Per molto tempo lo strategico a turni è sembrato destinato a vivere soprattutto ai margini dell’industria, sostenuto da una comunità di appassionati estremamente fedele ma raramente capace di trasformare il genere in un vero fenomeno commerciale. Nintendo Switch ha però contribuito a cambiare radicalmente questa percezione, riportando al centro della scena una formula che sembrava appartenere soprattutto alla tradizione portatile giapponese. Il caso più evidente è quello di Fire Emblem, con Three Houses capace di portare la serie a un livello di popolarità internazionale difficilmente immaginabile soltanto qualche generazione prima: la sua combinazione fra combattimento tattico, crescita dei personaggi e componente narrativa ha dimostrato che uno strategico poteva ambire allo stesso pubblico degli RPG più tradizionali. A questa rinascita hanno però contribuito anche esperimenti capaci di uscire dai confini abituali del genere. Mario + Rabbids, per esempio, ha utilizzato un universo riconoscibilissimo e un sistema tattico costruito attorno a coperture, posizionamento e abilità per trasformare una struttura apparentemente specialistica in un prodotto accessibile anche a chi non aveva mai frequentato gli SRPG. Nintendo stessa ha successivamente raccolto Fire Emblem, Mario + Rabbids, Triangle Strategy, Front Mission e Tactics Ogre all’interno della propria comunicazione dedicata agli strategici disponibili su Switch, fotografia piuttosto eloquente di quanto il genere sia diventato articolato nell’ecosistema della console. E poi c’è Triangle Strategy, forse l’esempio più interessante dal punto di vista industriale: una nuova IP che non cerca di inseguire l’action RPG o la spettacolarità cinematografica, ma recupera apertamente la tradizione degli strategici narrativi alla Final Fantasy Tactics, costruendole intorno un’estetica HD-2D contemporanea e una forte componente politica. La conseguenza di questa nuova disponibilità del pubblico è stata importante: il successo di alcuni progetti ha contribuito a rendere nuovamente percorribile la strada dello strategico tradizionale, favorendo anche il recupero di vecchie proprietà intellettuali e formule considerate ormai troppo specialistiche. Final Fantasy Tactics, Tactics Ogre, Front Mission e numerosi altri esempi appartengono a questa stessa corrente. È dunque dentro questo scenario che bisogna leggere anche Brigandine: Abyss. Non come il tentativo isolato di riportare in vita un genere appartenente al passato, ma come l’ennesima manifestazione di un mercato nel quale lo strategico è tornato a essere sufficientemente credibile da permettere anche a produzioni meno prestigiose e più specialistiche di trovare uno spazio. E, per una serie come Brigandine, questo cambiamento è particolarmente significativo: il suo sistema non ha mai cercato di essere semplicemente una versione fantasy di Fire Emblem, ma ha mantenuto una natura molto più vicina alla simulazione territoriale e alla gestione di un intero conflitto.
In questo processo di recupero della tradizione strategica rientra perfettamente Brigandine, serie che affonda le proprie radici nella seconda metà degli anni Novanta. Brigandine: The Legend of Forsena arrivò originariamente su PlayStation nel 1998, proponendo una formula decisamente particolare: combattimento tattico a turni su griglia esagonale, gestione di territori, crescita dei comandanti e soprattutto eserciti composti non soltanto da personaggi umani, ma anche da creature fantastiche evocate attraverso il sistema delle Rune. Una struttura che guardava tanto al gioco di ruolo strategico quanto alla simulazione di una guerra per il controllo di un continente. Il primo episodio non diventò mai un fenomeno commerciale paragonabile ai grandi esponenti del genere, ma proprio questa relativa marginalità contribuì a trasformarlo negli anni in un titolo di culto, ricordato con particolare affetto dagli appassionati di SRPG giapponesi. La storia della serie avrebbe potuto quindi terminare lì, come accaduto a moltissime proprietà intellettuali dell’epoca PlayStation. Invece Happinet decise di riaprirne il dossier, arrivando nel 2020 a pubblicare Brigandine: The Legend of Runersia su Nintendo Switch, prima di portarlo successivamente anche su PlayStation 4 e PC. Il progetto aveva già un significato particolare dal punto di vista produttivo: Happinet aveva inizialmente valutato un remake dell’originale, ma l’assenza di gran parte del team storico rese necessario costruire una nuova squadra e, di conseguenza, un nuovo capitolo. Il risultato fu quindi una sorta di ripartenza controllata, capace di conservare la struttura fondamentale dell’originale aggiornandone ambientazione e sistemi. Runersia metteva il giocatore al comando di una delle sei nazioni del continente, chiamandolo a conquistare progressivamente il territorio attraverso Rune Knight e mostri, alternando amministrazione, sviluppo delle unità e battaglie tattiche. La risposta fu significativa soprattutto considerando la natura del prodotto. La versione Switch ottenne un’accoglienza generalmente favorevole e il gioco arrivò al sesto posto nelle classifiche giapponesi nella settimana di lancio, con 15.242 copie fisiche vendute secondo Famitsu. La critica apprezzò soprattutto la profondità della personalizzazione e la varietà delle unità, mentre emersero già alcune delle criticità che ritroveremo anche nel nuovo episodio: battaglie lunghe, ritmo non sempre brillante, una certa ripetitività e una componente tecnica non particolarmente ambiziosa. È importante ricordarlo perché Abyss non nasce dunque dal nulla. È il secondo risultato di quel processo di riabilitazione della proprietà intellettuale: prima il ritorno nel 2020, quando Switch offriva un pubblico particolarmente ricettivo verso gli strategici; oggi il passaggio alla nuova generazione Nintendo, proprio mentre il genere continua a beneficiare di una visibilità che qualche anno fa sarebbe stata molto meno scontata.

