Negli ultimi anni il concetto di preservazione videoludica ha assunto un’importanza sempre maggiore, trasformandosi da semplice interesse di una ristretta comunità di appassionati in una delle principali missioni dell’industria contemporanea. Se per lungo tempo il recupero del passato è passato quasi esclusivamente attraverso remake spettacolari e reinterpretazioni moderne dei grandi classici, oggi cresce invece la consapevolezza che il patrimonio culturale del videogioco sia composto anche da opere meno celebri, spesso rimaste confinate a un solo mercato o dimenticate per ragioni puramente commerciali. È proprio in questo contesto che si è affermata una nuova generazione di editori e studi specializzati, impegnati non tanto nel rifare i giochi, quanto nel renderli nuovamente accessibili, preservandone l’identità originale. Realtà come Digital Eclipse, Nightdive Studios, Limited Run Games, Bliss Brain e numerosi altri hanno progressivamente dimostrato come il valore della conservazione non risieda esclusivamente nel software, ma anche nel recupero dei materiali originali: codice sorgente, filmati, documentazione di sviluppo, colonne sonore, artwork e contenuti promozionali diventano così parte integrante di un lavoro filologico che permette alle nuove generazioni di conoscere opere altrimenti destinate all’oblio. Nintendo Switch, da questo punto di vista, è diventata una delle piattaforme privilegiate per questo tipo di iniziative. La natura ibrida della console e il forte interesse del suo pubblico verso il retrogaming hanno favorito l’arrivo di un numero crescente di produzioni storiche, contribuendo a trasformare l’eShop in una vera e propria biblioteca della storia videoludica. L’arrivo di 70s-style Robot Anime Geppy-X Hi-Res Remastered rappresenta uno degli esempi più significativi di questa filosofia. Pubblicato originariamente nel 1999 esclusivamente in Giappone per PlayStation, Geppy-X è rimasto per oltre venticinque anni una curiosità quasi irraggiungibile per il pubblico occidentale, conosciuta soltanto attraverso importazioni, emulazione o racconti degli appassionati. La nuova remaster non si limita quindi a riproporre uno sparatutto dimenticato, ma restituisce finalmente visibilità a un’opera che rappresenta un piccolo tassello della storia del videogioco giapponese, permettendole di uscire per la prima volta dai confini nazionali e raggiungere un pubblico completamente nuovo.
Per comprendere davvero l’unicità di Geppy-X occorre tornare alla grande stagione degli anime robotici degli anni Settanta, un periodo nel quale il Giappone contribuì a ridefinire l’immaginario di intere generazioni attraverso opere destinate a diventare leggendarie. Serie come Mazinger Z, Getter Robot, UFO Robot Goldrake (Grendizer), Jeeg Robot d’Acciaio, Combattler V, Daimos e, qualche anno più tardi, il primo Mobile Suit Gundam, non si limitarono infatti a raccontare battaglie spettacolari tra giganteschi robot, ma contribuirono a creare un’estetica, un linguaggio narrativo e una cultura pop che ancora oggi influenzano manga, anime e videogiochi. È proprio a quell’epoca che guarda Geppy-X. Pubblicato su PlayStation nel 1999 dallo studio Aroma, il titolo sceglie infatti di omaggiare apertamente quella stagione irripetibile, costruendo un’opera che è molto più di un semplice shoot’em up a scorrimento orizzontale. L’intero gioco viene concepito come una vera serie televisiva anime, con episodi scanditi da una precisa struttura narrativa: sigla iniziale, introduzione, prima parte dell’episodio, intermezzo pubblicitario fittizio, seconda parte, sigla finale e anticipazioni della puntata successiva. Questa impostazione permette a Geppy-X di distinguersi ancora oggi da qualsiasi altro sparatutto del periodo. Le sezioni giocate convivono infatti con una quantità impressionante di materiale animato, realizzato completamente a mano secondo gli standard dell’animazione tradizionale giapponese. Non sorprende quindi che il gioco occupasse ben quattro CD su PlayStation, una scelta eccezionale per l’epoca, resa necessaria dagli oltre ottomila frame animati e da un comparto audiovisivo curato con un’attenzione quasi maniacale. A rendere ancora più preziosa la produzione contribuisce inoltre il coinvolgimento di alcuni tra i più celebri doppiatori giapponesi dell’epoca e di interpreti storici delle sigle anime, trasformando Geppy-X in una vera e propria dichiarazione d’amore verso la cultura dei super robot. Più che limitarsi a citarne i modelli, il gioco riesce infatti a ricrearne perfettamente il tono, l’energia e persino l’estetica televisiva, al punto da sembrare un anime interattivo piuttosto che un videogioco tradizionale.

A distanza di oltre venticinque anni dalla pubblicazione originale, Bliss Brain sceglie di riportare Geppy-X sul mercato attraverso una remaster che si distingue per un approccio profondamente conservativo. L’obiettivo non è infatti modernizzare il gioco o reinterpretarlo secondo i gusti contemporanei, bensì preservarne l’identità originale rendendola finalmente accessibile anche al pubblico internazionale. Il lavoro di conversione, affidato a Implicit Conversions, si concentra innanzitutto sul recupero dei materiali originali. Le sequenze animate sono state restaurate partendo dai master video disponibili, riportando l’animazione alla fluidità prevista dagli autori e proponendola oggi in alta risoluzione, senza alterarne lo stile grafico o intervenire con artifici che ne avrebbero compromesso l’autenticità. La stessa filosofia viene applicata all’audio, al doppiaggio e all’intero impianto audiovisivo, che conserva integralmente il fascino della produzione del 1999. L’importanza di questa edizione risiede però soprattutto nel suo valore storico. Per la prima volta Geppy-X viene infatti localizzato ufficialmente per il mercato occidentale, permettendo anche ai giocatori europei di scoprire un titolo rimasto per decenni esclusiva del Giappone. Si tratta di un’operazione culturale prima ancora che commerciale, che restituisce finalmente dignità internazionale a un’opera spesso citata dagli appassionati di retrogaming ma praticamente impossibile da conoscere legalmente al di fuori del proprio Paese d’origine. Naturalmente non mancano alcuni miglioramenti pensati per adattare l’esperienza agli standard moderni. La remaster introduce salvataggi rapidi, funzione di rewind, opzioni per il fuoco automatico, filtri video ispirati ai televisori CRT, tempi di caricamento sensibilmente ridotti e numerose impostazioni dedicate alla qualità della vita, senza alterare il gameplay originale. Completano il pacchetto contenuti extra, modalità aggiuntive e materiali bonus che arricchiscono ulteriormente un’edizione già di per sé molto curata. Il risultato è un perfetto esempio di come dovrebbe essere affrontata la preservazione videoludica: nessuna riscrittura, nessuna spettacolarizzazione superflua, ma il massimo rispetto per il materiale originale accompagnato da tutti quegli accorgimenti necessari affinché un pubblico moderno possa apprezzarlo senza rinunciare al suo autentico valore storico.












