Switch 2: Xeboblade Chronicles 2: la recensione

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Tra le numerose novità introdotte da Nintendo Switch 2, una delle più interessanti è probabilmente rappresentata dagli Upgrade Pack, una formula che si discosta sensibilmente dal tradizionale concetto di remaster o remake. Piuttosto che ripubblicare integralmente titoli già disponibili, Nintendo ha scelto infatti di costruire un percorso di aggiornamento dedicato ai possessori delle versioni originali per Switch, consentendo, con un investimento contenuto, di accedere a edizioni sensibilmente migliorate sotto il profilo tecnico e, in alcuni casi, anche contenutistico. Si tratta di una filosofia che punta contemporaneamente a preservare il valore del catalogo esistente e ad accompagnare il passaggio generazionale senza frammentare la base installata. L’utente che ha investito nella libreria Switch non è costretto a ricomprare integralmente i propri giochi, ma può aggiornarli beneficiando delle potenzialità del nuovo hardware. Una scelta che valorizza la retrocompatibilità e che trasforma Nintendo Switch 2 in una sorta di “edizione definitiva” dell’intero patrimonio software costruito negli ultimi otto anni. Tra tutte le serie coinvolte da questa strategia, Xenoblade Chronicles occupa probabilmente il ruolo più significativo. Nel giro di pochi mesi Nintendo ha infatti reso disponibili versioni aggiornate di Xenoblade Chronicles: Definitive Edition, Xenoblade Chronicles X: Definitive Edition e ora Xenoblade Chronicles 2, permettendo ai nuovi possessori della console di affrontare praticamente l’intera saga nelle migliori condizioni possibili. Un’operazione rara nel panorama console, che dimostra una particolare attenzione verso un franchise ormai diventato centrale nella produzione first party. L’impressione è che Nintendo stia costruendo qualcosa di più di una semplice raccolta di aggiornamenti tecnici. Attraverso questi Upgrade Pack la casa di Kyoto sta progressivamente consolidando una vera e propria biblioteca definitiva delle proprie proprietà intellettuali più prestigiose, rendendole pienamente fruibili anche sulla nuova generazione hardware. Nel caso di Xenoblade, questa operazione assume inoltre un significato ancora più profondo, perché prepara il terreno all’arrivo del prossimo grande capitolo della serie, offrendo ai nuovi giocatori l’opportunità di recuperare l’intero percorso narrativo ideato da Tetsuya Takahashi.

Quando Nintendo acquisì Monolith Soft nel 2007, pochi avrebbero immaginato quanto quello studio sarebbe diventato importante per l’intera strategia della casa di Kyoto. All’epoca il team fondato da Tetsuya Takahashi era già apprezzato dagli appassionati dei JRPG per opere come Xenogears e Xenosaga, ma rappresentava ancora una realtà relativamente specialistica, distante dai grandi numeri delle produzioni first party Nintendo. Negli anni successivi, però, Monolith Soft è cresciuta costantemente sia come sviluppatore autonomo sia come partner interno. Oltre alla serie Xenoblade, il team ha contribuito in maniera determinante alla realizzazione di alcuni dei progetti più importanti della compagnia, collaborando allo sviluppo di The Legend of Zelda: Breath of the Wild, Tears of the Kingdom, Animal Crossing: New Horizons, Splatoon e numerose altre produzioni. Il know-how acquisito nella progettazione di ambienti aperti, world building e gestione di grandi mappe tridimensionali ha reso Monolith uno degli studi tecnicamente più preziosi dell’intero gruppo Nintendo. Parallelamente è cresciuta anche la rilevanza di Xenoblade Chronicles. Quella che inizialmente sembrava una serie destinata soprattutto agli appassionati del JRPG è diventata progressivamente una delle proprietà intellettuali più prestigiose del catalogo Nintendo, capace di ottenere risultati sempre migliori sia sul piano della critica sia su quello commerciale. Non è un caso che la casa di Kyoto abbia deciso di investire così tanto proprio nella valorizzazione dell’intera saga attraverso gli Upgrade Pack per Switch 2. La conferma definitiva arriva però guardando al futuro. L’annuncio di Xenoblade Chronicles Genesis, previsto per il 2027, assume infatti un peso strategico enorme. Oltre a rappresentare il nuovo episodio inedito della serie, è anche uno dei pochissimi titoli first party ufficialmente confermati con così largo anticipo, condividendo il calendario del prossimo anno soltanto con un gigante commerciale come Pokémon. Una scelta comunicativa che testimonia la fiducia riposta da Nintendo nel lavoro di Monolith Soft e nella capacità della serie di rappresentare uno dei principali punti di forza dell’offerta software della nuova console. Oggi Xenoblade non è più soltanto “il JRPG di Nintendo”: è una delle produzioni simbolo della compagnia, un marchio che identifica eccellenza nel world building, ambizione progettuale e profondità narrativa. E proprio per questo motivo il recupero dell’intera saga su Switch 2 appare molto più di una semplice operazione nostalgica: rappresenta la volontà di preparare il pubblico al prossimo salto evolutivo di un franchise ormai definitivamente entrato nell’élite delle produzioni Nintendo.

