Switch 2: Obakeidoro 2: la recensione

Il gioco in cui mostri e umani si sfidano a nascondino è tornato! Stavolta si svolgerà... in Giappone?!

La forza di Obakeidoro 2 continua a risiedere nella capacità di trasformare una regola elementare — correre e nascondersi — in una piccola esperienza competitiva nella quale ogni secondo e ogni metro possono fare la differenza. Le partite durano appena tre minuti e questo contribuisce a mantenere il ritmo sempre elevato: gli Umani devono evitare il Mostro, liberare eventualmente i compagni catturati e riuscire a portare almeno un membro della squadra alla fine del tempo; dall’altra parte, il Mostro deve sfruttare le proprie capacità per intercettare tutti gli avversari. Il risultato è un sistema asimmetrico immediatamente leggibile, ma nel quale la semplicità delle regole lascia progressivamente spazio alla conoscenza delle mappe, alla lettura delle traiettorie e alla gestione delle abilità. La novità più interessante è proprio il sistema Call, che interviene su una delle debolezze strutturali del primo episodio: la difficoltà nel trasformare la presenza di più Umani in una vera strategia collettiva. Richiamando gli alleati vicini, è ora possibile attivare tecniche cooperative come Solo Throw, Two Person Jump e Bond Forger, capaci rispettivamente di lanciare un compagno, superare determinati ostacoli con un salto combinato o creare una formazione mobile. Non si tratta quindi soltanto di aggiungere qualche mossa spettacolare: la squadra può ora decidere se disperdersi, come sarebbe naturale in un gioco di inseguimento, oppure restare unita per sfruttare le proprie capacità cooperative. È un cambiamento che apre anche una dimensione quasi “territoriale” del game design: conoscere una mappa significa capire dove una determinata combinazione può diventare utile, trasformando un angolo dello scenario, una parete o un dislivello in un’opportunità tattica. Naturalmente, rafforzare gli Umani avrebbe rischiato di alterare l’equilibrio della formula, ed è qui che entra in gioco la Super Catch dei Mostri. La nuova abilità permette di aumentare la portata dell’attacco e di catturare più avversari contemporaneamente, diventando particolarmente efficace proprio quando gli Umani decidono di raggrupparsi per utilizzare le tecniche cooperative. Si crea così una piccola dinamica di contromosse: gli Umani devono capire quando la collaborazione costituisce un vantaggio e quando, invece, li rende un bersaglio troppo appetibile; il Mostro deve imparare ad aspettare il momento giusto per sfruttare la propria abilità speciale. Il gioco non aspira naturalmente alla profondità competitiva di un grande asymmetric multiplayer, ma proprio questa semplicità stratificata rappresenta una delle sue qualità migliori.

È però con GameShare che Obakeidoro 2 trova probabilmente il proprio elemento più caratterizzante su Switch 2. Il titolo permette infatti al proprietario di condividere l’esperienza con giocatori che non possiedono una copia del software, eliminando una delle barriere più fastidiose del multiplayer: quella per cui, per organizzare una partita con un gruppo di amici, tutti devono prima acquistare lo stesso gioco. In locale è possibile coinvolgere fino a quattro persone sullo stesso sistema e fino a otto attraverso la comunicazione locale; online, il gioco arriva a otto partecipanti, mentre GameShare via Internet consente di condividere il titolo con un singolo altro giocatore attraverso GameChat. È una distinzione importante, perché Obakeidoro 2 è probabilmente uno dei prodotti più adatti a sfruttare questa filosofia: non richiede decine di ore per comprenderne le regole, una partita dura tre minuti e il divertimento deriva soprattutto dalla presenza fisica o vocale degli altri partecipanti. GameShare diventa così quasi un’estensione digitale del concetto di “passa il controller” tipico delle esperienze multiplayer Nintendo. L’infrastruttura di Switch 2 non si limita a permettere l’accesso remoto, ma riduce concretamente la distanza fra possesso del software e partecipazione all’esperienza. Per un party game basato su partite brevi e immediatamente comprensibili, è un vantaggio enorme. Naturalmente esistono alcune condizioni da considerare. Per il GameShare online sono necessari connessione a Internet, Nintendo Account, abbonamento Nintendo Switch Online e GameChat; inoltre, è una funzione che deve essere avviata da una console Switch 2. In altre parole, non siamo davanti a una sostituzione dell’acquisto del gioco per tutti i partecipanti, ma a una modalità di condivisione fortemente legata all’ecosistema della nuova console. È comunque difficile negare quanto questa soluzione si adatti alla filosofia di Obakeidoro 2: il gioco trova il proprio massimo valore quando smette di essere un prodotto da giocare e diventa qualcosa da condividere.

