THE OUTER WORLD – Benvenuti a un nuovo appuntamento dedicato alla nostra rubrica intitolata “The Outer World”, una finestra nuova per Switchitalia, con vista sui mondi videoludici che si espandono fuori dalle consuete e familiari mura dell’universo Nintendo. Se volete più dettagli sulla nostra iniziativa, vi rimandiamo all’articolo introduttivo con cui ve la presentiamo, sospinti dalla curiosità esplorativa tipica degli amanti dei videogiochi.
John Carpenter è uno di quei nomi che riescono a pesare come un marchio ben riconoscibile, una sorta di garanzia che sotto c’è qualcosa di grosso. Regista, compositore, autore di alcune delle pietre miliari dell’horror e della fantascienza come Halloween, La Cosa e Fuga da New York, Carpenter ha sempre avuto un rapporto particolare con il ritmo, con l’atmosfera e con quella tensione sporca e concreta che sembra quasi voler uscire dallo schermo. Negli ultimi anni il suo interesse per il mondo videoludico è diventato sempre più esplicito, tra dichiarazioni pubbliche e collaborazioni dirette, fino ad arrivare a progetti in cui il suo nome non è solo una facciata. È il caso proprio di John Carpenter’s Toxic Commando, il titolo che ci apprestiamo a recensire, per il quale il regista statunitense ha deciso di spendere il nome sin da subito, quasi come a dire “ci metto la faccia”. Il legame tra Carpenter e i videogiochi non è casuale. Il suo modo di costruire tensione, alternando momenti di quiete a esplosioni improvvise di caos, si presta in modo naturale a una struttura ludica. Nei suoi film c’è sempre stata una componente quasi “gameplay”, fatta di sopravvivenza, gestione delle risorse e adattamento a situazioni imprevedibili. Toxic Commando prova a tradurre proprio questa grammatica in forma giocabile, puntando su un equilibrio tra azione immediata e gestione del contesto.

Dietro al progetto troviamo Saber Interactive, uno studio che negli ultimi anni si è costruito una reputazione solida proprio nel campo degli action cooperativi. Il riferimento più immediato è World War Z, titolo che condivide con Toxic Commando una certa ossessione per le orde di non morti e per la pressione costante esercitata sul giocatore. Questa esperienza si sente, sia nella struttura delle missioni sia nella gestione dei nemici su larga scala, ma il gioco prova comunque a ritagliarsi una propria identità, spingendo maggiormente su un tono più sopra le righe e volutamente esagerato. La struttura è quella di uno shooter cooperativo in prima persona, pensato per essere giocato in coop fino a 4 amici in locale o online, dove la collaborazione diventa fondamentale per sopravvivere. L’ambientazione ruota attorno a una catastrofe legata a una sostanza tossica che ha trasformato il mondo in un luogo ostile, popolato da creature contaminate e da una melma nera che rappresenta una minaccia tanto quanto i nemici stessi. Lo stesso commando del quale siamo alla guida dovrà convivere con una sorta di intossicazione dovuta a queste sostanze, ma non andiamo oltre per non spoilerare una storia che di suo è già piuttosto scarna. La narrativa infatti resta sullo sfondo, quasi un espediente per buttarci nella mischia, ma riesce comunque a costruire un contesto coerente, con quel tono da B-movie che richiama apertamente il cinema di Carpenter: personaggi sopra le righe, dialoghi volutamente sboccati e una generale sensazione di caos controllato.

Entrando nel vivo del gameplay, Toxic Commando si muove su più livelli contemporaneamente. La componente più immediata è quella dello shooting, con scontri frequenti e spesso molto intensi contro gruppi numerosi di nemici. Non sappiamo quanto siano cercate o meno ma alla guida del nostro commando abbiamo percepito diverse influenze, a partire da quella di Days Gone, soprattutto nella gestione delle orde. Non si tratta di semplici gruppi di zombie, ma di masse che si muovono in modo aggressivo, costringendo il giocatore a ripensare continuamente la propria posizione e a sfruttare l’ambiente per non essere sopraffatto, spalla a spalla con i nostri compagni d’avventura. La sensazione di pressione è costante e funziona bene, soprattutto quando si gioca in cooperativa e si crea quella dinamica di copertura reciproca che diventa quasi automatica. Accanto al combattimento c’è una componente di esplorazione che, pur senza essere particolarmente profonda, riesce a dare respiro all’esperienza. Le mappe offrono percorsi alternativi, zone da investigare e risorse da recuperare, incentivando un approccio meno lineare rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare. In questo senso il gioco evita di diventare un semplice corridoio di sparatorie, inserendo momenti in cui il ritmo si abbassa e si crea quella tensione più sottile che richiama ancora una volta il cinema di Carpenter. Le aree sono tra l’altro disseminate di bonus, armi differenti e munizioni, andando a premiare chi ha più spirito investigativo.

