Quello delle gaming headset è ormai un segmento estremamente affollato, nel quale la progressiva diffusione delle connessioni wireless ha abbassato il prezzo d’accesso a caratteristiche che fino a pochi anni fa appartenevano soprattutto alle proposte più costose. In questo scenario, la fascia intorno ai 40-60 euro rappresenta uno dei territori più interessanti per chi cerca un dispositivo capace di accompagnare il gioco quotidiano senza affrontare l’investimento richiesto dai modelli premium: non basta più offrire un collegamento senza fili, ma diventa necessario combinare autonomia, latenza contenuta, qualità del microfono, comfort e compatibilità multipiattaforma in un unico prodotto. È proprio qui che si colloca EPOMAKER GX1, presentandosi con un prezzo di listino di 49,99 dollari. La sua particolarità, però, non sta soltanto nel rapporto tra dotazione e costo: in un mercato nel quale molti modelli economici cercano di replicare l’estetica e le caratteristiche dei prodotti più costosi, GX1 introduce alcune scelte meno convenzionali, a partire dalla costruzione open-back, generalmente più rara nel settore delle cuffie gaming entry-level. Il risultato è una proposta che sembra voler puntare non sulla singola caratteristica spettacolare, ma sulla possibilità di offrire un pacchetto il più completo possibile: connessione 2,4 GHz a bassa latenza, Bluetooth, collegamento cablato, audio virtuale 7.1, microfono ENC, illuminazione RGB e un’autonomia dichiarata che può arrivare a 70 ore disattivando l’illuminazione. Naturalmente, a questo prezzo non si può pretendere di entrare nel territorio delle cuffie audiophile o delle soluzioni professionali dedicate al gaming competitivo, ed è proprio questa la chiave con cui valutare GX1: non chiedersi se possa competere con un prodotto di fascia alta, ma quanto riesca a ridurre la distanza tra un headset economico e uno realmente completo. È una distinzione importante perché permette di leggere correttamente anche i compromessi del prodotto: l’open-back, per esempio, favorisce un palcoscenico sonoro più ampio e naturale ma riduce drasticamente l’isolamento dai rumori esterni, mentre l’autonomia massima scende sensibilmente con RGB attivo. Il GX1 si inserisce quindi in un mercato competitivo non promettendo di essere “il migliore”, ma cercando di diventare uno dei prodotti più completi che si possano acquistare a questa cifra, ed è esattamente su questo equilibrio tra ambizione e prezzo che deve essere misurato.
La seconda chiave di lettura riguarda invece il marchio che si trova dietro al prodotto, perché GX1 rappresenta un passaggio tutt’altro che secondario per EPOMAKER. Nata nel 2019 attraverso una campagna di crowdfunding dedicata alla tastiera GK68XS, l’azienda si è costruita negli anni una precisa identità nel mondo delle periferiche PC, diventando particolarmente conosciuta per tastiere meccaniche, switch, keycap e, più recentemente, mouse da gaming. L’ingresso nel settore dell’audio rappresenta quindi un’espansione naturale ma significativa del catalogo: GX1 è infatti il primo headset gaming con cui EPOMAKER prova a trasferire nell’audio la stessa filosofia che ha caratterizzato la sua presenza nel mercato delle periferiche, combinando una dotazione ricca con un posizionamento di prezzo accessibile. La stessa azienda presenta oggi il proprio “Sound Lab” come parte del percorso di sviluppo della nuova linea audio, a testimonianza della volontà di non considerare le cuffie una semplice estensione occasionale del catalogo, ma un nuovo territorio nel quale costruire competenze e identità. È un passaggio interessante anche dal punto di vista commerciale: EPOMAKER arriva in un segmento nel quale la concorrenza è molto più ampia rispetto a quello delle tastiere meccaniche, ma lo fa sfruttando un nome che per una parte del pubblico PC è già associato alla ricerca di periferiche dal buon rapporto tra caratteristiche, personalizzazione e prezzo. GX1 diventa così una sorta di banco di prova: deve dimostrare che l’azienda non è soltanto capace di costruire buone tastiere e mouse, ma può applicare la stessa filosofia anche a un dispositivo nel quale la qualità dell’hardware deve necessariamente incontrare quella dell’acustica, dell’ergonomia e della comunicazione vocale. Non è un dettaglio secondario, soprattutto perché la cuffia gaming contemporanea è diventata una periferica molto più complessa di un semplice paio di auricolari con microfono: deve funzionare con più piattaforme, adattarsi al gioco competitivo come all’esperienza single player, garantire libertà di movimento e possibilmente diventare il punto di riferimento audio dell’utente attraverso più dispositivi. In questo senso, la scelta di partire proprio da un modello come GX1 è significativa: EPOMAKER non entra nel mercato con una proposta minimale, ma con un prodotto che cerca immediatamente di coprire un numero molto ampio di esigenze, quasi a voler dichiarare che il nuovo corso audio parte già con l’ambizione di competere sul terreno della versatilità.

Ed è osservando la scheda tecnica che si comprende meglio l’ambizione con cui EPOMAKER ha affrontato questo primo ingresso nel mercato delle gaming headset. GX1 utilizza driver dinamici da 50 mm, con una risposta in frequenza dichiarata di 20 Hz-20 kHz, e propone tre modalità di collegamento: wireless a 2,4 GHz, Bluetooth e connessione cablata. Nel primo caso la latenza dichiarata scende fino a 25 ms, mentre il Bluetooth rimane naturalmente più indicato per gli utilizzi quotidiani che non richiedono la stessa reattività; per il collegamento fisico vengono forniti sia un cavo USB-C/3,5 mm sia un cavo USB-A/USB-C. A completare la dotazione troviamo il surround virtuale 7.1, un microfono integrato e soprattutto un boom microphone removibile dotato di ENC, oltre a una batteria da 2.000 mAh e all’illuminazione RGB. EPOMAKER dichiara un’autonomia fino a 70 ore con RGB disattivato, che scende a circa 30 ore con l’illuminazione attiva: una differenza importante, ma anche indicativa del fatto che l’azienda ha scelto di privilegiare l’autonomia reale quando l’elemento estetico viene sacrificato. Il dato più interessante, però, rimane probabilmente la compatibilità: attraverso il dongle 2,4 GHz GX1 può essere utilizzata con PC, Mac, PlayStation e Nintendo Switch, quindi anche con Switch 2, mentre il Bluetooth amplia il raggio d’azione verso smartphone e tablet; su Xbox Series, invece, la connessione è limitata all’utilizzo cablato. Il tutto viene racchiuso in una struttura open-back da circa 320 grammi, con archetto regolabile su sette livelli, finitura caratterizzata da trattamento oil-sprayed ed electroplated e disponibilità in diverse colorazioni. Anche la confezione è coerente con questa filosofia di completezza, includendo cuffie, microfono removibile, dongle wireless, cavi per i diversi collegamenti e manualistica. Presa nel suo complesso, la scheda tecnica è quindi probabilmente l’aspetto che colpisce maggiormente del GX1: a meno di 50 dollari non siamo davanti a un prodotto costruito attorno a una singola funzione sacrificando tutto il resto, ma a una periferica che prova a coprire praticamente ogni scenario d’uso. La vera domanda, a questo punto, non è più quanto sia ricca la dotazione sulla carta, ma quanto queste caratteristiche riescano a tradursi in un’esperienza concreta all’altezza delle aspettative, soprattutto considerando l’insolita scelta open-back e la promessa di un utilizzo multipiattaforma che, nel nostro caso, ha avuto in Switch 2 uno dei banchi di prova principali.