La possibilità di arrivare a otto giocatori rappresenta un’altra evoluzione importante rispetto alla dimensione più contenuta del primo episodio. Il gioco conserva una struttura leggibile anche aumentando il numero dei partecipanti, ma la maggiore densità di personaggi rende inevitabilmente più caotici gli inseguimenti e, soprattutto, aumenta il peso della comunicazione. Quando gli Umani possono coordinarsi, richiamarsi e combinare le proprie abilità, la voce diventa una risorsa strategica vera e propria: indicare la posizione del Mostro, decidere chi deve attirarlo, stabilire quando tentare il salvataggio di un compagno o quando abbandonarlo al proprio destino può cambiare radicalmente l’esito di una partita. Allo stesso tempo, un gruppo che comunica male rischia di trasformare proprio la propria superiorità numerica in una debolezza. La struttura è quindi semplice da comprendere, ma sorprendentemente ricca di situazioni emergenti. Il rovescio della medaglia è che un’esperienza costruita attorno a posizionamento, tempismo e collisioni è inevitabilmente sensibile alla qualità della connessione. Quando tutto funziona correttamente, l’immediatezza degli inseguimenti restituisce esattamente quella sensazione di partita breve, convulsa e imprevedibile sulla quale FREE STYLE ha costruito la serie; quando invece interviene latenza, anche minima, la percezione della distanza fra Mostro e Umano può diventare meno precisa e rendere alcune catture apparentemente ingiuste. È un problema che assume un peso maggiore proprio online, perché Obakeidoro 2 non dispone della profondità sistemica necessaria a compensare completamente eventuali imperfezioni della risposta. Il suo gameplay vive di reattività e immediatezza, e quindi ogni interferenza della componente infrastrutturale si riflette direttamente sul feeling. Al tempo stesso, è proprio l’online a rappresentare la ragione principale per cui il progetto può trovare una nuova vita su Switch 2. Otto giocatori, GameChat e GameShare costruiscono un ecosistema nel quale la partita può nascere quasi spontaneamente, senza la necessità di organizzare una sessione competitiva complessa. Ed è forse questa la direzione più interessante intrapresa dal sequel: non cercare di trasformare Obakeidoro in un prodotto più serio o più complesso, ma rafforzare ciò che lo rendeva già divertente, ovvero la capacità di generare in pochi minuti una situazione da ricordare, raccontare e immediatamente ripetere.

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Dal punto di vista tecnico, Obakeidoro 2 non è certamente il titolo chiamato a dimostrare la potenza di Nintendo Switch 2. L’impostazione artistica, volutamente caricaturale e colorata, privilegia la leggibilità rispetto alla spettacolarità, con personaggi dalle forme semplici, animazioni immediate e ambientazioni costruite più per sostenere l’azione che per stupire sul piano tecnologico. Il passaggio al nuovo capitolo porta comunque con sé un’evidente crescita nella costruzione degli scenari: l’immaginario del Giappone fantastico offre maggiore varietà visiva rispetto al primo episodio e, soprattutto, si accompagna a mappe più articolate, nelle quali dislivelli, percorsi alternativi e possibilità di movimento contribuiscono direttamente alle dinamiche dell’inseguimento. La scelta di aumentare la verticalità degli ambienti è particolarmente azzeccata perché non rappresenta un semplice abbellimento: lo scenario diventa parte del gioco, modificando concretamente il modo nel quale Umani e Mostri possono muoversi e affrontarsi. Su Switch 2 l’esperienza risulta comunque complessivamente fluida e sufficientemente stabile, anche quando il numero di giocatori cresce e l’azione diventa più caotica. Non emergono particolari criticità tali da compromettere la leggibilità o la reattività dei comandi, elemento fondamentale per un gioco nel quale una frazione di secondo può determinare una cattura o una fuga. Ma è evidente come il valore della versione Switch 2 non risieda tanto in un salto grafico generazionale, quanto nella possibilità di sfruttare le nuove funzioni dell’ecosistema Nintendo. GameShare, GameChat, il multiplayer online fino a otto partecipanti e la possibilità di utilizzare una videocamera compatibile spostano infatti il baricentro dell’upgrade dalla tecnologia pura alla modalità di fruizione. È quasi un caso da manuale di come una nuova piattaforma possa migliorare un gioco non necessariamente rendendolo più bello, ma rendendo più semplice, immediato e naturale giocarlo insieme. Anche l’interfaccia e la chiarezza visiva beneficiano della maggiore qualità dell’uscita video di Switch 2, soprattutto in modalità portatile, dove la lettura dei personaggi e degli elementi dello scenario rimane sempre sufficientemente precisa. L’assenza di un ambizioso comparto tecnico non pesa quindi più di tanto sul giudizio: Obakeidoro 2 non promette una vetrina tecnologica, ma un’esperienza multiplayer accessibile e immediata, e sotto questo profilo la nuova console gli offre esattamente ciò di cui ha bisogno. La vera evoluzione non è nei poligoni, ma nella piattaforma sociale che li circonda.

La recensione

6.5 Il voto

Obakeidoro 2 non è un titolo destinato a ridefinire il multiplayer asimmetrico, né pretende di competere per profondità con produzioni molto più ambiziose. La sua forza sta altrove: tre minuti di inseguimenti, regole immediate, nuove possibilità cooperative e un sistema di condivisione perfettamente integrato in Switch 2. GameShare e GameChat gli permettono di esprimere pienamente una natura da party game che il primo episodio aveva già intuito, mentre il nuovo world building e le meccaniche cooperative danno maggiore varietà a una formula altrimenti inevitabilmente ripetitiva. Qualche limite tecnico e una dipendenza quasi totale dalla qualità del gruppo con cui si gioca restano, ma quando la compagnia è quella giusta, il risultato funziona: si ride, si urla, si improvvisa una strategia e, tre minuti dopo, viene spontaneo ricominciare. Piccolo, semplice, ma perfettamente in sintonia con la nuova filosofia multiplayer di Nintendo.

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