Switch 2: Rise of the Tomb Raider 20 year Celebration: la recensione

Scopri i segreti di Kitež e sopravvivi alle forze di Trinità durante la prima spedizione di Lara!

Al termine degli eventi del reboot del 2013, Lara Croft non è più la giovane archeologa inesperta che avevamo imparato a conoscere sull’isola di Yamatai. Le esperienze vissute, le perdite subite e soprattutto la scoperta di fenomeni apparentemente impossibili hanno cambiato profondamente il suo modo di vedere il mondo. Rise of the Tomb Raider riparte proprio da questo punto, trasformando quella che era stata una lotta per la sopravvivenza in una vera e propria ricerca della verità. Determinata a dimostrare la fondatezza delle teorie del padre, Lara si mette sulle tracce della leggendaria città di Kitež e della cosiddetta Sorgente Divina, un artefatto mitologico capace di garantire l’immortalità. La spedizione la conduce nelle regioni più remote e inospitali della Siberia, dove ben presto emerge la presenza della Trinity, potente organizzazione segreta anch’essa interessata ai misteri nascosti dietro il mito. La struttura narrativa riesce a bilanciare efficacemente diversi registri. Da una parte troviamo il fascino dell’avventura archeologica, con antiche civiltà scomparse, reliquie misteriose e leggende millenarie; dall’altra emerge una dimensione più personale, legata al rapporto tra Lara e il ricordo del padre, al peso delle sue ossessioni e alla ricerca di una propria identità. Il tutto viene raccontato attraverso una regia cinematografica di alto livello che, pur risentendo inevitabilmente del passare degli anni, continua a mantenere una notevole efficacia. Rispetto al capitolo precedente, Lara appare inoltre molto più vicina all’immagine classica dell’avventuriera che ha reso celebre il marchio. Pur conservando fragilità e dubbi, non si limita più a reagire agli eventi: è lei a metterli in moto, guidando l’azione e assumendo un ruolo molto più attivo nello sviluppo della vicenda. Questo contribuisce a rendere il personaggio più maturo e credibile, oltre che maggiormente coerente con la figura iconica costruita nel corso di trent’anni di storia della serie. Anche il cast secondario beneficia di una scrittura generalmente più convincente rispetto al reboot. Pur senza raggiungere vette memorabili, i comprimari riescono a sostenere adeguatamente la narrazione, mentre la Trinity si dimostra un antagonista funzionale e capace di accompagnare efficacemente l’evoluzione della trama. Il risultato è un racconto avventuroso, ben ritmato e spesso coinvolgente, che riesce a coniugare spettacolo, mistero e introspezione con maggiore equilibrio rispetto al suo predecessore.

Se il reboot del 2013 aveva gettato basi estremamente solide, Rise of the Tomb Raider rappresenta il momento in cui quella formula raggiunge la piena maturità. Crystal Dynamics prende infatti tutti gli elementi che avevano funzionato nel capitolo precedente e li amplia in maniera significativa, costruendo un’avventura più ricca, varia e appagante sotto praticamente ogni punto di vista. La differenza più evidente riguarda l’esplorazione. Le mappe abbandonano la struttura fortemente lineare del primo episodio per proporre aree molto più ampie e interconnesse, capaci di offrire una sensazione di libertà nettamente superiore. Pur non trattandosi di un open world vero e proprio, il gioco incoraggia costantemente il giocatore a deviare dal percorso principale per cercare segreti, raccogliere risorse e affrontare sfide opzionali. Particolarmente importante è il ritorno delle tombe secondarie, elemento simbolo della serie classica che nel reboot aveva assunto un ruolo quasi marginale. In Rise queste sezioni diventano finalmente una componente centrale dell’esperienza. Ogni tomba propone enigmi ambientali differenti, spesso ben costruiti e capaci di offrire una gradita variazione rispetto alle fasi più orientate all’azione. È proprio qui che emerge con maggiore forza il legame con il passato del franchise. Anche il sistema di progressione viene ulteriormente approfondito. Lara può migliorare le proprie abilità attraverso diversi alberi di crescita, costruire e potenziare equipaggiamenti, raccogliere materiali e sviluppare strumenti sempre più avanzati. Il crafting continua a rappresentare una componente importante dell’esperienza, senza però risultare invasivo o eccessivamente macchinoso. I combattimenti mantengono la struttura introdotta nel reboot, alternando approcci stealth, utilizzo dell’arco, armi da fuoco e scontri più diretti. La varietà dei nemici e la maggiore apertura degli scenari consentono di affrontare molte situazioni secondo strategie differenti, contribuendo a rendere gli scontri generalmente più interessanti rispetto al passato. Rimane inoltre molto piacevole la sensazione di crescita progressiva della protagonista, che passa da semplice esploratrice a vera e propria macchina da sopravvivenza. Tra i principali punti di forza emergono il ritmo dell’avventura, la qualità del level design e il continuo senso di scoperta che accompagna l’intera esperienza. Non mancano tuttavia alcuni limiti. Determinate sequenze risultano ancora fortemente scriptate, mentre il numero di combattimenti talvolta appare leggermente superiore a quanto sarebbe necessario per valorizzare pienamente la componente esplorativa. Inoltre, alcune dinamiche della progressione conservano una certa impronta “moderna” che potrebbe non convincere completamente gli appassionati più nostalgici. Nel complesso, però, Rise of the Tomb Raider continua a rappresentare uno degli esempi più riusciti di action adventure della sua generazione. Un’opera capace di trovare un equilibrio estremamente raro tra spettacolarità cinematografica, esplorazione, enigmi e crescita del personaggio, riuscendo ancora oggi a risultare sorprendentemente attuale e coinvolgente.

