Dopo aver costruito una presenza sempre più riconoscibile nel mondo delle periferiche PC, EPOMAKER prova a spingersi verso una fascia più alta con Carbonis 8K, un mouse che abbandona in parte la filosofia del precedente Nex Lite — fortemente orientata alla quantità di funzioni e al rapporto tra dotazione e prezzo — per concentrarsi sulle prestazioni pure. Il nome stesso anticipa una delle sue caratteristiche principali: il polling rate arriva infatti a 8000 Hz, affiancato da un sensore PixArt PAW3950 capace di raggiungere i 30.000 DPI, da una connessione tri-mode e da una struttura ultralight che mantiene il peso intorno ai 50 grammi. A completare il quadro troviamo switch ottici, una batteria integrata e persino un piccolo display LCD sulla parte superiore della scocca, pensato per visualizzare alcune delle informazioni principali relative allo stato del dispositivo. Il risultato è un prodotto che, almeno sulla carta, non sembra voler competere nella fascia economica del mercato, ma cerca piuttosto di confrontarsi con una categoria di mouse gaming progettati per chi presta particolare attenzione a peso, latenza, precisione e rapidità di risposta. Il prezzo ufficiale di circa 90 dollari conferma questa ambizione: Carbonis non è più semplicemente una periferica EPOMAKER conveniente, ma un tentativo esplicito di dimostrare che il marchio può competere anche sul terreno dell’hardware gaming più evoluto. La domanda, quindi, non è soltanto quante caratteristiche riesca a concentrare in una singola periferica, ma quanto queste specifiche si traducano realmente in un’esperienza migliore durante il gioco e nell’utilizzo quotidiano.
Il primo elemento a colpire una volta estratto Carbonis dalla confezione è il rapporto tra dimensioni, struttura e peso. EPOMAKER dichiara circa 50 grammi, un valore particolarmente interessante considerando che ci troviamo davanti a un mouse dalla scocca tradizionale e completamente chiusa, quindi privo delle classiche perforazioni dei modelli honeycomb utilizzate per ridurre la massa. La forma, inoltre, non rinuncia a una vera impostazione ergonomica: Carbonis è progettato per utenti destrimani, misura 123 × 66,1 × 42,7 millimetri e presenta una sagoma pensata soprattutto per accompagnare il palmo durante l’utilizzo. La scelta dei materiali è fondamentale per ottenere questo risultato: la struttura utilizza un composito di fibra di carbonio che permette di combinare rigidità e leggerezza, evitando quella sensazione di prodotto particolarmente fragile che talvolta accompagna le periferiche ultralight più estreme. La superficie opaca e la particolare lavorazione contribuiscono inoltre al grip, mentre le zone laterali sono modellate per mantenere la mano stabile anche durante movimenti più rapidi. Il peso ridotto si avverte immediatamente soprattutto nei cambi di direzione e nelle correzioni rapide, dove la minore inerzia permette di spostare il mouse con uno sforzo molto contenuto; allo stesso tempo, la forma ergonomica fa sì che Carbonis non venga percepito semplicemente come un mouse da esports costruito attorno alla ricerca spasmodica del minor numero possibile di grammi. Il rovescio della medaglia è che la particolare conformazione rende l’esperienza fortemente dipendente dalla presa e dalle dimensioni della mano: con una palm grip il supporto posteriore risulta naturale, mentre claw e fingertip modificano sensibilmente il modo in cui dita e palmo interagiscono con la scocca. Anche la distribuzione della massa merita attenzione, perché in un mouse tanto leggero pochi grammi possono modificare la percezione dell’equilibrio. È proprio qui che Carbonis deve dimostrare di essere qualcosa di più di un semplice esercizio di riduzione del peso: i 50 grammi sono certamente un ottimo dato tecnico, ma il vero risultato è riuscire a trasformarli in controllo, precisione e comfort senza sacrificare la solidità necessaria a un utilizzo intenso.

Se il peso rappresenta il primo contatto con Carbonis, sono pulsanti, rotella e display a definire maggiormente il carattere della periferica durante l’utilizzo. I principali click sinistro e destro utilizzano switch ottici RAESHA, una soluzione che elimina il tradizionale contatto meccanico e permette di ridurre il debounce, oltre a limitare il rischio del fenomeno del double-click che può interessare alcuni switch convenzionali dopo un utilizzo prolungato. Sulla carta è quindi una scelta perfettamente coerente con la vocazione gaming del prodotto, ma anche in questo caso il dato tecnologico non racconta tutta la storia: ciò che conta realmente è la sensazione restituita sotto le dita. I click di Carbonis presentano infatti un feedback piuttosto deciso e una corsa che non dà necessariamente quella sensazione estremamente rapida e leggera che ci si potrebbe aspettare guardando alle specifiche complessive del mouse. È un comportamento che può piacere a chi cerca un’attivazione ben percepibile, ma che rende ancora più interessante il confronto tra la filosofia ultralight e il feeling concreto dell’hardware. Lo stesso discorso vale per la rotella, affidata a un encoder TTC Gold: gli scatti sono ben distinguibili e restituiscono un feedback tattile evidente, anche se la resistenza e la rumorosità possono risultare più marcate rispetto a quanto ci si aspetterebbe da un mouse orientato alla fascia premium. A distinguere ulteriormente Carbonis dalla maggior parte dei concorrenti troviamo poi il piccolo display LCD integrato nella parte superiore della scocca. Il pannello può mostrare informazioni come DPI, livello della batteria, modalità di connessione e polling rate, trasformando in dati immediatamente consultabili alcuni parametri che normalmente richiederebbero l’apertura del software di gestione. È una soluzione curiosa e indubbiamente originale, anche se la sua utilità pratica è meno evidente di quanto suggerisca la presenza stessa del display: durante l’impugnatura, infatti, il pannello rimane parzialmente coperto dalla mano e per leggerlo è spesso necessario interrompere il movimento o sollevare il mouse. EPOMAKER ha quindi inserito una feature capace di distinguere Carbonis visivamente e funzionalmente, ma che appartiene anche a quella categoria di caratteristiche in cui il confine tra utilità e spettacolarità è particolarmente sottile. Il risultato complessivo è comunque interessante: Carbonis non cerca di essere anonimo o minimalista, ma costruisce la propria identità attraverso una combinazione di tecnologia ottica, componentistica selezionata e piccoli elementi distintivi che lo separano dai più tradizionali mouse ultralight.













