Switch 2: Overcooked! 2: la recensione

Dopo aver salvato il Regno delle Cipolle nel primo Overcooked!, tu e la tua squadra, che può comprendere fino a quattro chef, dovrete nuovamente intervenire per placare la fame del Pane Malfermo!

Negli ultimi quindici anni si è progressivamente affermato un filone ludico ben preciso, quello dei party game cooperativi “a stress controllato”, esperienze progettate per essere immediatamente comprensibili ma capaci di generare tensione, urla e risate attraverso la collaborazione forzata tra i giocatori. Titoli come Overcooked, Moving Out, Tools Up! o PlateUp! hanno dimostrato come sia possibile costruire un gameplay profondo non attraverso sistemi complessi, bensì tramite regole semplicissime messe sotto pressione da tempo, caos ambientale e necessità di coordinazione costante. Il cuore di queste produzioni non è la sfida tecnica individuale, ma la comunicazione: parlare, organizzarsi, sbagliare insieme. In questo senso, il fallimento diventa parte integrante del divertimento, alimentando un loop emotivo fatto di frustrazione leggera e soddisfazione collettiva. Non è un caso che Nintendo, con le sue console pensate per il gioco condiviso e informale, sia diventata la casa naturale di questo genere, capace di trasformare il multiplayer locale in un vero rito sociale, accessibile a chiunque ma sorprendentemente esigente nella pratica.

Fin dal debutto del primo Overcooked, la serie firmata Ghost Town Games e Team17 si è imposta come uno dei casi di successo più trasversali dell’industria videoludica recente, capace di abbattere barriere generazionali, di abilità e persino di abitudine al medium. Il segreto del suo impatto risiede in un’idea tanto semplice quanto geniale: trasformare l’attività quotidiana per eccellenza, cucinare, in un’esplosione di caos coordinato, dove ogni errore è amplificato e ogni successo è frutto di una sinergia perfetta. Overcooked 2 ha rappresentato il punto di maturità della formula, ampliando contenuti, varietà di livelli e possibilità cooperative, introducendo il lancio degli ingredienti e una maggiore verticalità nel level design. Il risultato è stato un titolo capace di vendere milioni di copie su tutte le piattaforme, diventando un riferimento imprescindibile per il multiplayer locale e un vero e proprio “gioco da divano”, condiviso tanto tra amici quanto in contesti familiari. Un successo che ha consolidato Overcooked come brand riconoscibile e immediato, sinonimo di divertimento istantaneo ma tutt’altro che superficiale.

Pur non facendo affidamento su una vera e propria trama strutturata, Overcooked 2 costruisce un contesto narrativo leggero e volutamente caricaturale, che funge da collante tematico alle sue folli sfide culinarie. Il world building si affida a un immaginario sopra le righe, in cui cucine e ristoranti diventano campi di battaglia improbabili: mongolfiere sospese nel cielo, zattere alla deriva, castelli infestati, scuole di magia, giungle e dimensioni alternative. Il filo conduttore resta l’eterna lotta contro il caos – incarnato da eventi ambientali imprevedibili e layout in continua mutazione – che mette alla prova la coordinazione dei giocatori. Questo universo volutamente assurdo permette al gioco di rinnovarsi costantemente senza appesantirsi con una narrazione invasiva, mantenendo un tono ironico e accessibile. Le ambientazioni diventano così parte integrante della sfida ludica, influenzando ritmo, priorità e comunicazione tra i cuochi improvvisati, rafforzando l’identità del titolo come esperienza conviviale, immediata e profondamente legata al suo immaginario “fuori controllo”.

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