Switch 2: Xeboblade Chronicles 2: la recensione

Esplora uno sconfinato oceano di nuvole, dove gli ultimi resti della civiltà vivono su colossali creature chiamate Titani. Scopri la storia di Rex e di Pyra!

Uno degli aspetti che più contribuirono a differenziare Xenoblade Chronicles 2 dai suoi predecessori fu la precisa volontà di Monolith Soft di dialogare con un pubblico molto più ampio, senza però snaturare la propria identità autoriale. Se il primo Xenoblade presentava un’estetica più vicina al fantasy occidentale e il secondo spin-off X privilegiava un’impostazione fantascientifica più rigorosa, il secondo capitolo numerato abbraccia invece con decisione l’immaginario dell’animazione giapponese contemporanea. L’influenza anime emerge immediatamente nella caratterizzazione dei protagonisti, nelle espressioni facciali molto accentuate, nella costruzione delle gag, nel ritmo delle scene d’intermezzo e nella regia stessa delle numerose sequenze cinematografiche. Rex, Pyra, Mythra e gran parte del cast sembrano provenire direttamente dalle grandi produzioni televisive giapponesi degli ultimi anni, alternando leggerezza, ironia e momenti quasi slice of life a improvvise sterzate narrative che conducono la storia verso riflessioni molto più mature del previsto. È proprio questo continuo cambio di registro a rappresentare uno dei maggiori punti di forza dell’opera: dietro un’apparente spensieratezza si nasconde infatti uno dei racconti più complessi mai scritti da Takahashi. Parallelamente Monolith introduce una delle idee ludiche più discusse ma anche più originali dell’intera produzione: il sistema delle Blade. Attraverso i Cristalli Nucleici, il giocatore può evocare centinaia di Blade differenti, alcune comuni, altre estremamente rare, secondo una logica chiaramente ispirata ai sistemi gacha allora sempre più diffusi nel panorama mobile. Una scelta inizialmente controversa, ma che nella pratica riesce a diventare molto più di un semplice espediente collezionistico. Ogni Blade possiede infatti una propria personalità, una storia dedicata, missioni specifiche, doppiaggio completo, abilità uniche e, soprattutto, uno stile artistico completamente differente. Per realizzarle Monolith Soft coinvolse decine di illustratori provenienti dal mondo dei manga, degli anime e del videogioco, chiedendo a ciascuno di interpretare liberamente il proprio personaggio. Il risultato è una straordinaria varietà estetica che permette al gioco di parlare contemporaneamente a sensibilità molto diverse, trasformando ogni nuova evocazione in una piacevole sorpresa tanto visiva quanto ludica. È una contaminazione che riflette perfettamente il momento storico in cui Xenoblade Chronicles 2 venne concepito. Da un lato raccoglie elementi fortemente contemporanei, dall’altro li inserisce all’interno di una struttura profondamente classica, costruendo un equilibrio che ancora oggi rappresenta una delle caratteristiche più distintive dell’intera serie.

L’avventura prende il via seguendo uno schema apparentemente familiare. Rex, giovane recuperatore che vive tra i Titani di Alrest, entra casualmente in contatto con Pyra, misteriosa Blade leggendaria che gli affida una missione destinata a cambiare il destino dell’intero mondo: raggiungere il mitico Elysium, luogo nel quale sarebbe possibile incontrare il Creatore stesso. È un incipit che richiama volutamente il viaggio dell’eroe tipico del JRPG classico, ma che ben presto lascia spazio a una narrazione molto più stratificata. Attraverso il rapporto tra Driver e Blade, Xenoblade Chronicles 2 affronta temi come la memoria, l’identità, il libero arbitrio, il significato dell’esistenza e il rapporto tra uomo e divinità, costruendo una riflessione filosofica sorprendentemente articolata dietro un’apparenza molto più leggera rispetto ai capitoli precedenti. Grande merito va anche al cast. Rex cresce progressivamente insieme al giocatore, abbandonando l’ingenuità iniziale senza mai perdere il proprio ottimismo, mentre Pyra e Mythra rappresentano probabilmente alcune delle figure femminili più complesse mai realizzate da Monolith Soft. Attorno a loro ruotano antagonisti memorabili come Jin, Malos, Amalthus e l’intera organizzazione di Torna, personaggi lontanissimi dalle tradizionali contrapposizioni tra bene e male e animati da motivazioni spesso comprensibili, quando non addirittura condivisibili. Il momento che consacra definitivamente Xenoblade Chronicles 2, però, arriva nelle battute finali dell’avventura. Senza anticipare dettagli fondamentali, è impossibile non riconoscere come il celebre plot twist conclusivo rappresenti uno dei passaggi narrativi più importanti dell’intera saga. Un evento che collega in maniera del tutto inaspettata il mondo di Alrest con quello del primo Xenoblade Chronicles, ridefinendo retroattivamente il significato di entrambe le opere e gettando le basi per la costruzione del macro-universo che troverà pieno sviluppo in Xenoblade Chronicles 3. A rendere ancora più ricca questa costruzione contribuisce Torna – The Golden Country, espansione che difficilmente può essere considerata un semplice DLC. Ambientata cinquecento anni prima degli eventi principali, racconta la tragedia che ha dato origine a molti dei conflitti del gioco base, approfondendo figure come Jin, Mythra e Addam e trasformando eventi solo accennati nella campagna principale in uno dei racconti più intensi mai scritti da Takahashi. Non è soltanto uno dei migliori contenuti aggiuntivi mai pubblicati da Nintendo, ma un tassello quasi imprescindibile per comprendere pienamente la profondità narrativa dell’intera opera.

