Il rapporto tra Nintendo e le terze parti ha vissuto stagioni alterne, ma il successo planetario di Switch ha cambiato radicalmente la percezione del mercato. Con una base installata enorme e un pubblico ormai trasversale per età e gusti, la casa di Kyoto è tornata a essere una destinazione credibile anche per produzioni AAA contemporanee. Switch 2 consolida questa traiettoria con un approccio tecnologico differente rispetto alla concorrenza: meno potenza bruta, ma un’architettura Nvidia moderna, dotata di tensor core per il ray tracing e supporto al DLSS. È un equilibrio nuovo, più intelligente che muscolare, che punta sull’ottimizzazione e sulla qualità della ricostruzione dell’immagine per ridurre il carico computazionale. In questo contesto, Resident Evil Requiem non è soltanto un nuovo capitolo di una saga storica, ma un simbolo concreto di maturità tecnica e industriale: dimostra come Switch 2 possa accogliere progetti ambiziosi senza rinunciare alla propria identità hardware.
Se c’è un publisher che incarna meglio di altri le oscillazioni del rapporto con Nintendo, quello è Capcom. I più appassionati ricorderanno l’epoca dei “Fabulous Five” annunciati in pompa magna per GameCube, un’operazione che avrebbe dovuto segnare una nuova centralità della console di Kyoto nelle strategie della casa di Osaka. Tra quei titoli spiccavano proprio Resident Evil 0 e Resident Evil Remake, esclusive che contribuirono a definire l’identità adulta della macchina, mentre Resident Evil 4 — nato anch’esso come esclusiva — finì per approdare su PlayStation 2, dove trovò un successo commerciale ben superiore, segnando simbolicamente l’inizio di un progressivo raffreddamento dei rapporti. Oggi lo scenario appare profondamente diverso. Dopo il successo di Monster Hunter Rise su Switch e l’ottima conversione di Street Fighter 6 su Switch 2, Capcom sembra aver compreso quanto sia strategico presidiare l’ecosistema Nintendo con produzioni di primo piano. Resident Evil Requiem rappresenta l’emblema di questa rinnovata fiducia: non un semplice adattamento tardivo, ma un progetto che arriva in contemporanea e con ambizione tecnica dichiarata. È anche grazie a operazioni di questo tipo che l’offerta Switch 2 si amplia verso generi e target meno presidiati internamente da Nintendo, rafforzando un equilibrio finalmente maturo tra first e third party.

Per comprendere appieno la natura di Resident Evil Requiem è necessario osservare il percorso intrapreso dalla saga negli ultimi anni. Con Resident Evil 7: Biohazard, Capcom ha operato una rifondazione coraggiosa, abbandonando temporaneamente la terza persona per abbracciare una visuale in prima persona capace di restituire un senso di vulnerabilità e immersione radicalmente nuovi. L’introduzione di Ethan Winters ha segnato l’avvio di un arco narrativo inedito, più intimo e claustrofobico, che ha riportato il franchise verso atmosfere horror più pure dopo le derive action del passato. Resident Evil Village ha poi ampliato quell’impianto, reintroducendo una componente più dinamica e spettacolare senza rinunciare alla prospettiva in prima persona. Il risultato è stato un equilibrio moderno tra tensione, esplorazione e azione, capace di conquistare sia i veterani sia una nuova generazione di giocatori. Oggi, su Switch 2, questa fase della saga trova ulteriore valorizzazione: la disponibilità di Resident Evil 7 e Village accanto a Requiem, anche attraverso un Generation Pack dedicato alla console Nintendo, testimonia un’operazione strutturata e coerente. A rafforzare il legame commerciale contribuiscono inoltre un Controller Pro tematizzato e amiibo dedicati, segnali di una sinergia ormai evidente tra Capcom e Nintendo.












