Mullet MadJack: la recensione

Uccidere per vivere, vivere per uccidere.

Mullet MadJack, il nuovo gioco di Hammer95 Studios, appena rilasciato per Switch parte da un incipit che è tutt’altro che banale e che mi ha fatto venire in mente in modo quasi automatico il film Crank con Jason Statham. Lì il protagonista doveva mantenere costantemente alto il livello di adrenalina per non morire, qui invece il principio è sorprendentemente simile, solo tradotto in chiave videoludica, perché per restare in vita devi continuare a uccidere, accumulare secondi, guadagnarti letteralmente il diritto di esistere sparando, correndo e reagendo senza mai fermarti. Quindi se Crank fosse un videogioco, probabilmente somiglierebbe parecchio a Mullet MadJack (e viceversa). Stesso principio base: o tieni alto il ritmo o sei morto. Solo che invece di fare qualsiasi cosa per alzare l’adrenalina, qui devi semplicemente sparare a tutto quello che si muove e continuare a farlo senza esitazioni, perché il tempo non è un contorno, è la tua barra vitale. È una premessa tanto semplice quanto efficace, e soprattutto perfettamente coerente con il ritmo del gioco, che non concede pause e non ha alcuna intenzione di rallentare per aspettarti, anzi, sembra quasi progettato per metterti sotto pressione costante, come se ogni momento di esitazione fosse una colpa da pagare immediatamente. Rimanendo ancora un momento in ambito cinematografico, abbiamo quel ritmo sincopato e frenetico nel combattimento che è stato ampiamente sdoganato nella serie John Wick. Ogni run riesce a lasciare senza fiato.

Questo concetto di “tempo come risorsa vitale” diventa il cuore pulsante dell’esperienza, un meccanismo che riesce a trasformare ogni scontro in una corsa contro il tempo e ogni errore in qualcosa di più pesante rispetto al classico danno subito. È un’idea che funziona perché è semplice da capire ma difficile da padroneggiare, e soprattutto perché si integra perfettamente con il resto del design del gioco, creando un senso di urgenza che resta costante dall’inizio alla fine. Dietro a questo progetto troviamo Hammer95 Studios, un piccolo team di sviluppo composto da appena tre persone, cosa che già di per sé merita attenzione, perché dimostra quanto oggi sia possibile costruire esperienze fortemente caratterizzate anche con risorse limitate, a patto di avere una visione chiara. Il gioco è pubblicato da Epopeia Games, che qui si affaccia a un genere diverso rispetto ad altri progetti più tradizionali, e lo fa con una proposta che punta molto sull’identità. L’idea alla base è chiara e viene ribadita più volte: creare uno sparatutto in prima persona veloce e brutale con elementi roguelite, capace di richiamare l’estetica e l’energia degli anime degli anni ’80 e ’90, un periodo ben preciso che qui non è solo citato ma praticamente ricostruito come immaginario visivo e narrativo. Non si tratta quindi di un semplice esercizio di stile, ma di un tentativo abbastanza consapevole di fondere due mondi, quello degli shooter classici in prima persona e quello dell’animazione giapponese più violenta e sopra le righe, dentro una struttura moderna fatta di progressione, ripetizione e miglioramento tipica dei roguelite. Vale la pena ripeterlo perché è esattamente qui che Mullet MadJack trova la sua identità: non è solo un FPS veloce, non è solo un roguelite, non è solo un omaggio nostalgico, ma un incrocio abbastanza preciso tra queste tre anime.

Abbiamo dunque fra le mani un ibrido. La struttura di base è quella di uno sparatutto in prima persona estremamente rapido, dove il movimento è continuo, le armi sono dirette e l’approccio è aggressivo, ma sopra questa base si innestano meccaniche tipiche dei roguelite, come la progressione a tentativi, la necessità di ripartire dopo ogni fallimento e la presenza di potenziamenti che modificano il modo di affrontare le run successive. Il gioco ti spinge a migliorare non solo attraverso la tua abilità, ma anche attraverso le scelte che fai lungo il percorso, creando una dinamica interessante tra improvvisazione e pianificazione. Il fatto che ogni piano del grattacielo rappresenti una sfida a sé, con nemici e situazioni sempre più complesse, contribuisce a creare una struttura a blocchi che si presta bene alla ripetizione senza risultare troppo monotona. In questo senso, la componente roguelite non è un semplice accessorio, ma un elemento che aiuta a mantenere alta la rigiocabilità. Ok, ma a parte il fondamentale obiettivo di rimanere in vita, perché dobbiamo lanciarci in questa impresa frenetica? Nel mondo di Mullet MadJack siamo in un futuro cyberpunk, dove impersoniamo un vigilante dipendente dalla dopamina costretto a combattere senza sosta per restare in vita. La missione è tanto semplice quanto assurda: scalare un grattacielo piano dopo piano per salvare l’influencer più famosa del pianeta, rapita da una corporazione di robot miliardari. Il tutto avviene sotto gli occhi di un pubblico online che segue ogni nostra azione in diretta, trasformando ogni scontro in uno spettacolo dove sopravvivere e intrattenere diventano la stessa cosa.

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La vera forza del gameplay come si sarà intuito sta nel ritmo. Tutto è costruito attorno alla velocità e alla pressione, e il sistema di tempo che si esaurisce se non continui a eliminare nemici è il collante che tiene insieme ogni singola meccanica. Non puoi nasconderti, non puoi aspettare, non puoi prendere fiato, perché il gioco non te lo permette. Questo lo rende estremamente coinvolgente. Dal punto di vista visivo, Mullet MadJack è probabilmente ancora più centrato. Lo stile grafico è fortemente caratterizzato, con colori neon molto accesi che contrastano con fondi scuri, creando un effetto che richiama in modo diretto l’estetica degli anime su VHS degli anni ’90. Ogni schermata è immediatamente leggibile, ogni ambiente ha una sua identità, e soprattutto c’è una coerenza visiva che tiene insieme tutto il progetto. Anche il comparto sonoro merita una menzione, perché la colonna sonora in stile synthwave contribuisce in modo significativo a creare l’atmosfera, accompagnando il ritmo serrato dell’azione senza mai risultare invasiva. Gameplay, grafica e audio sono allineati nel creare un’esperienza che punta sull’adrenalina e sulla continuità dell’azione. Mullet MadJack è un gioco che non scende a compromessi. Chi entra nel suo ritmo trova qualcosa di molto solido e coerente. La combinazione tra FPS old school, elementi roguelite e un’identità visiva così marcata funziona, riuscendo comunque a distinguersi grazie a un’idea centrale semplice ma efficace.

La recensione

7.5 Il voto

Mullet MadJack è un titolo che punta tutto su ritmo e identità, costruendo un’esperienza veloce, aggressiva e senza compromessi. La fusione tra boomer shooter e struttura roguelite funziona, anche se alla lunga può risultare ripetitiva per chi cerca più varietà. Il sistema del tempo legato alle uccisioni è l’idea chiave e regge l’intero impianto di gioco, dando tensione costante a ogni run. Lo stile visivo e sonoro è forte, riconoscibile e perfettamente coerente con la proposta. Può non essere per tutti, ma se entri nel suo flusso, difficilmente lo molli.

Valutazione

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