Switch 2: Devil May Cry 5 Devil Hunter Edition: la recensione

Nero, Dante e V. tutti riuniti per sconfiggere il re dei demoni!

Per molti appassionati storici, il legame tra Capcom e Nintendo richiama inevitabilmente alla memoria gli anni di GameCube, quando la casa di Osaka sembrava aver individuato nella console viola della grande N uno dei pilastri della propria strategia. Fu l’epoca del celebre progetto Capcom Five, che portò su GameCube produzioni come Viewtiful Joe, PN03, Killer7 e soprattutto Resident Evil 4, inizialmente annunciato come esclusiva della piattaforma. Una collaborazione intensa e per certi versi irripetibile, destinata però ad affievolirsi progressivamente con l’avvento delle generazioni HD, quando Capcom orientò gran parte dei propri investimenti verso PlayStation e Xbox. Negli ultimi anni la situazione è però cambiata profondamente. Il successo straordinario di Nintendo Switch ha progressivamente riportato Nintendo al centro delle strategie delle principali terze parti giapponesi, e poche aziende hanno interpretato questo cambiamento con la convinzione dimostrata da Capcom. Prima sono arrivati titoli come Monster Hunter Rise, concepito specificamente per l’hardware ibrido, poi numerose raccolte, remaster e conversioni di catalogo. Successivamente il supporto si è ampliato ulteriormente, fino a coinvolgere anche alcune delle proprietà intellettuali più importanti della compagnia. Con Nintendo Switch 2 il rapporto sembra aver raggiunto una nuova dimensione. L’ultimo periodo ha visto infatti una vera e propria invasione del catalogo Capcom sulla nuova piattaforma: dall’attesissimo Pragmata al ritorno di Onimusha, passando naturalmente per il continuo sostegno al marchio Monster Hunter e per le nuove iniziative legate a Resident Evil. Gli annunci susseguitisi tra Summer Game Fest e Nintendo Direct hanno dissipato qualsiasi dubbio residuo: Nintendo non rappresenta più semplicemente un mercato complementare, ma una componente strutturale delle strategie future della compagnia. In questo contesto trova spazio anche Devil May Cry 5: Devil Hunter Edition, un’operazione che sarebbe stata quasi impensabile soltanto pochi anni fa. Non si tratta infatti dell’ennesimo recupero di un classico ormai lontano nel tempo, ma dell’approdo su hardware Nintendo di uno dei capitoli più rappresentativi e apprezzati dell’era moderna di Capcom. Un segnale che testimonia la crescente fiducia riposta nella piattaforma e che conferma ulteriormente la volontà di portare su Switch 2 una parte sempre più significativa del proprio catalogo contemporaneo.

Poche serie videoludiche risultano strettamente associate all’immaginario PlayStation quanto Devil May Cry. Nato nel 2001 dalle intuizioni di Hideki Kamiya e sviluppato originariamente come evoluzione di un prototipo destinato a Resident Evil 4, il primo capitolo diede vita a un nuovo sottogenere action, fondato sulla spettacolarità delle combo, sull’estrema mobilità del protagonista e su un sistema di valutazione capace di premiare stile e creatività anziché la semplice efficacia. Da quel momento Dante è diventato una delle icone più riconoscibili del medium, contribuendo a definire l’identità stessa dello “stylish action”. Nel corso degli anni la serie ha attraversato fasi alterne ma è sempre rimasta legata principalmente all’universo PlayStation. Episodi come Devil May Cry 3 e Devil May Cry 4 hanno consolidato il prestigio del marchio, mentre il reboot realizzato da Ninja Theory ha rappresentato un tentativo controverso di reinterpretarne l’identità. Con Devil May Cry 5, Capcom ha infine scelto di tornare alle proprie radici, ottenendo uno dei maggiori successi critici e commerciali dell’intera storia della saga. Il rapporto con Nintendo è invece stato molto più discontinuo. Per anni la serie è rimasta sostanzialmente assente dalle piattaforme della casa di Kyoto, salvo alcune eccezioni marginali. L’arrivo della prima Nintendo Switch ha consentito di colmare almeno in parte questa lacuna grazie alla pubblicazione digitale dei primi capitoli storici, operazioni certamente apprezzate dagli appassionati ma rivolte soprattutto a un pubblico nostalgico e già familiare con il marchio. Devil May Cry 5: Devil Hunter Edition rappresenta invece qualcosa di diverso. Pur trattandosi ancora di un recupero proveniente da altre piattaforme, il distacco temporale rispetto al debutto originale del 2019 risulta decisamente più contenuto rispetto a quanto avvenuto in passato. Soprattutto, arriva su una console che Nintendo e Capcom stanno trattando come una piattaforma pienamente contemporanea e non più come semplice destinataria di conversioni secondarie. È proprio questo l’aspetto più interessante dell’operazione. L’approdo di Dante, Nero e compagni su Switch 2 non assume soltanto il valore di una gradita aggiunta al catalogo, ma diventa il simbolo di una nuova fase del rapporto tra Capcom e Nintendo. Una fase nella quale i tempi di attesa si riducono, le differenze tra piattaforme si assottigliano e persino serie storicamente identificate con altri ecosistemi iniziano a trovare spazio in maniera sempre più naturale all’interno dell’offerta Nintendo.

Quando Devil May Cry 5 debuttò originariamente nel 2019, l’impressione condivisa da pubblico e critica fu quella di trovarsi di fronte non soltanto a un nuovo capitolo della saga, ma alla definitiva consacrazione della formula ideata quasi vent’anni prima. Dopo il controverso esperimento rappresentato dal reboot realizzato da Ninja Theory, Capcom decise infatti di riportare la serie sui binari della continuità narrativa, costruendo un episodio capace di recuperare personaggi, tematiche e rapporti che avevano accompagnato il brand sin dalle sue origini. La vicenda prende avvio con la comparsa di Urizen, misteriosa e potentissima entità demoniaca che minaccia l’intero pianeta attraverso la crescita dell’Albero Qliphoth, una gigantesca struttura infernale capace di nutrirsi del sangue umano. Di fronte a una minaccia apparentemente insormontabile, Nero, Dante e il nuovo arrivato V si ritrovano coinvolti in una lotta che ben presto si trasforma in qualcosa di molto più personale e intimo. Sotto la superficie dello spettacolo e delle battaglie contro orde di demoni, Devil May Cry 5 racconta infatti soprattutto la storia della famiglia Sparda. I rapporti tra Dante e Vergil, le conseguenze delle loro scelte e il ruolo assunto da Nero all’interno di questo complesso intreccio rappresentano il vero cuore narrativo dell’opera. Temi come eredità, identità, rivalità fraterna e ricerca del proprio posto nel mondo emergono con forza crescente fino a condurre a un finale che molti fan considerano ancora oggi tra i migliori mai realizzati dalla serie. La regia cinematografica, il ritmo estremamente sostenuto e l’eccellente caratterizzazione dei protagonisti contribuiscono ulteriormente al successo dell’operazione. Pur senza rinunciare all’ironia e all’esagerazione tipiche del marchio, il racconto riesce infatti a trovare un equilibrio sorprendentemente efficace tra spettacolarità e coinvolgimento emotivo, offrendo un punto d’ingresso accessibile ai nuovi giocatori ma al tempo stesso ricco di rimandi e soddisfazioni per gli appassionati storici.

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