Switch 2: Everspace 2 – Galactic Edition: la recensione

Lasciati avvincere da una storia di fantascienza ambientata in un vivido mondo aperto creato a mano, traboccante di segreti, rompicapi e pericoli.

Con EVERSPACE 2, ROCKFISH Games compie un’evoluzione radicale rispetto al primo capitolo della serie. L’originale costruiva la propria identità attorno a una struttura roguelike fatta di esplorazione, combattimenti e ripartenze successive; il secondo episodio conserva invece l’immediatezza dello shooter spaziale, inserendola all’interno di un sistema di progressione persistente, una campagna narrativa e una struttura molto più vicina a quella di un action RPG. Non si riparte quindi ogni volta da una condizione sostanzialmente nuova, ma si costruisce progressivamente il proprio percorso attraverso equipaggiamento, abilità, crafting e potenziamenti della nave. Il cambiamento modifica profondamente anche il rapporto con l’esplorazione: ogni area visitata, ogni scontro e ogni missione possono contribuire alla crescita del protagonista e della sua astronave. È una trasformazione importante per una serie che, con questo secondo episodio, ha scelto di ampliare considerevolmente le proprie ambizioni. EVERSPACE 2 non vuole più soltanto mettere il giocatore ai comandi di una nave e verificare quanto a lungo riesca a sopravvivere, ma costruire attorno al volo una vera esperienza d’avventura, nella quale combattimento, esplorazione e sviluppo del personaggio siano parti di un unico ciclo. L’approdo su Nintendo Switch 2 assume quindi un significato particolare: per la prima volta la serie entra nell’ecosistema Nintendo e lo fa direttamente con un’edizione completa di tutti i principali contenuti pubblicati negli anni. La questione diventa allora capire quanto di questa ambizione sia stato effettivamente conservato dalla conversione.

Dal punto di vista dei contenuti, la Galactic Edition rappresenta una proposta decisamente consistente. Oltre alla campagna del gioco base, che richiede circa 30 ore per essere completata, sono inclusi Titans, Wrath of the Ancients e il Supporter Pack. La prima espansione aggiunge nuove attività, equipaggiamenti e linee narrative legate alla Dreadnought e ai Leviathan, mentre Wrath of the Ancients amplia ulteriormente l’avventura con una nuova storia post-game, quattro sistemi stellari, missioni secondarie, armi ed equipaggiamenti aggiuntivi e la nuova nave Wraith. Il Supporter Pack completa il pacchetto con numerosi elementi estetici per personalizzare le astronavi. Il valore dell’edizione non dipende però soltanto dalla durata. EVERSPACE 2 è costruito per incentivare il giocatore a tornare sulle aree già visitate, completare attività secondarie, cercare equipaggiamenti migliori e scoprire contenuti opzionali, facendo sì che la campagna rappresenti soltanto una parte dell’esperienza complessiva. La struttura delle ambientazioni, realizzate manualmente anziché affidate esclusivamente alla generazione procedurale, permette inoltre di disseminare i sistemi di segreti, risorse e situazioni secondarie che premiano chi decide di allontanarsi dall’obiettivo principale. Su Switch 2 tutto questo arriva quindi in un unico pacchetto, senza la necessità di recuperare separatamente le espansioni. È una proposta particolarmente interessante per chi si avvicina ora alla serie, anche se comporta un prezzo concreto in termini di spazio occupato: la versione richiede circa 34,4 GB di memoria. Considerata la quantità di materiale presente, si tratta comunque di un compromesso facilmente comprensibile e che rafforza l’idea di una conversione pensata per offrire l’esperienza più completa possibile, piuttosto che una versione ridotta del progetto originale.

La componente narrativa assume un ruolo molto più importante rispetto al primo episodio e ruota attorno ad Adam Roslin, un clone umano che vive nel Cluster 34, una regione demilitarizzata ancora segnata dalle conseguenze della guerra fra umani e Okkar. Quella che inizialmente appare come una semplice occasione per guadagnare abbastanza denaro da conquistare la propria libertà si trasforma progressivamente in una vicenda più articolata, nella quale entrano in gioco corporazioni, fuorilegge, mercenari, specie aliene e soprattutto i misteriosi Ancients. La condizione stessa di Adam introduce inoltre un tema interessante legato all’identità: il protagonista è un individuo che cerca di affermare la propria autonomia all’interno di un sistema nel quale la sua esistenza è, per definizione, replicabile. La storia utilizza quindi la fantascienza soprattutto come strumento per costruire il contesto nel quale muoversi. Il passato del Cluster 34, le tensioni fra le diverse fazioni e i misteri legati alle civiltà scomparse forniscono progressivamente nuove motivazioni per proseguire il viaggio, mentre il cast di personaggi che accompagna Adam contribuisce a rendere meno impersonale una vicenda altrimenti dominata da navi, stazioni e battaglie. Il racconto non raggiunge però una profondità tale da competere con le migliori produzioni narrative del genere: dialoghi e missioni svolgono soprattutto la funzione di collegare le diverse attività e di dare un significato alla progressione. Anche la presentazione riflette questa impostazione. Le ambientazioni tridimensionali vengono affiancate da sequenze narrative caratterizzate da un’impostazione grafica vicina al fumetto, soluzione che consente a ROCKFISH di mantenere un tono leggero anche quando affronta temi come guerra, schiavitù, identità e sopravvivenza. La storia finisce così per essere un buon collante dell’esperienza più che il suo elemento dominante: abbastanza articolata da sostenere decine di ore di gioco, ma senza mai sottrarre il ruolo centrale al piacere di pilotare, combattere e personalizzare la propria nave.

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