Pur riuscendo a costruire un’identità forte e riconoscibile, I Hate This Place non è esente da alcune criticità. La prima riguarda il ritmo complessivo dell’esperienza, che potrebbe risultare eccessivamente lento per una parte del pubblico. L’approccio fortemente basato sulla preparazione, sull’attesa e sulla gestione minuziosa delle risorse è coerente con il genere survival horror, ma rischia di mettere alla prova la pazienza di chi si aspetta una progressione più guidata o una maggiore frequenza di momenti adrenalinici. Alcune fasi iniziali, in particolare, richiedono una curva di apprendimento piuttosto rigida, che potrebbe scoraggiare i giocatori meno avvezzi a questo tipo di struttura. Dal punto di vista ludico, il sistema di combattimento rappresenta un altro elemento potenzialmente divisivo. Se da un lato la sua natura punitiva rafforza il senso di vulnerabilità e tensione, dall’altro può apparire legnosa e poco rifinita nei momenti più concitati, soprattutto quando più nemici entrano in scena contemporaneamente. La visuale isometrica, pur funzionando bene nella maggior parte delle situazioni, può occasionalmente penalizzare la percezione delle distanze e degli angoli ciechi, portando a colpi subiti che risultano difficili da anticipare. Infine, la ripetitività di alcune dinamiche emerge sul lungo periodo. Il ciclo giorno-notte, sebbene efficace, tende a riproporre situazioni simili, e la varietà dei nemici, pur ben caratterizzata stilisticamente, avrebbe giovato di una maggiore diversificazione comportamentale. Si tratta di limiti che non compromettono l’esperienza nel suo complesso, ma che impediscono a I Hate This Place di raggiungere una piena eccellenza, lasciando margini di miglioramento evidenti per eventuali aggiornamenti o futuri progetti dello stesso team.

Dal punto di vista tecnico, I Hate This Place su Nintendo Switch si presenta come una conversione complessivamente solida, costruita attorno a scelte consapevoli che privilegiano coerenza stilistica e stabilità rispetto alla pura spettacolarità. Il motore di gioco si adatta bene alla natura della console, sfruttando uno stile visivo fortemente stilizzato che limita l’impatto dei compromessi hardware e consente al titolo di mantenere una resa credibile sia in modalità docked che portatile. La visuale isometrica e l’estetica fumettistica, fatta di colori netti, contorni marcati e contrasti decisi, risultano particolarmente efficaci nel mascherare la complessità poligonale ridotta e nel mantenere un’identità visiva forte anche sul piccolo schermo. Le prestazioni si attestano su un frame rate generalmente stabile, con qualche incertezza nelle situazioni più affollate o durante le fasi notturne più concitate, dove effetti di luce, nemici multipli e particellari entrano in gioco contemporaneamente. Non si tratta di cali drammatici, ma di brevi flessioni che possono essere percepite dai giocatori più sensibili alla fluidità. I tempi di caricamento sono nella media per la piattaforma: presenti ma non invasivi, contribuiscono tuttavia a spezzare leggermente il ritmo nelle sessioni di esplorazione più frammentate. Sul fronte dei controlli, il gioco risponde in modo preciso e affidabile sia con Joy-Con che con Pro Controller, con una mappatura dei comandi intuitiva e ben adattata all’azione isometrica. L’interfaccia utente è funzionale e leggibile, anche se in modalità portatile può risultare talvolta un po’ densa, soprattutto durante la gestione dell’inventario e del crafting. L’audio, infine, svolge un ruolo fondamentale nel costruire la tensione: effetti sonori e sound design ambientale risultano efficaci anche tramite gli speaker integrati, mentre l’uso delle cuffie esalta ulteriormente l’atmosfera opprimente del gioco. Nel complesso, I Hate This Place su Nintendo Switch non punta a stupire sul piano tecnico, ma riesce comunque a offrire un’esperienza coerente, stabile e immersiva, perfettamente in linea con le ambizioni del progetto e con la filosofia hardware della console.

La recensione
I Hate This Place è un survival horror atipico e coraggioso, che su Nintendo Switch trova una dimensione sorprendentemente efficace. L’approccio isometrico, la forte impronta fumettistica e un gameplay basato su preparazione e vulnerabilità costruiscono un’esperienza tesa e coerente, non sempre accomodante ma profondamente identitaria. Qualche limite tecnico e una struttura volutamente punitiva ne riducono l’accessibilità, in un quadro pensato per chi cerca atmosfere opprimenti e sopravvivenza ragionata, più che azione immediata.












