Switch 2: Resident Evil 3: la recensione

Mentre l'infezione virale si diffonde in città con il passare dei minuti, "Nemesis", il più temibile degli assassini, si frappone tra Jill e la verità, poiché lei conosce gli oscuri segreti della Umbrella Corporation.

Come abbiamo ormai abbondantemente capito, il rapporto tra Capcom e Nintendo vanta una storia importante, che ha trovato nell’era GameCube uno dei suoi momenti più significativi, anche grazie alla pubblicazione di capitoli fondamentali della saga di Resident Evil. Dopo il passaggio sulla prima Switch, dove alcuni episodi erano arrivati attraverso versioni basate sul cloud, Nintendo Switch 2 offre finalmente l’occasione di recuperare alcune delle più recenti reinterpretazioni della serie attraverso conversioni native. L’arrivo di Resident Evil 2, Resident Evil 3 e Resident Evil 4 sulla nuova console rappresenta quindi un passaggio interessante nella strategia multipiattaforma di Capcom, che punta a rendere accessibili anche al pubblico Nintendo alcune delle produzioni più rappresentative del proprio catalogo. In questo contesto, il terzo capitolo costituisce però un caso particolare: un remake capace di aggiornare profondamente l’esperienza originale, ma che ha lasciato dietro di sé un dibattito più acceso rispetto al predecessore.

Il problema principale di Resident Evil 3 è proprio il confronto con il suo predecessore. Il remake di Resident Evil 2 aveva dimostrato come fosse possibile recuperare un classico, trasformandone radicalmente la presentazione senza sacrificarne la struttura e l’identità. Il terzo episodio riprende molte di quelle intuizioni, ma non riesce a raggiungere lo stesso equilibrio tra esplorazione, tensione e combattimento. Anche la presentazione commerciale della raccolta su Switch 2 evidenzia una differenza: mentre Resident Evil 2 arriva nella Deluxe Edition e Resident Evil 4 nella Gold Edition, il terzo capitolo viene proposto semplicemente come Resident Evil 3. Non si tratta di una distinzione sufficiente, da sola, a definire il valore dell’opera, ma riflette bene la diversa ricchezza dei rispettivi pacchetti. La versione per la nuova console Nintendo ripropone infatti il remake del 2020 senza recuperare contenuti aggiuntivi sostanziali: il risultato è un’esperienza completa nella sua forma originale, ma più contenuta rispetto alle aspettative suscitate dalla serie.

Le criticità emergono soprattutto nella struttura dell’avventura. Il remake riduce e riorganizza diversi elementi dell’originale, rinunciando ad ambientazioni come la Torre dell’Orologio e tagliando altre aree e situazioni che contribuivano ad ampliare la varietà dell’esplorazione. Raccoon City rimane il teatro di un’apocalisse urbana suggestiva, ma viene attraversata attraverso spazi relativamente circoscritti, collegamenti più guidati e un ritmo che privilegia l’avanzamento rispetto alla libera scoperta. Anche enigmi e momenti di gestione delle risorse hanno un peso inferiore rispetto a Resident Evil 2, lasciando maggiore spazio all’azione. La campagna, che può esaurirsi nell’arco di circa cinque o sei ore, non ha necessariamente un problema di ritmo in ogni sua fase, ma fatica a compensare la brevità con una varietà altrettanto convincente. Jill Valentine e Carlos Oliveira beneficiano di una caratterizzazione aggiornata e più moderna, eppure il racconto non concede sempre ai personaggi e agli ambienti il tempo necessario per esprimere tutto il loro potenziale. Sono limiti strutturali del remake che la conversione per Switch 2, naturalmente, non modifica.

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