Poche serie hanno contribuito quanto Final Fantasy alla definizione stessa del videogioco di ruolo giapponese. Nato nel 1987 e progressivamente trasformato da Square in un laboratorio nel quale fondere tecnologia, narrazione, character design, musica e spettacolarità audiovisiva, il franchise ha attraversato quasi quarant’anni di evoluzione del medium, arrivando a superare i 212 milioni di copie complessive fra prodotti fisici e digitali. Eppure, proprio nella sua fase di maggiore maturazione tecnologica, Final Fantasy ha finito per allontanarsi sorprendentemente da Nintendo. I primi capitoli sono infatti profondamente legati alla storia delle macchine della casa di Kyoto, dal NES allo SNES, con la generazione 16-bit capace di consegnare alla memoria alcuni degli episodi più importanti della serie; poi, con Final Fantasy VII, l’esplosione del CD-ROM, della grafica poligonale e delle sequenze in full motion video accompagna il passaggio a PlayStation e, simbolicamente, la separazione fra il marchio Square e l’ecosistema Nintendo. Da quel momento, soprattutto nell’epoca dello sviluppo tridimensionale e poi dell’HD, la serie numerata diventa uno dei principali simboli dell’universo PlayStation, mentre su hardware Nintendo trovano spazio soprattutto spin-off, episodi collaterali e operazioni di recupero del catalogo. È una distanza tanto più curiosa se si considera che Final Fantasy nasce anche dalla capacità di Nintendo di offrire a Square un terreno fertile per affermarsi: quasi quattro decenni dopo, dunque, il debutto di XIV su Switch 2 assume il valore di un ritorno tanto inatteso quanto significativo. Il problema, per Final Fantasy, non è stato però semplicemente quello di cambiare piattaforma: con l’ingresso nell’epoca HD, Square Enix si è trovata davanti alla necessità di ridefinire il significato stesso della serie. Final Fantasy XIII rappresenta bene questa fase di transizione: la trilogia sperimenta sistemi di combattimento sempre più dinamici, strutture narrative differenti e progressivamente maggiore libertà, ma fatica a individuare una direzione capace di soddisfare contemporaneamente il pubblico storico e quello attratto dalle nuove tendenze dell’industria. Il tentativo di avvicinare il JRPG tradizionale alla spettacolarità cinematografica, all’azione e alla fruizione occidentale produce così risultati discontinui, mentre la successiva gestazione di Final Fantasy XV accentua ulteriormente il problema. L’open world, il combattimento action e una concezione molto più spettacolare dell’avventura rappresentano un’altra trasformazione radicale, seguita poi da Final Fantasy XVI, che porta l’ibridazione verso il character action, riducendo ulteriormente il peso delle componenti RPG tradizionali. Non è necessario leggere questa evoluzione come una sequenza di fallimenti: ciascun episodio ha prodotto soluzioni interessanti e, spesso, risultati critici importanti. Ma nel loro insieme XIII, XV e XVI raccontano una serie alla ricerca di un’identità contemporanea, sospesa fra la necessità di conservare un’eredità enorme e quella di inseguire linguaggi sempre più lontani dal JRPG classico. È anche all’interno di questa trasformazione che va letta la nuova strategia commerciale di Square Enix: l’azienda ha dichiarato esplicitamente di voler ampliare i propri punti di contatto con il pubblico attraverso una maggiore apertura multipiattaforma, includendo anche porting per Nintendo Switch 2.
Eppure, proprio mentre la serie numerata cercava faticosamente la propria nuova identità, Final Fantasy XIV riusciva nell’impresa apparentemente più difficile: reinventare Final Fantasy senza rinunciare alla sua essenza. Il percorso è tutt’altro che lineare. Il primo XIV, pubblicato nel 2010, fu accolto molto negativamente per problemi tecnici, strutturali e di design, al punto da spingere Square Enix a chiudere quella versione e ricostruire il progetto quasi dalle fondamenta. Nel 2013 arriva così A Realm Reborn, trasformazione radicale che inaugura una delle più sorprendenti riscoperte nella storia recente del videogioco online. Da quel momento XIV diventa progressivamente un fenomeno economico e critico, capace di trasformare ogni nuova espansione in un appuntamento atteso dalla propria comunità e di costruire, attorno al nome Final Fantasy, un universo persistente in continua evoluzione. La sua natura è peraltro unica all’interno della serie: è contemporaneamente un MMORPG, un Final Fantasy tradizionale e una piattaforma narrativa permanente. Il giocatore costruisce il proprio Warrior of Light, affronta una lunga Main Scenario Quest, esplora regioni, dungeon e trial, partecipa a raid, coltiva professioni di crafting e gathering, personalizza il proprio personaggio e può persino cambiare Job mantenendo lo stesso alter ego. Attorno a questa struttura Square Enix ha costruito negli anni un mondo enorme, ampliato attraverso Heavensward, Stormblood, Shadowbringers, Endwalker e Dawntrail. È proprio qui che sta il paradosso più interessante: mentre i Final Fantasy numerati hanno spesso inseguito il cambiamento per rimanere contemporanei, XIV ha trovato la propria forza facendo convivere passato e futuro, trasformando la memoria stessa della serie in materiale vivo per un’esperienza online capace di continuare a crescere. E ora, dal 4 agosto 2026, quella stessa Eorzea è finalmente accessibile anche dall’hardware Nintendo.

L’arrivo di Final Fantasy XIV su Nintendo Switch 2 rappresenta molto più della semplice aggiunta di una nuova piattaforma all’elenco di quelle supportate. Dal 4 agosto 2026, per la prima volta nella storia della serie, l’MMO di Square Enix è disponibile nativamente su hardware Nintendo, portando con sé l’intero percorso evolutivo costruito negli anni: non una versione semplificata o un capitolo “di recupero”, ma l’esperienza contemporanea di Eorzea. La scelta di attendere Switch 2, anziché tentare una conversione sulla precedente Switch, appare così particolarmente sensata: la nuova console offre finalmente una base tecnica adeguata per un progetto che, per quantità di contenuti e complessità, è difficilmente assimilabile a un normale porting. Al lancio sono disponibili Starter Edition, Complete Edition, Complete Collector’s Edition e Free Trial, mentre l’offerta aggiornata comprende il percorso narrativo fino a Dawntrail e ai contenuti più recenti. La possibilità più interessante, soprattutto per chi si avvicina oggi al gioco, è però la Free Trial, che proprio in concomitanza con l’arrivo su Switch 2 è stata estesa fino a comprendere A Realm Reborn, Heavensward, Stormblood e Shadowbringers, arrivando al livello 80. Significa avere a disposizione gratuitamente una porzione del gioco talmente vasta da rendere quasi superfluo qualsiasi acquisto affrettato: si può attraversare una parte enorme della saga, comprenderne struttura, ritmo e natura MMO e soltanto successivamente decidere se passare all’esperienza completa. Chi invece vuole entrare immediatamente nel XIV contemporaneo può optare per la Complete Edition, che comprende l’intero percorso fino a Dawntrail. È un’offerta che restituisce perfettamente la natura particolare del progetto: non acquistiamo semplicemente un RPG, ma l’accesso a un mondo che nel frattempo ha accumulato oltre un decennio di contenuti.











