Switch 2: Disgaea Mahyem: la recensione

La principessa pretende il suo budino! Ma nel Netherworld nulla è mai semplice. Per assicurarsi il suo amato dessert e godersi le sue delizie culinarie, avrà bisogno di un mercenario abbastanza spietato da falciare mostri... e abbastanza affidabile da portare a termine la missione.

Chi conosce Disgaea sa perfettamente cosa aspettarsi dal punto di vista narrativo. Anche Disgaea Mayhem abbandona fin da subito qualsiasi pretesa di raccontare una storia particolarmente profonda, scegliendo invece di rimanere fedele alla tradizione della serie attraverso un intreccio volutamente sopra le righe, ricco di comicità nonsense, personaggi eccentrici e situazioni che oscillano continuamente tra il demenziale e il surreale. L’avventura prende il via da un pretesto apparentemente banale, che coinvolge il nuovo protagonista e una missione destinata ben presto a trasformarsi nell’ennesimo caos tipico del Netherworld. Tra demoni, Prinny, generali improbabili e continue gag autoreferenziali, il gioco costruisce una successione di eventi che privilegia il ritmo e la leggerezza rispetto alla costruzione di un vero arco narrativo. È un’impostazione perfettamente coerente con la storia della serie, che da sempre ha fatto dell’ironia uno dei propri elementi distintivi. Il problema nasce quando questa comicità diventa praticamente l’unico motore dell’esperienza. I dialoghi riescono spesso a strappare un sorriso, soprattutto agli appassionati storici della saga, ma raramente riescono ad aggiungere spessore ai personaggi o a costruire un world building realmente coinvolgente. Il Netherworld continua a rappresentare uno scenario riconoscibile e ricco di fascino per i fan, ma questa volta rimane poco più di uno sfondo funzionale alla continua successione delle missioni. Anche i protagonisti soffrono di questa impostazione. Il cast possiede il consueto carisma caricaturale tipico di Disgaea, ma manca quella capacità di alternare leggerezza e momenti più intensi che aveva permesso ad alcuni capitoli della serie principale di sorprendere anche sul piano emotivo. L’eccesso di ironia finisce così per appiattire l’intera narrazione, trasformandola in una lunga sequenza di sketch piacevoli ma raramente memorabili. Nel complesso la componente narrativa svolge quindi il proprio compito senza mai diventare realmente protagonista. Intrattiene, mantiene vivo il tono irriverente della serie e offre numerosi riferimenti agli appassionati, ma difficilmente riesce a lasciare un ricordo duraturo o a valorizzare appieno un universo che, in passato, aveva dimostrato di poter raccontare qualcosa di più della semplice parodia.