Prima dell’arrivo di Xenoblade Chronicles 2, la serie godeva già di un prestigio enorme presso critica e appassionati, ma non poteva ancora essere considerata un successo commerciale. Il primo Xenoblade Chronicles, pubblicato su Wii nel 2010, venne accolto come uno dei migliori JRPG della propria generazione, ma soffrì di una distribuzione inizialmente limitata nei mercati occidentali, tanto da spingere i fan a organizzare la celebre campagna Operation Rainfall, che contribuì al suo arrivo negli Stati Uniti. Ancora più complicata fu la situazione di Xenoblade Chronicles X, straordinaria dimostrazione tecnica pubblicata su Wii U, ma inevitabilmente penalizzata dalle difficoltà commerciali della console. La svolta arrivò con Nintendo Switch. Durante il primo storico evento di presentazione della console, nel gennaio 2017, Nintendo mostrò immediatamente Xenoblade Chronicles 2 accanto ai principali titoli destinati a inaugurare la nuova piattaforma. Una visibilità eccezionale che permise alla serie di raggiungere un pubblico enormemente più vasto rispetto al passato, trasformando quello che fino ad allora era stato un franchise di culto in una delle nuove bandiere del catalogo Nintendo. Anche la finestra di lancio si rivelò determinante. Pubblicato entro il primo anno di vita della console, Xenoblade Chronicles 2 poté beneficiare dell’intero ciclo commerciale di Switch, continuando a vendere con regolarità per anni grazie alla crescita costante della base installata. Il risultato è ormai storia: con quasi tre milioni di copie distribuite, il titolo è diventato il capitolo di maggior successo dell’intera serie, consacrando definitivamente Xenoblade tra le produzioni first party di riferimento della casa di Kyoto. Naturalmente il merito non è riconducibile esclusivamente al contesto commerciale. Xenoblade Chronicles 2 rappresenta infatti anche un’opera profondamente diversa rispetto ai predecessori. Pur mantenendo la straordinaria complessità tipica della produzione di Tetsuya Takahashi, sceglie un linguaggio più vicino alla sensibilità contemporanea: uno stile grafico fortemente anime, personaggi estremamente espressivi, una regia cinematografica ricca di cutscene e un tono inizialmente più leggero, capace però di evolvere progressivamente verso tematiche sorprendentemente mature. Ma il vero elemento che rende Xenoblade Chronicles 2 uno snodo fondamentale dell’intera saga emerge soltanto nelle fasi finali dell’avventura. Quello che inizialmente sembra un episodio relativamente autonomo si rivela infatti il tassello centrale del grande mosaico narrativo costruito da Takahashi, culminando in uno dei plot twist più sorprendenti e significativi del JRPG moderno. Un finale capace non soltanto di ridefinire il significato dell’intero racconto, ma anche di ricollegarsi direttamente al primo Xenoblade Chronicles, preparando il terreno agli eventi del terzo capitolo e contribuendo a trasformare la trilogia in una delle costruzioni narrative più ambiziose mai realizzate all’interno del genere. È proprio questo straordinario equilibrio tra accessibilità e profondità ad aver decretato il successo del gioco. Xenoblade Chronicles 2 è riuscito ad aprire la serie a un pubblico molto più ampio senza rinunciare alla complessità filosofica, narrativa e ludica che da sempre caratterizza le opere di Takahashi. Un risultato tutt’altro che scontato, che ha segnato il definitivo passaggio del franchise da raffinato cult per appassionati a uno dei pilastri più importanti dell’intero catalogo Nintendo.

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