Dopo il lavoro svolto nel recupero delle avventure classiche di Lara Croft e dopo le convincenti conversioni già realizzate per Nintendo Switch e Switch 2, Aspyr si trovava di fronte a una sfida sensibilmente più impegnativa. Rise of the Tomb Raider non è infatti soltanto un titolo tecnicamente più complesso rispetto alle produzioni già portate sulla piattaforma, ma rappresenta anche uno dei giochi più ambiziosi della generazione PlayStation 4 e Xbox One, caratterizzato da ambientazioni molto estese, una notevole densità geometrica e una forte componente spettacolare. Il risultato finale è, nel complesso, estremamente positivo. Fin dai primi minuti colpisce la qualità del colpo d’occhio generale: le vaste distese innevate della Siberia, le antiche rovine disseminate lungo il percorso e le numerose aree esplorabili riescono ancora oggi a trasmettere una sensazione di scala e di avventura difficilmente riscontrabile in molte produzioni contemporanee. Pur trattandosi di un gioco originariamente pubblicato oltre dieci anni fa, il lavoro artistico di Crystal Dynamics conserva un fascino notevole, valorizzato da una conversione che riesce a preservarne gran parte delle qualità. Sul fronte delle prestazioni, Switch 2 si dimostra all’altezza della situazione. La fluidità rimane generalmente molto stabile durante l’azione e i combattimenti, contribuendo a mantenere sempre reattivi i controlli e piacevole l’esperienza di gioco. I rallentamenti sono sporadici e tendono a manifestarsi soprattutto nelle aree più densamente popolate o durante l’esplorazione di alcuni hub particolarmente ricchi di dettagli ambientali, senza tuttavia compromettere la giocabilità. Anche i tempi di caricamento risultano contenuti e sensibilmente inferiori rispetto a quelli ricordati sulle piattaforme originali. Naturalmente qualche compromesso è stato necessario. La risoluzione non raggiunge sempre livelli paragonabili alle versioni di fascia alta disponibili su PC o sulle console più potenti, e osservando attentamente l’immagine è possibile notare una certa presenza di pop-in della vegetazione e di elementi scenici, oltre a qualche texture che impiega qualche istante in più a caricarsi completamente. Sono però concessioni ampiamente comprensibili alla luce della natura del progetto. A differenza di Tomb Raider Definitive Edition, che derivava da un gioco ancora fortemente ancorato alle logiche della precedente generazione, Rise propone ambientazioni molto più ampie, una struttura sensibilmente più aperta e una quantità di elementi a schermo decisamente superiore. Deludente invece quanto fatto sotto il versante del sistema di interfaccia: i controlli tradizionali tramite stick analogici restano senza dubbio la soluzione più immediata e affidabile, ma il mancato supporto al giroscopio resta una ferita aperta, considerando quanto si sia rivelata un’ottima scelta da parte di tantissimi altri titoli assimilabili a questo, sotto il profilo del gameplay. Meno accattivante ma invece ben implementato risulta il touch screen, che trova un utilizzo discreto ma intelligente. La navigazione tra mappe, documenti, collezionabili e menu risulta più rapida in modalità portatile, senza però trasformarsi in una componente centrale dell’esperienza. È una comodità accessoria che contribuisce a rendere l’interfaccia più piacevole da utilizzare quando si gioca lontano dal televisore. Nel complesso, il lavoro di Aspyr può essere considerato un successo dal punto di vista visivo. Rise of the Tomb Raider non è probabilmente il titolo tecnicamente più pulito disponibile su Switch 2, ma in compenso porta sulla console Nintendo un’avventura di scala nettamente superiore, caratterizzata da un mondo molto più vasto, da una libertà d’azione sensibilmente maggiore e da una spettacolarità che riesce ancora oggi a lasciare il segno.

PUBBLICITÀ

La recensione

8 Il voto

Ampio, ricco e avventuroso, Rise of the Tomb Raider rappresenta ancora oggi il picco ritrovato della famosa archeologa, tra un impatto visivo di prim'ordine e un racconto interattivo del ritmo davvero incalzante.

Valutazione

  • Il voto 0
Guida alle valutazioni
PUBBLICITÀ

ARTICOLI CORRELATI

Prossimo articolo

Lascia un commento

VIDEO

Ben tornato!

Effettua l'accesso

Crea un account!

Compila i seguenti campi per registrarti

Recupera password

Per favore, inserisci il tuo Username o la tua Email per recuperare la password.

Crea nuova Playlist