Quando si parla di tower defense è sempre più difficile trovare qualcosa che riesca davvero a distinguersi. Negli ultimi anni il genere è stato esplorato in ogni direzione possibile, soprattutto su PC e dispositivi mobili, dando vita a una quantità enorme di produzioni che, pur con qualche variazione sul tema, finiscono spesso per assomigliarsi, finendo tutte in un calderone più o meno indistinto di titoli anonimi. Per questo motivo mi sono avvicinato a Tower Dominion con aspettative piuttosto contenute. Le premesse sulla carta erano interessanti, ma la sensazione iniziale è stata quella di trovarmi davanti all’ennesimo esponente di un genere ormai saturo. Tower Dominion nasce dagli studi di Parallel 45 Games e arriva su console grazie al lavoro di Forever Entertainment, che ne ha curato l’adattamento. L’idea alla base del progetto è quella di fondere la classica struttura dei tower defense con una progressione roguelike, costruita attorno a partite sempre diverse, numerose possibilità di personalizzazione e una componente strategica che va oltre il semplice posizionamento delle torri. Dopo le prime partite devo ammettere che Tower Dominion ha fatto tutt’altro che convincermi. La struttura iniziale è estremamente familiare: arrivano le prime ondate, si eliminano i nemici, si raccolgono risorse e si costruiscono nuove difese. È una formula vista decine di volte e, almeno all’inizio, Tower Dominion non sembra fare molto per differenziarsi. Se mi fossi fermato dopo un paio d’ore, probabilmente il mio giudizio sarebbe stato decisamente più severo.

Continuando a giocare, però, il quadro cambia in maniera piuttosto evidente. Il merito è soprattutto della meccanica che rappresenta il vero cuore del gioco: la costruzione della mappa. Dopo ogni ondata non ci si limita infatti a spendere le monete guadagnate per acquistare nuove strutture o migliorare quelle già presenti. Il gioco propone anche un nuovo tassello di terreno che può essere ruotato e posizionato liberamente. È una meccanica apparentemente semplice, ma è proprio qui che Tower Dominion trova una propria identità. A quel punto non si ragiona più soltanto sulle torri da costruire. Bisogna iniziare a pensare a come far muovere i nemici, dove conviene allungare il percorso, quali punti trasformare in colli di bottiglia e quali aree lasciare disponibili per gli sviluppi futuri. Ogni nuova sezione della mappa modifica la partita e costringe a pianificare con qualche mossa d’anticipo. La soddisfazione maggiore arriva quando una scelta fatta diverse ondate prima produce esattamente il risultato sperato: vedere un’intera colonna di nemici attraversare il percorso studiato nei minimi dettagli, rallentata e demolita dalle difese costruite nel punto giusto, restituisce una sensazione di appagamento che raramente avevo trovato in altri tower defense. È una meccanica che aggiunge profondità senza complicare inutilmente le regole e che finisce per diventare il vero elemento distintivo dell’intera produzione. A rendere il tutto ancora più interessante interviene la componente roguelike. Al termine di ogni wave si ricevono monete da investire nel potenziamento degli armamenti già presenti oppure nell’acquisto di blueprint che permettono di costruire nuove strutture offensive. A queste si aggiungono i perk e le dottrine che vengono proposti durante la partita, costringendo continuamente il giocatore a scegliere la direzione che prenderà la propria build.

È proprio questo continuo processo decisionale a rendere Tower Dominion coinvolgente. Non esiste una strategia valida per ogni situazione e, soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati, diventa fondamentale adattarsi a quello che la partita offre. Alcune run spingono verso una costruzione fortemente offensiva, altre portano a privilegiare il controllo del percorso o il potenziamento di specifiche strutture. Ogni decisione influenza la successiva e, senza quasi accorgersene, ci si ritrova a dire “ancora una partita” per provare una combinazione diversa. La modalità Extended, inoltre, rappresenta un’interessante aggiunta per chi desidera mettere realmente alla prova la propria build. Una volta superata la durata standard della partita è possibile continuare ad affrontare ondate sempre più impegnative, verificando fino a dove riesca ad arrivare la strategia costruita nel corso della run. È un contenuto pensato chiaramente per gli appassionati del genere, così come i diversi livelli di difficoltà che permettono di aumentare progressivamente la sfida. La quantità di contenuti è notevole. Tra fazioni, comandanti, edifici, armamenti e dottrine le possibilità offerte sono davvero numerose e rappresentano uno dei motivi principali della longevità del gioco. Tuttavia non tutto viene spiegato nel migliore dei modi.