Brigandine: Abyss rappresenta quindi un passaggio ulteriore. Non è un remake del capitolo originale né una semplice riproposizione di Runersia, ma un nuovo episodio ambientato due secoli dopo gli eventi precedenti, con un nuovo continente, nuove fazioni e una struttura narrativa pensata per offrire sei differenti prospettive sul conflitto. Il progetto arriva inoltre su un hardware che, almeno nelle intenzioni di Nintendo, dovrebbe rappresentare una nuova fase per gli RPG strategici: Switch 2. La pubblicazione è fissata al 27 agosto 2026. La premessa produttiva è però diversa da quella di un grande titolo destinato a occupare il centro della comunicazione della console. Abyss è chiaramente un progetto rivolto prima di tutto agli appassionati della serie e dello strategico giapponese, con una quantità considerevole di sistemi e contenuti ma senza l’apparato produttivo delle grandi produzioni first party o dei principali RPG contemporanei. Ed è proprio qui che nasce l’interesse critico: quando una proprietà intellettuale di nicchia torna a essere abbastanza importante da ricevere un seguito, la domanda non è soltanto se il suo sistema storico funzioni ancora, ma se il nuovo episodio abbia trovato il modo di trasformare quella tradizione in qualcosa di realmente contemporaneo. La risposta, almeno sulla carta, sembra arrivare soprattutto dalla quantità. Abyss propone sei campagne narrative, ciascuna legata a una diversa fazione, e una Mission Mode che amplia ulteriormente il perimetro della simulazione attraverso 24 fazioni giocabili e condizioni di vittoria differenti. Non si tratta quindi di un semplice contenitore per nuove mappe e nuovi personaggi: l’obiettivo sembra essere quello di aumentare la varietà delle situazioni e consentire al giocatore di affrontare lo stesso sistema da prospettive strategiche differenti. Ma proprio questa ricchezza pone il problema centrale della recensione. Brigandine è una serie nata quando gli strategici potevano permettersi di essere profondi, lenti e poco accomodanti, contando sulla disponibilità del pubblico specializzato a investire decine di ore per comprenderne le regole. Abyss si presenta invece in un mercato nel quale Switch ha reso lo strategico nuovamente popolare, ma nel quale prodotti come Fire Emblem, Triangle Strategy o Mario + Rabbids hanno anche contribuito a ridefinire le aspettative in termini di presentazione, accessibilità e qualità produttiva. È dunque qui che Abyss deve giocarsi la propria partita: conservare l’anima simulativa di Brigandine senza sembrare semplicemente un prodotto rimasto fermo nel tempo. E, considerando il suo evidente dimensionamento produttivo, il dubbio che accompagna l’esperienza è se la maggiore quantità di contenuti sia sufficiente a compensare una presentazione e una direzione artistica che sembrano molto meno ambiziose rispetto alle possibilità offerte oggi dall’hardware Nintendo.
Sul piano narrativo, Brigandine: Abyss sceglie una strada interessante: non ricomincia semplicemente da capo, ma colloca gli eventi duecento anni dopo quelli raccontati dalla serie precedente, utilizzando quindi la continuità dell’universo come elemento di raccordo senza pretendere che il giocatore debba necessariamente conoscere ogni dettaglio del passato. Il continente è nuovamente attraversato da tensioni politiche e militari, mentre la minaccia rappresentata dall’Impero Neo Abyssloa costringe diverse nazioni a confrontarsi con un nuovo equilibrio di potere. La vicenda viene raccontata attraverso sei differenti campagne, ciascuna associata a una delle fazioni protagoniste, offrendo quindi prospettive diverse sul medesimo conflitto. È una soluzione particolarmente adatta alla natura della serie. Brigandine non è mai stato interessato soltanto al rapporto fra un protagonista e un antagonista, ma alla costruzione di un intero scenario politico, nel quale ogni esercito combatte per ragioni proprie. Le sei campagne permettono così di evitare una lettura eccessivamente manichea della guerra: cambiare fazione significa cambiare anche il punto di vista con cui osserviamo alleanze, territori e avversari. Il continente diventa quindi il vero protagonista, mentre i singoli personaggi rappresentano i punti di accesso attraverso i quali comprenderne gli equilibri. Abyss prova inoltre a rafforzare la componente narrativa attraverso un numero maggiore di scene dedicate ai personaggi e una presentazione più vicina alla visual novel rispetto al passato. Le nuove cutscene animate contribuiscono a dare maggiore ritmo alla narrazione, mentre i dialoghi cercano di caratterizzare comandanti e fazioni anche al di fuori del campo di battaglia. Il risultato, però, non raggiunge sempre la profondità dei migliori strategici narrativi contemporanei: la storia serve soprattutto a dare un contesto alle campagne, più che a trasformarsi in una ragione autonoma per proseguire. Ed è probabilmente la scelta giusta. Pretendere da Abyss un dramma politico alla Triangle Strategy significherebbe giudicarlo secondo parametri estranei alla sua natura. La narrativa funziona quando accompagna la dimensione strategica, fornendo motivazioni e identità alle fazioni, mentre è meno efficace quando cerca di assumere un peso superiore. Il vero racconto di Brigandine, del resto, è quello che il giocatore costruisce sulla mappa: chi conquista un territorio, quale cavaliere viene promosso, quale mostro diventa fondamentale per il proprio esercito e quale nazione rischia di essere cancellata dalla guerra.











