Switch 2: Resident Evil Requiem: la recensione

Preparati a fuggire dalla morte in un'esperienza terrificante che non smetterà di farti tremare dalla paura.

Resident Evil Requiem costruisce la propria identità su una scelta strutturale precisa: due protagonisti, due prospettive, due modalità complementari di vivere l’orrore. Da un lato Grace, figura più fragile e vulnerabile, attraverso cui il gioco recupera una dimensione tesa e intimista; dall’altro Leon, volto iconico della saga, che incarna continuità storica e riconoscibilità immediata per gli appassionati di lunga data. Questa duplicità non è soltanto ludica, ma anche narrativa. Il racconto si muove su un doppio binario, intrecciando suggestioni nostalgiche e riferimenti al passato con un impianto più contemporaneo, pensato per risultare accessibile anche ai neofiti. Requiem parla a chi ha seguito la serie sin dagli anni Novanta, ma non si chiude in un esercizio autoreferenziale: al contrario, sfrutta la presenza di Leon per radicare l’esperienza nella tradizione, mentre attraverso Grace esplora nuovi territori emotivi e tematici. Il risultato è un impianto narrativo che cerca di conciliare memoria e rinnovamento, fedeltà e apertura, in piena coerenza con la fase attuale del franchise. Vero: il tono dell’avventura è sempre in bilico tra tensione ed esagerazione, ma onestamente anche in questo rivediamo i crismi narrativi tipici della serie, sin dalle sue origini (vi ricordate il filmato reale, recitato da attori veri, che apriva le danze del primissimo Resident Evil su SEGA Saturn e PlayStation?!) per cui…benvenuto al nuovo B-movie di Capcom!

Se la narrazione di Resident Evil Requiem si fonda su una duplicità strutturale, è nel sistema di gioco che questa scelta trova la sua espressione più concreta. Le sezioni dedicate a Grace rappresentano l’anima più fragile e tesa dell’esperienza: ambienti angusti, risorse limitate, nemici spesso soverchianti. Qui il ritmo rallenta deliberatamente, privilegiando lo stealth, l’osservazione e lo studio degli spazi. La possibilità di alternare prima e terza persona resta sempre disponibile, ma è evidente come la visuale in soggettiva amplifichi il senso di smarrimento e vulnerabilità, restituendo quella sensazione di oppressione che aveva reso memorabile la stagione inaugurata da Resident Evil 7. Con Leon, al contrario, la tensione accumulata trova uno sfogo più diretto. Il suo arsenale più generoso e la maggiore esperienza sul campo spingono verso un approccio dinamico, dove il combattimento assume un peso specifico superiore. In questo caso, la terza persona appare la scelta più naturale, valorizzando mobilità, lettura dello spazio e gestione degli scontri. Il risultato è una sintesi organica delle due anime che hanno definito il Resident Evil moderno: da un lato l’orrore puro, fatto di precarietà e silenzio; dall’altro l’azione controllata, spettacolare ma mai totalmente dominante. Il tutto senza dimenticare elementi cardine per gli appassionati storici, come l’esplorazione metodica degli ambienti e la gestione dell’inventario, che continuano a rappresentare il cuore identitario della serie.

Dal punto di vista tecnico, Resident Evil Requiem rappresenta uno dei banchi di prova più significativi per Switch 2. Capcom dimostra di aver compreso a fondo le potenzialità dell’architettura Nvidia, facendo leva sul DLSS per alleggerire il carico computazionale derivante da una risoluzione interna relativamente contenuta. La ricostruzione dell’immagine restituisce un quadro sorprendentemente nitido, sia in modalità portatile sia su schermo TV, con una resa complessiva che mantiene coerenza visiva e pulizia anche nelle sequenze più dense. L’illuminazione, elemento cruciale per un survival horror, beneficia del supporto ai tensor core e di un ray tracing leggero ma efficace, capace di arricchire ombre e riflessi senza compromettere eccessivamente la stabilità. Texture e modelli poligonali si attestano su un livello qualitativo più che soddisfacente, soprattutto considerando la natura ibrida dell’hardware Nintendo. Sul fronte della fluidità, il titolo non si limita a un semplice lock a 30fps, ma punta a un frame rate orientato verso i 60fps. In portatile, grazie al VRR, l’esperienza risulta generalmente più stabile e armoniosa; su TV, invece, alcune fluttuazioni emergono con maggiore evidenza, pur senza compromettere in modo drastico la giocabilità. Nel complesso, si tratta di un risultato tecnico ammirevole, che dimostra come programmare attorno ai punti di forza dell’hardware — più che inseguire la potenza pura — possa consentire a produzioni contemporanee di trovare spazio credibile anche su Switch 2.

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La recensione

9 Il voto

Resident Evil Requiem non è solo un grande capitolo della saga, ma il manifesto di una nuova fase per Nintendo e per le terze parti su Switch 2. È ambizioso, stratificato, capace di unire memoria e modernità con intelligenza rara. Sul piano ludico convince, su quello narrativo coinvolge, tecnicamente sorprende. È la dimostrazione che, con scelte progettuali mirate, anche hardware meno muscolari possono ospitare produzioni AAA credibili. Un progetto che entusiasma e che lascia intravedere un futuro luminoso, intrattenendoci con le sue caratteristiche peculiari.

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