang: Fallen Feathers è un soulslike che punta tutto su atmosfera, identità culturale e coerenza tematica, offrendo un mondo affascinante e carico di simbolismi. Il sistema di combattimento profondo e la narrazione frammentata accompagnano un’esperienza impegnativa, pensata per chi ama esplorare e interpretare. Pur con qualche limite tecnico e una difficoltà esigente, il gioco riesce a lasciare il segno grazie alla sua visione. Un titolo che valorizza il genere senza snaturarlo, rivolgendosi a chi cerca sfide intense e immaginari fuori dall’ordinario.

Valutazione

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