Una delle caratteristiche più particolari, o comunque più sorprendenti, è la presenza delle sezioni di guida. Per muoverci nelle aree più ampie potremmo infatti far conto su diversi mezzi a quattro ruote, blindati e dotati di torretta difensiva per non farci mancare nulla. La melma nera che ricopre parte del mondo di gioco influisce concretamente sul movimento dei veicoli, rendendo gli spostamenti più complessi e lenti, quasi a ricordarci un Mudrunner. Guidare non è mai completamente fluido, e questo aggiunge un livello di difficoltà che rompe la monotonia e costringe a pianificare i percorsi con maggiore attenzione. In un contesto dominato dall’azione, questa scelta introduce una variabile interessante, che può risultare frustrante in alcune situazioni ma contribuisce a dare personalità al gioco. Il tono generale, è volutamente esagerato e sopra le righe. I personaggi, le armi e le situazioni puntano spesso sull’effetto spettacolare, con un uso marcato dell’ironia e di un linguaggio diretto, a tratti volutamente eccessivo. Questa “tamarraggine” è coerente con l’identità del gioco e contribuisce a creare un’esperienza riconoscibile, che non cerca di prendersi troppo sul serio. Dal punto di vista grafico, Toxic Commando si difende bene. L’uso della luce e dei colori riesce a restituire un’atmosfera sporca e opprimente, in linea con il tipo di mondo rappresentato. Le creature sono ben caratterizzate, mentre gli effetti legati alla melma e alle esplosioni contribuiscono a rendere gli scontri visivamente impattanti. Le prestazioni su Xbox risultano generalmente solide, anche se nelle situazioni più caotiche, con molte entità a schermo, si possono percepire piccoli cali che non compromettono l’esperienza ma restano comunque percepibili. Il vero cuore del gioco resta comunque la cooperativa. Giocato in solitaria, Toxic Commando perde parte del suo fascino, mostrando più chiaramente alcune ripetitività nelle missioni e una struttura che tende a riproporre schemi simili. Tra l’altro l’avventura affrontata in single player è sì fattibile ma soffre di una serie di pecche difficili da mandare giù, prima fra tutte l’impossibilità di mettere realmente in pausa il gioco o quella di poter salvare nel mezzo di una missione, in qualche check point. Aspetti comprensibili se fossimo in co-op, ma nell’avventura single player meno comprensibile. In compagnia, invece, tutto cambia: la gestione delle risorse, la coordinazione negli scontri e la condivisione dei momenti più caotici trasformano l’esperienza in qualcosa di più dinamico e coinvolgente. È evidente che il gioco sia stato pensato fin dall’inizio con questa modalità in mente. Nel corso della prova va evidenziato che il match making spesso è risultato lento e difficoltoso, aspetto che potrebbe migliorare con il tempo ma che è giusto sottolineare in questa fase.
La recensione
Ci troviamo di fronte a un titolo che funziona meglio quando abbraccia la sua natura più caotica e cooperativa, lasciando da parte qualsiasi ambizione di profondità narrativa o innovazione radicale. Chi cerca un’esperienza immediata, fatta di azione, collaborazione e un pizzico di follia, troverà in Toxic Commando qualcosa di interessante. In sintesi, Toxic Commando è uno shooter cooperativo che punta su azione e atmosfera più che su innovazione pura. L’influenza di Carpenter si sente soprattutto nel tono e nello stile. Il gameplay alterna scontri intensi, esplorazione e sezioni di guida con una buona varietà. La componente cooperativa è centrale e rappresenta il modo migliore per viverlo. Un’esperienza talvolta imperfetta ma con una sua identità ben definita.












