Switch 2: Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen: la recensione

Parti per avventure straordinarie, in compagnia delle tue fedeli pedine!

Dark Arisen prova a dare una direzione più precisa a questa struttura senza rinunciare alla natura esplorativa della serie, spostando l’attenzione verso Norgan, una regione settentrionale completamente nuova e segnata da un ambiente innevato, ostile e progressivamente più impervio. Qui l’Arisen incontra Eir, misteriosa figura legata alla presenza di un Drago Caduto apparentemente immortale, dando origine a un racconto che si sviluppa lontano dagli eventi principali del gioco base. L’ambientazione non è quindi soltanto un nuovo contenitore per missioni e combattimenti, ma diventa parte integrante del ritmo dell’avventura: il territorio si sviluppa verticalmente dalle zone più basse fino ai pianori ricoperti di neve, mentre la progressione invita a osservare l’orizzonte e riconoscere punti d’interesse capaci di suggerire il percorso successivo. È un approccio che conserva uno degli aspetti più interessanti di Dragon’s Dogma, quello della scoperta spontanea, ma cerca contemporaneamente di dare maggiore concretezza alla direzione dell’esplorazione. La storia rimane comunque subordinata alla dimensione ludica, più interessata a creare una nuova occasione per viaggiare, combattere e sperimentare che a costruire una narrazione particolarmente complessa. Del resto, il vero interesse di Norgan risiede soprattutto nella possibilità di inserirsi nuovamente nel particolare ciclo di esplorazione e progressione della serie, questa volta attraverso il mistero del Drago Caduto e un territorio che, tra clima, conformazione e nuovi avversari, riesce a distinguersi sufficientemente dalle regioni già attraversate nel gioco principale. È una cornice funzionale a rimettere in moto il viaggio dell’Arisen, più che un tentativo di trasformare Dragon’s Dogma in un RPG narrativo tradizionale.

Ed è naturalmente sul piano ludico che Dragon’s Dogma 2 continua a mostrare tanto i propri punti di forza quanto le contraddizioni che ne hanno sempre accompagnato l’identità. Il combattimento rimane una delle espressioni più riuscite della formula, grazie a vocazioni profondamente differenti, abilità spettacolari e soprattutto alla possibilità di interagire fisicamente con le creature di grandi dimensioni, arrampicandosi sui loro corpi, cercandone i punti deboli e trasformando gli scontri in piccole sequenze emergenti. Il sistema delle Pedine aggiunge un ulteriore livello di imprevedibilità, perché il comportamento dei compagni può generare situazioni che non erano state necessariamente pianificate dal giocatore, mentre la possibilità di cambiare vocazione e composizione del gruppo mantiene aperte numerose possibilità di sperimentazione. Dark Arisen interviene però anche sul ritmo della progressione, introducendo il nuovo ciclo delle reliquie: a Norgan si affrontano nemici e si recuperano reperti non identificati, da riportare all’insediamento per farli valutare e trasformarli in equipaggiamento e abilità più potenti. A questo si aggiungono dodici Riti Perduti, dungeon distribuiti nel mondo principale e costruiti come sfide più concentrate, con ricompense rare legate agli Arisen del passato. Il risultato è un sistema che offre finalmente più motivi concreti per esplorare, combattere e tornare nelle aree già conosciute, aumentando quella sensazione di progressione che nel gioco originale poteva risultare intermittente. Non vengono però cancellate le caratteristiche più divisive del franchise: il mondo rimane dispersivo, alcune attività sembrano assumere valore soltanto dopo essere state scoperte e il gioco continua a pretendere dal giocatore una certa disponibilità a perdersi, sperimentare e comprendere autonomamente le proprie regole. È proprio questa libertà a rendere Dragon’s Dogma diverso dalla maggior parte degli open world contemporanei, ma anche ciò che può renderlo meno immediato e gratificante per chi cerca una progressione più leggibile e strutturata.

È proprio sul piano tecnico che Dark Arisen permette di misurare concretamente il lavoro compiuto da Capcom per portare Dragon’s Dogma 2 su Switch 2. Non siamo di fronte al risultato più impressionante raggiunto dalla compagnia sulla nuova console Nintendo: il pacchetto di texture appare meno convincente rispetto ad altri porting Capcom, mentre modelli dei personaggi e soprattutto alcune animazioni non raggiungono il livello qualitativo visto in altre produzioni della casa. Si tratta però di compromessi comprensibili considerando la natura open world del progetto, chiamato a gestire contemporaneamente grandi ambienti, numerosi NPC, creature, vegetazione e una quantità di sistemi simulati. Più interessante è la resa complessiva dell’immagine, che mantiene una discreta risoluzione attraverso la ricostruzione e una buona pulizia, pur mostrando occasionalmente alcuni artefatti legati all’elaborazione dei frame e alla ricostruzione su base AI. La fluidità rappresenta invece uno dei risultati più convincenti: in modalità portatile il VRR contribuisce a rendere l’esperienza piacevolmente stabile anche quando il frame rate non è perfettamente uniforme, mentre su TV consigliamo di privilegiare il limite nativo a 30 fps, rinunciando alla frame generation per ottenere una risposta più solida e costante. Quest’ultima aumenta certamente la percezione di fluidità, ma introduce anche qualche imperfezione nella ricostruzione dei movimenti che, soprattutto durante l’esplorazione e negli scontri più concitati, può risultare meno gradevole. Il vero valore di questa versione sta quindi nell’equilibrio raggiunto: non trasforma Dragon’s Dogma 2 in un benchmark per Switch 2, ma riesce a far funzionare con una buona continuità un open world che su hardware più performanti mostrato limiti persino più evidenti. E con Dark Arisen incluso, tra Norgan, i dodici Riti Perduti, nuovi equipaggiamenti, abilità e interventi sulla qualità della vita, il risultato è anche l’edizione più ricca e longeva disponibile per chi voglia oggi affrontare l’avventura dell’Arisen.

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La recensione

8 Il voto

Dragon's Dogma 2: Dark Arisen rappresenta una seconda occasione per un action RPG ambizioso, originale e inevitabilmente imperfetto, che su Switch 2 trova finalmente un equilibrio più convincente tra le proprie aspirazioni e la loro realizzazione. Il nuovo hardware non cancella i limiti di un open world ancora dispersivo e di un comparto tecnico non sempre all'altezza delle migliori produzioni Capcom, ma garantisce una fluidità affidabile e una buona qualità dell'immagine. Norgan, i nuovi Riti Perduti e le migliorie alla progressione completano un pacchetto enorme, che rende questa versione il modo più ricco e soddisfacente per scoprire il particolare mondo dell'Arisen.

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