Switch 2: Lies of P. Complete Edition: la recensione

Include il pluripremiato gioco base e l'espansione Overture, offrendo l'intera saga della caduta di Krat e dei leggendari segreti che hanno scatenato la Frenesia dei burattini.

Come si può prendere un genere che sembra essere governato dall’antonomasia che lo definisce, un genere nel quale basta pronunciare il nome Souls-like per evocare immediatamente Demon’s Souls e Dark Souls, e riuscire comunque a proporre qualcosa di proprio? È una domanda tutt’altro che semplice, soprattutto considerando quanti studi abbiano provato negli anni a riprodurre la formula di FromSoftware attraverso checkpoint, perdita e recupero della valuta, combattimenti basati su schivate e parate, boss estremamente impegnativi e una narrazione costruita per frammenti. Il problema non è quindi imparare la grammatica del genere, ormai ampiamente codificata, ma riuscire a utilizzarla per esprimere una visione che non sembri semplicemente derivativa. È una sfida alla quale hanno cercato di dare risposta numerosi team, con risultati molto differenti, e tra questi anche Neowiz, studio sudcoreano che nel 2023 ha deciso di affrontarla partendo da un soggetto apparentemente lontanissimo dall’immaginario tradizionale dei Souls. Con Lies of P, Neowiz e Round8 Studio non nascondono infatti il proprio debito nei confronti di FromSoftware: il gioco conosce perfettamente le regole del genere e le applica con una sicurezza sorprendente. Ma proprio questa consapevolezza rappresenta il punto di partenza per costruire qualcosa di diverso. Al posto del fantasy medievale o del gotico più convenzionale arriva infatti una rilettura oscura di Pinocchio, collocata in una Krat industriale e decadente, popolata da marionette meccaniche, alchimisti, creature deformi e misteri legati all’Ergo. La formula rimane riconoscibile, ma cambia radicalmente il contesto nel quale viene applicata. È così che Lies of P riesce nella parte più difficile dell’operazione: non pretende di aver inventato un nuovo modo di costruire un Souls-like, ma dimostra che una formula già codificata può ancora diventare personale quando viene sostenuta da un immaginario sufficientemente forte, coerente e riconoscibile.

Il punto di forza più immediato del progetto di Neowiz è proprio il modo in cui prende la letteratura fiabesca e ne porta in superficie gli aspetti più inquietanti. Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi possiede già, sotto la patina dell’immaginario infantile con cui è stato successivamente assimilato, elementi crudeli, grotteschi e disturbanti; Lies of P parte da questa componente e la trasforma in una vera e propria visione horror. Il risultato è Krat, una città che richiama l’eleganza della Belle Époque ma nella quale l’opulenza architettonica convive con sangue, decomposizione e follia. Il mondo che un tempo prosperava grazie all’industria dei burattini è ormai precipitato nel caos, mentre le stesse creature meccaniche che ne avevano sostenuto il benessere si sono trasformate in una minaccia. È però l’estetica complessiva a rendere davvero riconoscibile questa reinterpretazione. Neowiz combina architettura europea, elementi vittoriani, tecnologia meccanica e suggestioni steampunk con un’atmosfera malinconica e profondamente decadente, costruendo un mondo nel quale quasi ogni elemento sembra appartenere contemporaneamente a un’elegante fiaba d’altri tempi e a un incubo industriale. Le marionette, in particolare, rappresentano perfettamente questa ambiguità: sono strumenti raffinati, progettati per servire gli esseri umani, ma anche corpi artificiali privi di volto e improvvisamente capaci di esercitare una violenza terrificante. Anche i personaggi e i luoghi riconducibili alla fiaba originale vengono reinterpretati in questa chiave, evitando che il riferimento a Collodi rimanga un semplice esercizio estetico. È proprio questa capacità di trasformare una fonte conosciutissima in qualcosa di quasi irriconoscibile a dare al progetto la sua personalità. Lies of P può ricordare Bloodborne per atmosfera, alcune produzioni FromSoftware per struttura e persino altri action RPG per determinate soluzioni, ma basta osservare una strada di Krat, una marionetta da combattimento o l’inquietante eleganza dell’Hotel Krat per capire che ci troviamo all’interno di un universo con una propria identità. La sorpresa del gioco originale nasceva quindi non dall’assenza di riferimenti, ma dalla loro capacità di fondersi in qualcosa di nuovo: una fiaba deformata, raccontata attraverso il linguaggio del Souls-like e trasformata in un mondo tanto affascinante quanto disturbante.

