Per oltre due decenni Koei Tecmo ha rappresentato il principale custode e interprete del genere Musou, un filone ludico tanto riconoscibile quanto peculiare, costruito sull’idea di portare sullo schermo battaglie mastodontiche in cui un singolo eroe è chiamato a fronteggiare centinaia di nemici. Nato e cresciuto attorno a IP proprietarie come Dynasty Warriors e Samurai Warriors, questo modello ha conosciuto nel tempo una fase di fisiologica saturazione, spingendo il publisher giapponese a ripensarne forma e posizionamento. La risposta è arrivata attraverso una strategia di rinnovamento fondata sulle collaborazioni su licenza, prima con il mondo manga e anime, poi con crossover sempre più ambiziosi in ambito videoludico. È in questo contesto che il rapporto con Nintendo si è rivelato determinante. Progetti come Hyrule Warriors e Fire Emblem Warriors non si sono limitati a trasporre la formula Musou in universi iconici, ma l’hanno rielaborata in modo più accessibile, spettacolare e strutturalmente solido, intercettando un pubblico ben più ampio rispetto alla fanbase storica. Il successo commerciale di queste operazioni ha segnato un punto di svolta: da genere di nicchia a piattaforma creativa flessibile, capace di valorizzare IP di enorme richiamo. Ne è nata una partnership sempre più stretta e proficua, in cui Koei Tecmo ha trovato nuova linfa vitale per il proprio pilastro interno, mentre Nintendo ha potuto ampliare e diversificare il proprio catalogo con produzioni capaci di coniugare azione, identità e riconoscibilità globale.
Dynasty Warriors è la serie che, più di ogni altra, ha definito e codificato il genere Musou, l’hack and slash “1 contro 1.000” che da oltre venticinque anni rappresenta uno dei pilastri identitari del catalogo Koei Tecmo. Ambientata nel contesto storico-romanzato dei Tre Regni, la saga ha attraversato generazioni di hardware e di pubblico, alternando capitoli principali e numerosi spin-off, fino a diventare sinonimo stesso di battaglie su larga scala, eroi sovrumani e spettacolarità senza compromessi. Dopo anni di iterazioni conservative, il nono episodio numerato aveva tentato una svolta radicale con una struttura open world che, però, ha evidenziato limiti evidenti: mappe eccessivamente dilatate, contenuti ripetitivi e un ritmo di gioco poco incisivo. Dynasty Warriors: Origins nasce proprio come risposta a quelle critiche, proponendo un ritorno alle radici capace di rinnovare la formula senza snaturarla, puntando su arene più dense, un combat system rifinito e una regia delle battaglie decisamente più spettacolare. Pubblicato originariamente il 17 gennaio 2025 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, il progetto ha raccolto un’accoglienza generalmente positiva, anche sul nostro sito, e un apprezzamento diffuso da parte degli appassionati storici, segno di un rilancio riuscito per una serie che sembrava aver bisogno, più che mai, di ritrovare la propria identità.

Per chi non avesse ancora approfondito il contesto narrativo del gioco già recensito in versione Xbox Series S, ricordiamo che Dynasty Warriors: Origins torna a raccontare l’epopea dei Tre Regni cinesi, uno dei pilastri narrativi più iconici dell’intera saga, coprendo l’arco temporale che va dalla Ribellione dei Turbanti Gialli fino alla leggendaria Battaglia di Chibi. A differenza dei capitoli tradizionali, però, il racconto non è più filtrato esclusivamente attraverso i grandi condottieri storici, ma viene vissuto in prima persona da un protagonista inedito: un guerriero senza nome, noto come il Viandante (o Ziluan), figura volutamente più neutra e libera da appartenenze iniziali. Questa scelta consente una narrazione più intima e flessibile, capace di seguire da vicino il caos e le contraddizioni di un’epoca segnata da guerre civili, alleanze fragili e ambizioni personali. Nel corso della campagna, il giocatore entra comunque in contatto con i volti storici più celebri del pantheon Musou – da Cao Cao a Liu Bei, passando per Lu Bu, Zhang Jiao e molti altri – osservandone le gesta da una prospettiva meno celebrativa e più umana. Il risultato è un racconto che, pur restando fedele alla mitologia della serie, prova a rinfrescarne l’impianto narrativo, offrendo un punto di vista più personale e meno rigidamente schierato rispetto al passato.










