Switch 2: Possessor(s): la recensione

Gioca nei panni di Luca, l'host, e Rhem, la sua controparte dall'animo tutt'altro che collaborativo, ed esplora con loro una città isolata, fatta a pezzi da una catastrofe interdimensionale. La loro unica speranza di sopravvivere è imparare a coesistere.

Negli ultimi anni il panorama indie si è trasformato in uno dei principali motori creativi dell’intera industria videoludica. Se un tempo le produzioni indipendenti venivano considerate semplicemente alternative ai grandi blockbuster AAA, oggi rappresentano invece uno spazio fondamentale di sperimentazione artistica, narrativa e ludica. Molte delle idee più interessanti emerse nell’ultimo decennio sono nate proprio all’interno di studi più piccoli, capaci di compensare budget limitati con una forte identità autoriale e una maggiore libertà creativa. Il mondo indie ha inoltre avuto il merito di recuperare e reinterpretare generi storici, proponendoli attraverso sensibilità moderne e contaminazioni inattese. Platform, metroidvania, action RPG e shooter arcade hanno trovato nuova vita grazie a team desiderosi non tanto di inseguire il realismo o la spettacolarità assoluta, quanto piuttosto di costruire esperienze riconoscibili e memorabili. In questo contesto, l’identità visiva assume spesso un ruolo centrale. Molti titoli indipendenti riescono infatti a distinguersi proprio grazie a una direzione artistica forte, capace di imprimersi immediatamente nella memoria del giocatore. È una filosofia che emerge chiaramente anche in Possessor(s), produzione che punta fortemente su atmosfera, stile e caratterizzazione per ritagliarsi uno spazio nel panorama action contemporaneo. L’arrivo su Nintendo Switch 2 appare inoltre particolarmente coerente con la natura del progetto: la piattaforma Nintendo continua infatti a rappresentare uno degli ecosistemi più fertili e ricettivi per le produzioni indipendenti di qualità.

Dietro questo nuovo progetto troviamo Heart Machine, studio ormai ben riconoscibile all’interno della scena indie grazie a produzioni stilisticamente molto forti come Hyper Light Drifter e Solar Ash. Nel corso degli anni il team ha costruito una precisa identità autoriale, fatta di mondi malinconici, estetiche evocative e gameplay capaci di mescolare azione e contemplazione. Alla pubblicazione troviamo invece Devolver Digital, realtà che negli ultimi anni si è ritagliata un ruolo fondamentale nel supportare produzioni indipendenti fuori dagli schemi e dotate di una forte personalità. La collaborazione tra Heart Machine e Devolver appare quindi particolarmente naturale, considerando la comune attenzione verso opere artisticamente riconoscibili e non omologate alle tendenze più commerciali del mercato. Dal punto di vista ludico, Possessor(s) si presenta come un action platform a struttura metroidvania, caratterizzato da combattimenti rapidi, forte mobilità e una progressione basata sull’esplorazione interconnessa degli scenari. Dopo il debutto iniziale su PC e altre piattaforme, il titolo approda ora anche su Nintendo Switch 2, trovando nella console ibrida Nintendo una collocazione particolarmente adatta alla sua natura. La ricezione critica iniziale si è rivelata generalmente positiva. Il gioco è stato apprezzato soprattutto per la direzione artistica, l’atmosfera e il combat system, pur ricevendo alcune osservazioni legate a un ritmo non sempre impeccabile e a una struttura metroidvania talvolta meno brillante rispetto ai migliori esponenti del genere. Nel complesso, però, Possessor(s) è riuscito a ritagliarsi rapidamente una propria identità nel panorama indie contemporaneo.

Dal punto di vista narrativo, Possessor(s) costruisce un universo inquieto e malinconico, sospeso tra fantascienza distopica, horror psicologico e suggestioni cyberpunk. L’avventura si svolge all’interno di Sanzu City, metropoli devastata da una catastrofe interdimensionale che ha alterato profondamente la realtà, lasciando dietro di sé rovine urbane, anomalie e creature ostili. La protagonista, Luca, sopravvive all’evento entrando però in contatto con Rhem, un’entità demoniaca con cui instaura una simbiosi forzata. È proprio questo rapporto a rappresentare il fulcro dell’intera esperienza narrativa. I due personaggi sono costretti a convivere, collaborare e confrontarsi continuamente, in una dinamica che affronta temi come identità, trauma, dipendenza reciproca e perdita del controllo. Il world building viene costruito soprattutto attraverso l’esplorazione e la narrazione ambientale. Sanzu City non fa semplicemente da sfondo agli eventi, ma diventa quasi un personaggio autonomo: una città ferita, decadente e piena di cicatrici, che racconta il proprio passato attraverso architetture spezzate, quartieri abbandonati e dettagli disseminati lungo il percorso. Il tono generale rimane volutamente frammentato e introspettivo. Possessor(s) evita una narrazione troppo esplicita o cinematografica, preferendo suggerire sensazioni e stati emotivi più che spiegare ogni dettaglio. Una scelta che contribuisce a rafforzare il fascino dell’opera, pur rischiando talvolta di lasciare alcune sfumature meno immediate per parte del pubblico.

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