L’aspetto più interessante di Disgaea Mayhem risiede naturalmente nella sua trasformazione ludica. Abbandonata la classica struttura da tactical RPG che ha reso celebre la serie, Nippon Ichi Software sceglie di reinterpretare il proprio universo attraverso un action RPG chiaramente ispirato ai musou, nel quale il piacere principale deriva dall’eliminare enormi quantità di nemici utilizzando combo, abilità spettacolari e attacchi ad area sempre più devastanti. Le prime ore funzionano sorprendentemente bene. Il sistema di combattimento è immediato, reattivo e sufficientemente spettacolare da trasmettere fin da subito quella sensazione di continua crescita tipica della serie. Ogni battaglia produce una pioggia incessante di danni, punti esperienza, equipaggiamenti e statistiche sempre più elevate, mantenendo intatto quel gusto quasi compulsivo per il grinding che rappresenta da sempre uno dei marchi di fabbrica di Disgaea. Il passaggio all’action non comporta però una completa rinuncia agli elementi ruolistici. Il potenziamento del personaggio, la raccolta del bottino, la personalizzazione dell’equipaggiamento e la continua ricerca di build sempre più efficaci continuano infatti a rappresentare una parte importante della progressione. È proprio questa componente RPG a differenziare Mayhem da molti altri esponenti del genere musou, offrendo una crescita più articolata e un senso di progressione costante. Con il passare delle ore, tuttavia, emergono anche i principali limiti della struttura. Le missioni tendono a riproporre gli stessi obiettivi con variazioni minime, il level design rimane piuttosto essenziale e il loop di gioco finisce rapidamente per mostrare tutta la propria ripetitività. Eliminare orde sempre più numerose di avversari continua a essere divertente, ma il gioco introduce poche situazioni realmente capaci di modificare il ritmo dell’esperienza o di sorprendere il giocatore. Anche il sistema di combattimento, pur piacevole, non raggiunge la profondità che ci si potrebbe aspettare da un’operazione di questo tipo. Le diverse armi e abilità garantiscono una certa varietà iniziale, ma le differenze tra gli approcci tendono progressivamente ad assottigliarsi, lasciando spazio a un gameplay sempre più orientato al semplice button mashing e alla ricerca della massima efficienza numerica. Il risultato è un’esperienza che riesce a intrattenere grazie alla solidità della formula e alla simpatia del marchio Disgaea, ma che fatica a costruire una reale evoluzione nel corso dell’avventura. La leggerezza narrativa e la spettacolarità dei combattimenti riescono a mascherarne solo in parte la natura fortemente ripetitiva, impedendo a Disgaea Mayhem di compiere quel salto qualitativo che avrebbe potuto trasformarlo in uno spin-off davvero memorabile. Rimane comunque un esperimento interessante, soprattutto per chi desiderava vedere l’universo di Disgaea affrontare un genere completamente diverso senza rinunciare alla propria identità.

Dal punto di vista tecnico Disgaea Mayhem conferma immediatamente la natura della produzione. Nippon Ichi Software non ha mai puntato sul fotorealismo o su comparti grafici all’avanguardia, preferendo investire su direzione artistica e gameplay, ma in questo caso il risultato lascia la sensazione che il nuovo hardware Nintendo avrebbe potuto essere sfruttato con maggiore convinzione. Lo stile anime rimane piacevole e perfettamente coerente con l’immaginario della serie, mentre modelli dei personaggi, effetti speciali e palette cromatica restituiscono immediatamente il tipico colpo d’occhio di Disgaea. Tuttavia le ambientazioni risultano spesso piuttosto spoglie, le texture essenziali e il livello generale di dettaglio appare modesto anche considerando il budget della produzione. Gli effetti particellari durante gli scontri contribuiscono a rendere spettacolari le battaglie più affollate, ma non bastano a elevare un comparto tecnico che rimane complessivamente poco ambizioso. Su Nintendo Switch 2 il gioco mantiene generalmente prestazioni soddisfacenti, con caricamenti rapidi e una fluidità adeguata per gran parte dell’avventura. Nei momenti più caotici, quando lo schermo viene invaso da decine di nemici, abilità ed effetti simultanei, si percepisce però qualche lieve incertezza, senza mai compromettere realmente la giocabilità. Più che per problemi di ottimizzazione, è l’impressione generale di trovarsi di fronte a un progetto che sfrutta solo marginalmente le potenzialità della nuova console a lasciare qualche perplessità. Disgaea Mayhem gira bene su Switch 2, ma difficilmente potrebbe essere considerato un titolo rappresentativo delle possibilità offerte dall’hardware Nintendo, limitandosi a offrire un comparto tecnico funzionale, ma raramente capace di sorprendere.

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La recensione

6 Il voto

Disgaea Mayhem è uno spin-off curioso, che dimostra ancora una volta la volontà di Nippon Ichi Software di sperimentare senza tradire l'identità della propria saga più celebre. L'azione in stile musou diverte nelle prime ore e l'umorismo tipico di Disgaea rimane intatto, ma la ripetitività del loop, una narrazione poco incisiva e un comparto tecnico appena sufficiente impediscono al progetto di esprimere tutto il proprio potenziale. Rimane comunque un esperimento piacevole, consigliato soprattutto ai fan della serie e a chi cerca un action leggero e immediato, più che un'evoluzione realmente ambiziosa del marchio.

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