Se l’industria tripla A rappresenta oggi il principale motore economico del mercato videoludico, è spesso il panorama indipendente a incarnarne l’anima più creativa. I budget sempre più elevati e la necessità di ridurre il rischio commerciale hanno inevitabilmente spinto molte grandi produzioni verso formule consolidate, privilegiando sequel, remake e proprietà intellettuali già affermate. Al contrario, è proprio all’interno della scena indie che continuano a nascere alcune delle idee più coraggiose, capaci di contaminare generi differenti e sperimentare linguaggi ludici che difficilmente troverebbero spazio in produzioni dal costo centinaia di volte superiore. Negli ultimi anni questo fenomeno è diventato ancora più evidente. Titoli apparentemente impossibili da classificare hanno trovato spazio accanto ai grandi blockbuster, dimostrando come il pubblico sia ancora desideroso di lasciarsi sorprendere da meccaniche originali e approcci meno convenzionali. L’ibridazione dei generi, il recupero di formule dimenticate e la reinterpretazione di esperienze appartenenti alla storia del medium rappresentano oggi alcune delle principali caratteristiche della produzione indipendente, che sempre più spesso riesce a influenzare anche le opere dei grandi publisher. In questo contesto, Nintendo continua a occupare una posizione privilegiata. Prima Switch e oggi Nintendo Switch 2 si sono affermate come piattaforme ideali per questo tipo di produzioni, grazie a un pubblico storicamente ricettivo verso esperienze fuori dagli schemi e a un hardware capace di valorizzare tanto i grandi tripla A quanto i progetti di dimensioni più contenute. Non è un caso che moltissimi studi indipendenti scelgano ormai la console della casa di Kyoto come una delle piattaforme di riferimento fin dalle prime fasi dello sviluppo. Denshattack! rappresenta perfettamente questa filosofia. Il concept alla base del gioco è tanto semplice quanto geniale: immaginare uno skate game nel quale la tavola viene sostituita da un piccolo treno antigravitazionale capace di sfrecciare lungo rotaie sospese, concatenando trick, salti e acrobazie in un continuo susseguirsi di movimenti fluidi. Un’idea che, probabilmente, soltanto il panorama indie avrebbe avuto il coraggio di trasformare in un progetto completo e che proprio per questo riesce immediatamente a catturare la curiosità degli appassionati
Per comprendere davvero la natura di Denshattack! occorre guardare a una precisa stagione della storia dei videogiochi, quella che tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila vide SEGA trasformare il concetto stesso di gioco arcade. In un periodo in cui gran parte delle produzioni cercava soprattutto realismo o complessità, titoli come Crazy Taxi, Jet Set Radio e successivamente Jet Set Radio Future dimostrarono come fosse possibile costruire esperienze nelle quali il vero protagonista non fosse tanto l’obiettivo finale, quanto il piacere stesso del movimento. Si trattava di giochi difficili da racchiudere in una singola definizione. Erano racing senza esserlo davvero, action privi di combattimenti tradizionali, platform basati sulla velocità, esperienze sportive che premiavano soprattutto il controllo e la creatività del giocatore. Il loro elemento comune risiedeva nel concetto di flow: quella sensazione di continuità che nasce dal concatenare perfettamente salti, derapate, grind, acrobazie e percorsi alternativi senza mai interrompere il ritmo dell’azione. Nel corso degli anni questa particolare filosofia è stata ripresa solo sporadicamente. Produzioni come Airblade, Sunset Overdrive o, più recentemente, Bomb Rush Cyberfunk hanno dimostrato come esista ancora oggi una nicchia estremamente affezionata a questo tipo di gameplay, capace di fondere elementi appartenenti ai platform, ai rhythm game, agli action e perfino ai giochi sportivi in un insieme unico e difficilmente classificabile. È proprio in questo filone che si inserisce Denshattack!, senza limitarsi però a riproporne passivamente le meccaniche. Il titolo di Undercoders sostituisce infatti skateboard, rollerblade e biciclette con un originale sistema di movimento basato su piccoli treni magnetici che scorrono lungo reti ferroviarie futuristiche. Il grinding, da semplice elemento spettacolare, diventa così il fondamento stesso dell’intera esperienza, trasformando ogni rotaia in una possibile linea perfetta da percorrere e ogni livello in un gigantesco percorso da interpretare con creatività e precisione. L’obiettivo non consiste semplicemente nel raggiungere il traguardo, ma nel trasformare ogni singolo tragitto in una continua esibizione di abilità, dove velocità, controllo e stile diventano inseparabili. Una filosofia profondamente arcade che richiama direttamente l’eredità della migliore SEGA, aggiornandola però attraverso una sensibilità moderna e una struttura pensata per soddisfare tanto i giocatori più competitivi quanto chi desidera semplicemente lasciarsi trasportare dal ritmo dell’azione. Il tutto mixato con una impostazione meno libera e più rigida, con il conseguente aumento della difficoltà, vista l’esigenza d’abilità richiesta nell’esecuzione dei percorsi, ovviamente, su binari.

Dietro Denshattack! troviamo Undercoders, studio indipendente spagnolo che negli ultimi anni ha costruito una reputazione sempre più solida grazie a produzioni accomunate da una forte ricerca creativa. Dopo aver sperimentato con titoli come Conga Master, l’action RPG SuperEpic: The Entertainment War e l’originalissimo Treasures of the Aegean, il team torna ancora una volta a esplorare territori poco battuti, dimostrando una notevole capacità nel reinterpretare generi apparentemente dimenticati. L’idea alla base del progetto nasce, curiosamente, da un’intuizione tanto semplice quanto efficace: osservare un piccolo trenino giocattolo e immaginare come sarebbe stato trasformarne il movimento in un videogioco ad alta velocità. Da questa suggestione prende forma un progetto che gli stessi sviluppatori hanno più volte descritto come un dichiarato omaggio ai grandi classici arcade di SEGA, in particolare Jet Set Radio e Crazy Taxi, reinterpretandone però il concetto di flow attraverso un sistema di movimento completamente originale. La pubblicazione affidata a Fireshine Games testimonia ulteriormente le ambizioni del progetto. Nonostante l’estetica volutamente cartoon e l’impostazione immediatamente accessibile, Denshattack! nasce infatti con un obiettivo preciso: offrire un gameplay semplice da comprendere ma estremamente difficile da padroneggiare, recuperando quella filosofia arcade nella quale il miglioramento continuo del giocatore costituisce la vera progressione dell’esperienza. Non sorprende quindi che Undercoders abbia scelto di sviluppare il titolo direttamente pensando a Nintendo Switch 2, rinunciando alla precedente Switch proprio per non compromettere fluidità, qualità visiva e ampiezza degli scenari. Una decisione che riflette la volontà di preservare integralmente la velocità e la precisione del gameplay, elementi fondamentali per un’opera costruita quasi interamente sul ritmo e sulla continuità del movimento. Ed è forse proprio sulla console Nintendo che Denshattack! sembra trovare la propria collocazione ideale. Lontano da qualsiasi ricerca di fotorealismo, il gioco conquista grazie a una direzione artistica coloratissima, a un’estetica che richiama l’animazione giapponese contemporanea e a un’interfaccia immediata, perfettamente leggibile tanto sul televisore quanto in modalità portatile. Ne deriva un’esperienza capace di adattarsi tanto a brevi sessioni quanto a lunghe maratone dedicate alla ricerca della traiettoria perfetta, confermando ancora una volta come Switch 2 rappresenti uno degli habitat naturali per questo tipo di produzioni creative.