Se la componente narrativa rappresenta il cuore emotivo di Xenoblade Chronicles 2, è probabilmente sul piano ludico che Monolith Soft realizza il proprio lavoro più sofisticato. Dietro un’apparente semplicità iniziale si nasconde infatti uno dei sistemi di combattimento più profondi mai concepiti all’interno di un JRPG moderno. Le battaglie si sviluppano attorno agli Auto Attack, che fungono da base per la ricarica delle Driver Arts, abilità attivabili attraverso i sei pulsanti frontali dei Joy-Con. Da qui il combattimento evolve progressivamente in una sorta di danza ritmica fatta di cancellazioni delle animazioni, concatenazioni di Driver Combo, Blade Combo, Fusion Combo e spettacolari Chain Attack finali. È un sistema che richiede tempo per essere assimilato, ma che una volta padroneggiato restituisce un livello di soddisfazione raramente eguagliato nel genere, premiando conoscenza delle meccaniche, tempismo e costruzione del gruppo molto più della semplice crescita numerica delle statistiche. A rendere il tutto ancora più ricco interviene il sistema delle Blade, vero fulcro dell’intera esperienza. Ogni Blade modifica infatti non soltanto le statistiche del personaggio che la equipaggia, ma introduce nuove arti, nuovi elementi, differenti ruoli tattici, abilità passive e possibilità di concatenazione. Le combinazioni possibili diventano centinaia, trasformando ogni squadra in qualcosa di profondamente personale e rendendo la sperimentazione una componente fondamentale della progressione. Lo stesso principio si estende anche all’esplorazione. Le abilità sul campo delle Blade consentono infatti di aprire nuovi percorsi, superare ostacoli ambientali, accedere a tesori nascosti e raggiungere aree precedentemente irraggiungibili, integrando in maniera intelligente la crescita del party con il level design. È una soluzione che incentiva continuamente il ritorno nelle vecchie mappe e rafforza il senso di scoperta che accompagna l’intera avventura. Ed è proprio il mondo di Alrest a rappresentare uno dei maggiori capolavori di Monolith Soft. Pur adottando una struttura semi-open world, ogni Titano appare come un ecosistema vivo, coerente e straordinariamente ricco di dettagli. Le enormi pianure di Gormott, le città sospese, le foreste, i deserti, le caverne e le coste oceaniche trasmettono un costante sense of wonder, grazie a un world building che ancora oggi impressiona per cura artistica, verticalità e capacità di suggerire la storia di un luogo semplicemente attraverso la sua conformazione. È questo equilibrio tra complessità sistemica, esplorazione, personalizzazione e meraviglia visiva a rendere Xenoblade Chronicles 2 un’opera tanto longeva. Ogni nuova area invita a deviare dal percorso principale, ogni Blade apre possibilità differenti e ogni combattimento, una volta comprese le sue logiche, diventa un esercizio di strategia e spettacolarità. Un risultato che continua ancora oggi a rappresentare uno dei vertici assoluti raggiunti dal JRPG contemporaneo.