Ed è proprio sul piano narrativo che Lies of P dimostra di aver compreso la differenza fra citare una fonte e costruire un’opera originale a partire da essa. P è naturalmente Pinocchio, Geppetto è il suo creatore e numerosi personaggi, luoghi e situazioni richiamano più o meno esplicitamente il romanzo di Collodi, ma il racconto prende rapidamente una direzione autonoma. Il protagonista si risveglia nella stazione di Krat e viene attirato verso una città devastata dalla Frenesia dei Burattini, alla ricerca di Geppetto e delle risposte necessarie per comprendere ciò che è accaduto. Da questo presupposto nasce una vicenda nella quale la trasformazione del burattino in essere umano non è più soltanto il compimento di una favola, ma diventa una riflessione sull’identità, sulla coscienza e sulla possibilità di scegliere autonomamente il proprio destino. Il concetto di menzogna diventa così molto più di un semplice riferimento al naso che cresce nella fiaba originale. P si trova periodicamente davanti alla possibilità di dire la verità oppure mentire, spesso per risparmiare a un altro personaggio una sofferenza che la verità renderebbe inevitabile. La particolarità è che, nel mondo di Krat, i burattini non dovrebbero poter mentire: la capacità di farlo diventa quindi una delle manifestazioni attraverso cui P si allontana progressivamente dalla propria natura artificiale. Il sistema non si limita a determinare alcune conseguenze narrative, ma si integra nel tema centrale dell’intera opera, facendo coincidere una scelta del giocatore con il percorso di umanizzazione del protagonista. La forza del racconto sta soprattutto nella sua coerenza intradiegetica. Ergo, burattini, alchimisti, Frenesia, Grande Patto, Hotel Krat e gli stessi personaggi ispirati a Collodi non appaiono come elementi giustapposti per ricordare continuamente al giocatore la fiaba da cui tutto proviene: vengono assorbiti all’interno delle regole di un universo autonomo. È per questo che, superate le prime ore, diventa sempre meno importante riconoscere quale personaggio o situazione derivi dall’opera originale e sempre più interessante capire come funzionino all’interno della nuova mitologia. Anche Overture, prequel ambientato prima degli eventi del gioco principale, dimostra la solidità di questa impostazione, ampliando il passato di Krat e approfondendo la tragedia che conduce alla Frenesia senza limitarsi a ripetere quanto già raccontato. Il risultato è quindi una storia che utilizza Pinocchio come punto di partenza, non come destinazione. La conoscenza della fiaba originale permette di cogliere riferimenti, parallelismi e reinterpretazioni, ma non è necessaria per comprendere il dramma di P e la progressiva scoperta dei segreti di Krat. Ed è probabilmente questo il passaggio che consente a Lies of P di superare davvero il semplice esercizio di stile: la sua originalità non nasce dall’aver inventato da zero personaggi e temi, bensì dall’aver preso un patrimonio narrativo universalmente riconoscibile e averlo ricomposto secondo regole proprie, fino a trasformarlo in una storia che, pur conservando le tracce evidenti della fonte, finisce per appartenere completamente a Neowiz.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

ARTICOLI CORRELATI

Prossimo articolo

Lascia un commento

ULTIMI COMMENTI

VIDEO

Ben tornato!

Effettua l'accesso

Crea un account!

Compila i seguenti campi per registrarti

Recupera password

Per favore, inserisci il tuo Username o la tua Email per recuperare la password.

Crea nuova Playlist