Uno degli aspetti che mi ha lasciato maggiormente perplesso riguarda proprio la presentazione dei comandanti. Fin dalle prime schermate il gioco mette davanti al giocatore numerosi personaggi, ma inizialmente è difficile capire quale sia il loro reale impatto sulla partita. Solo giocando si scopre che ciascuno modifica concretamente l’approccio strategico grazie a bonus specifici, abilità dedicate e contenuti esclusivi. È una buona idea, ma il tutorial e le descrizioni sono fin troppo essenziali e rischiano di far passare in secondo piano uno degli elementi più interessanti del gameplay. Anche la curva di apprendimento richiede un po’ di pazienza. Tower Dominion non è un gioco che mostra subito le proprie qualità migliori. Anzi, è quasi il contrario. Le prime ore lasciano una sensazione molto diversa rispetto a quella che si prova dopo averne comprese le meccaniche principali. È probabilmente il suo difetto più particolare: bisogna concedergli tempo prima che inizi davvero a funzionare. Se il gameplay cresce con il passare delle ore, lo stesso non si può dire per il comparto tecnico. La grafica rappresenta probabilmente l’aspetto meno convincente dell’intera produzione. Tutto è sufficientemente leggibile e durante le fasi più concitate non si perde mai il controllo di ciò che accade sullo schermo, ma il colpo d’occhio generale rimane piuttosto anonimo. Ambientazioni, edifici ed effetti visivi svolgono il proprio compito senza mai riuscire a lasciare un’impressione particolare. In un panorama indipendente dove spesso sono proprio lo stile artistico e la personalità visiva a fare la differenza, Tower Dominion appare fin troppo essenziale. L’altro limite evidente riguarda proprio la conversione Nintendo Switch.

Anche dopo diverse ore continuo ad avere la sensazione di utilizzare un’interfaccia progettata pensando principalmente al mouse e alla tastiera. I controlli funzionano e dopo un po’ ci si abitua, ma la navigazione nei menu, il posizionamento delle strutture e la gestione del cursore risultano meno immediati di quanto dovrebbero essere. Non si tratta di problemi tali da compromettere l’esperienza, ma rimangono il principale difetto della versione console. Con un’interfaccia maggiormente ottimizzata per il controller il gameplay ne avrebbe beneficiato sensibilmente. Nonostante questi limiti, Tower Dominion riesce comunque a conquistare il giocatore grazie alle sue meccaniche. È uno di quei titoli che migliorano sensibilmente con il passare del tempo. Più si comprendono le sinergie tra i vari sistemi, più aumenta la voglia di sperimentare una nuova build, modificare il percorso dei nemici o provare una diversa combinazione di potenziamenti. La sensazione iniziale di trovarsi davanti all’ennesimo tower defense lascia progressivamente spazio a un gioco che possiede una propria identità e che riesce a distinguersi soprattutto grazie alla libertà strategica concessa al giocatore. La costruzione modulare del campo di battaglia aggiunge un livello strategico che raramente si incontra nei tower defense più tradizionali, mentre la struttura roguelike rende ogni run diversa dalla precedente e invoglia continuamente a sperimentare nuove soluzioni.
Se cercate un tower defense immediato, da comprendere completamente nel giro di pochi minuti, probabilmente non è il titolo più indicato. Se invece apprezzate i giochi che premiano la pianificazione, la sperimentazione e la costruzione di strategie sempre diverse, Tower Dominion merita sicuramente attenzione. Rimane la sensazione che una grafica più ispirata e soprattutto una conversione Switch maggiormente rifinita avrebbero potuto elevarlo ulteriormente, ma il gameplay riesce comunque a emergere come l’aspetto più riuscito dell’intera produzione.
La recensione
Tower Dominion parte in sordina e rischia persino di essere sottovalutato nelle prime ore, ma una volta assimilate le sue meccaniche mostra una profondità strategica superiore a quella che lascia intuire inizialmente. La costruzione modulare della mappa e la progressione roguelike rappresentano due idee ben realizzate che rendono ogni partita coinvolgente e spingono a sperimentare continuamente nuove strategie. Peccato per un comparto grafico poco ispirato e per controlli che tradiscono chiaramente le origini PC del progetto: due limiti che impediscono al titolo di fare il definitivo salto di qualità, senza però cancellarne le indubbie qualità ludiche.








