Switch 2: Moros Protocol: la recensione

Ambientato in un mondo inquietante e low-poly con texture pixel croccanti, Moros Protocol unisce i combattimenti veloci dei classici giochi FPS degli anni '90 e dei primi anni 2000, l'imprevedibilità dei roguelite che definiscono il genere e la sfida delle battaglie contro i boss simili a quelle dei Souls

È nella componente roguelite che Moros Protocol prova a dare maggiore profondità alla propria struttura, ma è anche qui che emergono alcuni dei suoi limiti. Ogni run combina ambienti realizzati a mano e sezioni generate proceduralmente, offrendo percorsi differenti, stanze, ricompense, venditori e diramazioni che invitano a scegliere di volta in volta quanto rischiare e quale direzione prendere. Durante l’esplorazione è possibile ottenere nuove armi e potenziamenti, costruendo progressivamente una configurazione capace di modificare le caratteristiche del proprio personaggio e il modo di affrontare gli scontri. La morte riporta quindi all’inizio del percorso, ma lascia spazio a una progressione permanente che dovrebbe rendere ogni tentativo successivo più interessante. Il problema è che non tutti questi elementi riescono a incidere con la stessa forza sull’esperienza: alcune possibilità di personalizzazione rimangono piuttosto superficiali e la varietà offerta dalla generazione dei percorsi non sempre corrisponde a una reale varietà delle situazioni di gioco. Dopo le prime ore il rischio è quindi quello di riconoscere uno schema ormai familiare, nel quale esplorazione, combattimento, ricompensa e nuovo tentativo finiscono per ripetersi con variazioni non sempre sufficienti a modificare davvero l’approccio. Il loop rimane funzionale e soprattutto piacevole quando il sistema riesce a mettere insieme una buona combinazione di armi e potenziamenti, ma non possiede sempre quella profondità necessaria per trasformare ogni nuova run in un’esperienza realmente diversa dalla precedente.

La possibilità di affrontare l’intera avventura in cooperativa online per due giocatori rappresenta un’aggiunta coerente con la natura di Moros Protocol, soprattutto perché il combattimento beneficia della possibilità di dividere l’attenzione sui diversi nemici e coordinare armi e posizionamento. Non siamo però davanti a una componente costruita per rivoluzionare il gameplay: la cooperazione amplia e rende più piacevole una formula già esistente, senza introdurre meccaniche specificamente pensate per il gioco in squadra. Sul piano della conversione, la versione Nintendo Switch 2 si dimostra invece adeguata alle caratteristiche del progetto. L’uscita prevista per il 1° ottobre 2026 porta sulla console Nintendo un titolo di circa 2 GB, utilizzabile in modalità TV, da tavolo e portatile e con supporto al gioco online, mantenendo intatta la struttura originale. Le prestazioni risultano più che sufficienti per accompagnare un FPS nel quale movimento e mira devono necessariamente rimanere responsivi, mentre anche l’esperienza online svolge correttamente il proprio compito, pur senza raggiungere livelli di eccellenza per stabilità o raffinatezza. In questo senso è importante non confondere la semplicità visiva del gioco con un limite della conversione: il low-poly e le texture in pixel sono parte integrante della sua identità estetica e non il risultato di un compromesso tecnico imposto da Switch 2. La console, piuttosto, offre una versione pienamente funzionale del progetto, lasciando che siano i limiti intrinseci della formula, più che quelli della conversione, a determinare il risultato complessivo.

Moros Protocol trova il proprio equilibrio in un loop immediato e comprensibile: esplorare, combattere, raccogliere risorse, costruire la propria configurazione, affrontare i boss e ripartire dopo la morte. La formula funziona soprattutto quando gunplay e movimento riescono a sostenere il ritmo della run, ma mostra presto i propri limiti nella ripetitività delle situazioni e nella relativa superficialità di alcune meccaniche. Armi e potenziamenti offrono possibilità interessanti, senza però trasformare sempre ogni nuova partita in un’esperienza realmente diversa. Su Switch 2 la conversione accompagna adeguatamente questo impianto, con prestazioni più che sufficienti e un online funzionale, mentre la direzione low-poly e pixel art rimane coerente con l’identità del progetto. Un porting riuscito, dunque, ma applicato a una formula che avrebbe avuto bisogno di maggiore profondità.

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La recensione

6.5 Il voto

Moros Protocol dimostra di conoscere bene la lezione dei boomer shooter, combinando velocità, combattimenti immediati e una struttura roguelite che prova a dare continuità alle singole run. Il risultato convince soprattutto per atmosfera e immediatezza, mentre ripetitività e superficialità di alcune meccaniche ne limitano la capacità di mantenere alta l'attenzione nel lungo periodo. La versione Switch 2 è tecnicamente valida, con performance e online più che sufficienti, senza snaturare l'estetica pixel art. Un FPS compatto e coerente, più interessante per come combina formule note che per quanto riesce a reinventarle.

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