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Tra tutti gli Upgrade Pack pubblicati finora da Nintendo per Switch 2, quello dedicato a Xenoblade Chronicles 2 è probabilmente il più convincente. Se Xenoblade Chronicles: Definitive Edition partiva già da una base tecnica solida e Xenoblade Chronicles X rappresentava ancora oggi una produzione sorprendentemente moderna, il secondo capitolo numerato era forse quello che più necessitava di un aggiornamento sostanziale. Nel 2017 Monolith Soft aveva infatti dovuto fare i conti con tempi di sviluppo estremamente stretti e con un hardware appena lanciato sul mercato. Nonostante un’ambizione enorme, il gioco mostrava inevitabilmente alcuni compromessi tecnici: risoluzione dinamica molto aggressiva, immagini spesso poco nitide, cali di fluidità nelle battaglie più concitate e una qualità visiva che non sempre riusciva a valorizzare la straordinaria direzione artistica del progetto. Difetti che, pur senza intaccarne l’eccellenza ludica e narrativa, avevano rappresentato la critica più frequente rivolta al titolo. L’edizione Switch 2 interviene proprio su questi aspetti, offrendo quella sensazione di “versione definitiva” che molti appassionati aspettavano da anni. Il salto più evidente riguarda la qualità dell’immagine: la risoluzione aumenta sensibilmente sia in modalità televisiva sia in portatile, restituendo scenari finalmente puliti, vegetazione molto più definita, texture valorizzate e un livello di dettaglio capace di esaltare l’incredibile lavoro artistico di Monolith Soft. Anche la distanza visiva beneficia della maggiore potenza della console, mentre il filtraggio delle texture e la pulizia complessiva dell’immagine eliminano quella lieve sfocatura che caratterizzava l’edizione originale. Ma è soprattutto la fluidità a cambiare radicalmente la percezione dell’esperienza. I 60 fotogrammi al secondo, mantenuti per la quasi totalità dell’avventura, trasformano completamente il battle system, rendendo ancora più leggibili le concatenazioni di arti, combo e Chain Attack e aumentando sensibilmente la precisione dell’interazione. Considerando la natura quasi ritmica del sistema di combattimento, si tratta probabilmente del miglioramento più importante dell’intero upgrade. A tutto questo si aggiungono caricamenti sensibilmente ridotti e alcuni contenuti inediti che continuano ad alimentare il grande mosaico narrativo costruito da Tetsuya Takahashi. L’introduzione della Blade M.O.M.O., dopo la già celebre presenza di KOS-MOS, rappresenta infatti molto più di un semplice cameo: è un ulteriore tassello che rafforza i sempre più evidenti collegamenti tra Xenoblade e Xenosaga, alimentando le teorie degli appassionati sulla progressiva ricostruzione del grande universo “Xeno” perseguita dall’autore da oltre venticinque anni. Il risultato è un aggiornamento che non si limita a sfruttare il nuovo hardware, ma valorizza finalmente un’opera che nel 2017 aveva dovuto sacrificare parte delle proprie ambizioni tecniche. Oggi Xenoblade Chronicles 2 può finalmente essere apprezzato nella forma che probabilmente Monolith Soft avrebbe desiderato fin dall’inizio.

La recensione

9 Il voto

Sono pochi i giochi che riescono a rappresentare contemporaneamente un punto di svolta per una saga, uno studio di sviluppo e un'intera piattaforma. Xenoblade Chronicles 2 appartiene senza dubbio a questa ristretta categoria. È il capitolo che ha trasformato un raffinato cult del JRPG in uno dei marchi più importanti del catalogo Nintendo, contribuendo a consacrare Monolith Soft tra gli studi first party più prestigiosi dell'industria e dimostrando come fosse possibile coniugare accessibilità, profondità sistemica e una narrazione sorprendentemente ambiziosa. L'edizione per Nintendo Switch 2 rappresenta la migliore incarnazione mai realizzata del titolo. I miglioramenti tecnici, i 60 fps, la qualità dell'immagine finalmente all'altezza della direzione artistica e i nuovi contenuti dedicati alla lore rendono questo Upgrade Pack un esempio virtuoso di come valorizzare un grande classico senza tradirne l'identità. È probabilmente l'aggiornamento più riuscito dell'intera trilogia, quello che più beneficia della nuova piattaforma e che meglio dimostra le potenzialità della politica degli Upgrade Pack adottata da Nintendo. Ma il valore dell'operazione va oltre il semplice recupero di un capolavoro. La disponibilità dell'intera saga su Switch 2 prepara infatti il terreno a Xenoblade Chronicles Genesis, chiamato a raccogliere un'eredità enorme. La speranza è che Takahashi riesca ancora una volta a sorprendere, intrecciando definitivamente i numerosi fili narrativi disseminati tra Xenoblade, Xenosaga e, perché no, parte dell'immaginario di Xenogears, dando vita al progetto più maturo, ambizioso e completo della sua carriera. Se riuscirà a coniugare questa visione con una maturazione tecnica ormai evidente e con un riscontro commerciale finalmente all'altezza del suo valore, Genesis potrebbe consacrare definitivamente Monolith Soft tra le realtà più importanti del panorama videoludico mondiale.

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