Switch 2: Obakeidoro 2: la recensione

Il gioco in cui mostri e umani si sfidano a nascondino è tornato! Stavolta si svolgerà... in Giappone?!

Con Nintendo Switch 2, Nintendo sembra aver voluto rendere il multiplayer e la condivisione non soltanto una componente dell’offerta software, ma uno degli elementi distintivi della nuova macchina. Già nella comunicazione precedente al lancio e poi attraverso i primi mesi di vita della console, funzioni come GameChat, GameShare e il supporto alle videocamere hanno contribuito a definire un’esperienza che va oltre il semplice giocare insieme, cercando di ridurre la distanza fra chi possiede un titolo e chi vi si avvicina per la prima volta. Mario Kart World, arrivato insieme alla console e protagonista dello stesso bundle ufficiale, rappresenta naturalmente il manifesto più evidente di questa filosofia, con un’intera esperienza costruita attorno alla condivisione, alla comunicazione e alla presenza simultanea di molti giocatori. È in questo contesto che OBAKEIDORO 2: Chase & Seek acquista un interesse particolare. Il nuovo titolo di FREE STYLE non si limita infatti a offrire una modalità multiplayer tradizionale, ma sfrutta alcune delle possibilità più interessanti introdotte dall’ecosistema Switch 2: GameShare permette di coinvolgere anche chi non possiede il gioco, mentre GameChat diventa parte integrante della possibilità di condividere l’esperienza online. Non è un dettaglio secondario per un prodotto che fonda la propria ragione d’essere sulla socialità: qui la console non rappresenta semplicemente il dispositivo sul quale eseguire il software, ma diventa una parte della sua stessa proposta ludica. È una differenza importante rispetto alla prima Switch, sulla quale il multiplayer era già uno dei pilastri dell’offerta Nintendo, ma non era ancora accompagnato da un’infrastruttura hardware e software altrettanto esplicitamente orientata alla condivisione immediata dell’esperienza. Obakeidoro 2, con la sua natura di party game asimmetrico, sembra quasi progettato per dimostrare quanto questa filosofia possa funzionare

Per comprendere il significato del secondo capitolo bisogna però tornare al 2019, quando FREE STYLE portò su Nintendo Switch il primo Obakeidoro!. L’idea alla base era tanto semplice quanto immediata: trasformare il tradizionale gioco del nascondino in un’esperienza multiplayer asimmetrica nella quale un giocatore interpreta il mostro e gli altri tre gli umani, chiamati a sfuggire all’inseguimento per tre minuti. Il mostro deve catturare tutti gli avversari prima dello scadere del tempo, mentre la squadra degli umani può vincere anche riuscendo a mantenere libero un solo componente. Una formula elementare, quasi infantile nella sua accessibilità, ma capace di generare una sorprendente quantità di situazioni emergenti attraverso movimento, inseguimento, fuga e gestione dello spazio. Il momento storico nel quale arrivò non è irrilevante. Switch aveva già dimostrato una straordinaria predisposizione per party game, multiplayer locale e produzioni indipendenti capaci di costruire il proprio pubblico attraverso formule semplici, e Obakeidoro! si inseriva perfettamente in questa tendenza, proponendo una variante estremamente accessibile dell’allora crescente fenomeno del multiplayer asimmetrico. Lontano dalla tensione horror e dalla complessità sistemica di Dead by Daylight, il progetto di FREE STYLE puntava piuttosto sulla leggerezza: partite brevi, regole comprensibili in pochi secondi, personaggi caricaturali e una componente competitiva sufficientemente immediata da funzionare tanto con amici quanto con giocatori occasionali. La ricezione contribuì a costruire una piccola ma fedele comunità, particolarmente forte sul mercato giapponese, permettendo al team di continuare a espandere e sostenere il progetto fino a trasformarlo in una vera serie

OBAKEIDORO 2: Chase & Seek parte dunque da una formula già perfettamente riconoscibile, ma sceglie di ampliarne sensibilmente le possibilità, tanto sul piano estetico quanto su quello ludico. Dopo l’ambientazione più generica del primo episodio, il sequel trasferisce l’azione in un Giappone fantastico ispirato alle leggende e all’immaginario tradizionale del Paese: un cambiamento che permette a FREE STYLE di costruire un world building più caratterizzato e, contemporaneamente, di dare maggiore varietà agli scenari. La struttura competitiva rimane però quella originale: fino a otto giocatori possono affrontarsi localmente o online, distribuiti fra la squadra degli umani e quella dei mostri, con tre minuti per determinare il vincitore. Gli umani devono riuscire a mantenere almeno un componente libero, mentre il mostro deve catturarli tutti e rinchiuderli prima che il tempo finisca. La vera evoluzione, tuttavia, arriva quando FREE STYLE interviene sulle possibilità di interazione fra i giocatori. Gli umani dispongono ancora della lanterna, capace di stordire temporaneamente il mostro, ma ora possono anche utilizzare la nuova abilità Chiama, che consente di richiamare gli alleati nelle vicinanze e, una volta stabilito il contatto, eseguire azioni cooperative come Lancio singolo, Salto di coppia e Forma legame. Il gioco, insomma, non si limita più a mettere quattro giocatori nello stesso spazio: prova a trasformare la loro presenza simultanea in una vera risorsa strategica. Sul fronte opposto, i mostri possono contare sulla nuova Super presa, un attacco dalla portata maggiore capace di coinvolgere più umani contemporaneamente. A cambiare non è quindi il principio fondamentale del nascondino, ma il suo grado di interazione: Obakeidoro 2 cerca di trasformare una formula nata sulla semplicità in una piccola arena nella quale movimento, tempismo e coordinamento diventano progressivamente più importanti.

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