Per molti anni il genere dei JRPG è sembrato appartenere quasi esclusivamente alle grandi software house giapponesi. Square Enix, Atlus, Bandai Namco, Falcom e poche altre realtà hanno costruito una tradizione lunga decenni, dando vita ad alcune delle saghe più influenti della storia del videogioco. Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa è cambiato profondamente. Mentre una parte delle produzioni più importanti ha inevitabilmente aumentato budget, tempi di sviluppo e ambizioni cinematografiche, il panorama indipendente ha iniziato a raccogliere l’eredità più autentica del genere, proponendo interpretazioni originali che hanno saputo conquistare critica e pubblico. Titoli come Undertale, Chained Echoes, Sea of Stars, In Stars and Time, Cassette Beasts, Small Saga e molti altri hanno dimostrato come non siano necessari centinaia di milioni di dollari per realizzare un grande RPG. Al contrario, proprio la libertà creativa garantita da team più piccoli ha permesso di sperimentare sistemi di combattimento inediti, scritture più personali e strutture meno vincolate alle convenzioni storiche del genere. Una delle caratteristiche comuni di questa nuova generazione di JRPG indipendenti è la volontà di eliminare gran parte degli elementi percepiti come artificiosamente dilatati. Il grinding obbligatorio lascia spazio a una progressione più naturale, le durate diventano più contenute senza rinunciare alla profondità, mentre il battle system assume spesso un ruolo centrale nell’identità dell’opera, trasformandosi in un laboratorio di idee piuttosto che nella semplice riproposizione delle formule classiche. Anche Nintendo Switch ha avuto un ruolo fondamentale in questa rinascita. La natura ibrida della console e un pubblico storicamente affezionato ai giochi di ruolo hanno trasformato la piattaforma Nintendo in uno degli approdi naturali per queste produzioni, capaci di trovare un equilibrio ideale tra fruizione portatile e lunghe sessioni domestiche. È proprio in questo scenario che si inserisce Deathbulge: Battle of the Bands, una produzione che incarna perfettamente lo spirito del JRPG indipendente moderno. Dietro un’estetica volutamente bizzarra e una comicità apparentemente nonsense si nasconde infatti un gioco sorprendentemente raffinato, capace di reinterpretare numerosi elementi della tradizione attraverso un battle system originale, una scrittura brillante e una personalità che emerge con forza fin dai primi minuti.
Dietro Deathbulge troviamo Five Houses, piccolissimo studio indipendente che ha trasformato una passione coltivata per anni in uno dei progetti più interessanti del panorama RPG contemporaneo. Il gioco nasce infatti dall’omonimo webcomic Deathbulge, serie umoristica che negli anni aveva raccolto una piccola ma fedelissima community grazie al proprio stile irriverente, ai dialoghi assurdi e a un umorismo capace di alternare continuamente comicità demenziale e osservazioni sorprendentemente intelligenti. La trasposizione videoludica è stata tutt’altro che immediata. Il progetto ha infatti attraversato uno sviluppo lunghissimo, sostenuto anche attraverso una campagna Kickstarter e portato avanti per quasi un decennio da un team estremamente ridotto. Una gestazione tanto lunga avrebbe potuto rappresentare un rischio; al contrario, ha permesso agli sviluppatori di rifinire progressivamente ogni aspetto dell’opera, dando vita a un prodotto che trasmette costantemente una forte cura artigianale. Ogni elemento porta infatti la firma diretta degli autori. Le animazioni sono completamente disegnate a mano, i ritratti dei personaggi cambiano continuamente espressione durante i dialoghi, le ambientazioni risultano ricchissime di piccoli dettagli e la scrittura mantiene una coerenza sorprendente dall’inizio alla fine dell’avventura. Nulla appare generico o costruito seguendo formule prestabilite: Deathbulge comunica continuamente la sensazione di trovarsi davanti a un’opera estremamente personale. Il risultato non è passato inosservato. Al debutto su PC il gioco ha raccolto recensioni estremamente positive da parte della community, arrivando rapidamente a sfiorare valutazioni “Overwhelmingly Positive” su Steam e conquistando una reputazione quasi da piccolo cult tra gli appassionati dei JRPG indipendenti. L’arrivo su Nintendo Switch rappresenta quindi il naturale completamento del percorso, permettendo a un pubblico ancora più ampio di scoprire una produzione che, pur lontana dai riflettori del mercato mainstream, merita senza dubbio di essere presa in considerazione.

Già dalle prime battute Deathbulge chiarisce perfettamente il tono dell’intera avventura. I protagonisti sono Faye, Ian e Briff, tre amici accomunati da un talento musicale quantomeno discutibile che decidono di iscriversi a una semplice Battle of the Bands, sperando di ottenere finalmente un minimo di notorietà. Quella che dovrebbe essere una competizione tra gruppi emergenti prende però rapidamente una piega completamente imprevedibile, trascinando il trio all’interno di una vicenda sempre più surreale fatta di creature mostruose, dimensioni parallele, maledizioni, demoni e rivali fuori di testa. La musica diventa così il filo conduttore dell’intero universo narrativo. Ogni elemento del mondo di gioco ruota infatti attorno alla cultura musicale: dalle band rivali ai locali, dai fan alle assurde creature che popolano l’avventura, tutto contribuisce a costruire un immaginario originale e coerente, nel quale il linguaggio del rock, del metal e della scena underground viene continuamente reinterpretato con ironia. Il vero punto di forza della narrazione risiede però nella scrittura. Deathbulge rinuncia completamente ai toni solenni tipici di molti RPG, preferendo costruire dialoghi brillanti, ricchi di battute, giochi di parole e situazioni al limite dell’assurdo. Si tratta di un umorismo profondamente anglosassone, spesso autoironico e capace di prendersi gioco tanto dei cliché del genere quanto della cultura pop contemporanea. Ciò che sorprende maggiormente è però la capacità degli autori di alternare continuamente registri differenti. Dietro la comicità costante emergono infatti anche momenti più sinceri, nei quali trovano spazio riflessioni sull’amicizia, sulle aspettative personali, sulla crescita e sul desiderio di trovare il proprio posto nel mondo. Senza mai perdere leggerezza, Deathbulge riesce così a costruire personaggi credibili e facilmente riconoscibili, dando vita a un’avventura che diverte, sorprende e, nei momenti migliori, riesce perfino a emozionare.









