I film interattivi, le avventure narrative e tutte quelle produzioni che cercano di raccontare una storia attraverso attori in carne e ossa (o quasi) occupano da sempre una posizione privilegiata nella mia lista dei videogiochi preferiti, una sorta di piccolo guilty pleasure. Non importa quanto il mercato li consideri una nicchia o quanto spesso vengano accolti con scetticismo: continuo a trovare qualcosa di affascinante in questi esperimenti a metà strada tra cinema e videogioco. Per questo motivo mi sono avvicinato a N.E.R.D. con una certa curiosità e tante aspettative. Il progetto di Forever Entertainment si presenta come un thriller psicologico costruito attorno a enigmi, stanze piene di trappole e sequenze filmate con attori reali. Una formula che richiama immediatamente alla mente l’estetica delle escape room moderne e certe atmosfere rese popolari dalla saga di Saw. Forever Entertainment è uno studio polacco che negli anni ha lavorato su produzioni molto diverse tra loro, alternando remake, giochi su licenza e progetti dal budget contenuto. N.E.R.D. appartiene chiaramente a quest’ultima categoria. Si tratta di un titolo piccolo, distribuito a prezzo ridotto, che punta quasi tutto su un concept ben preciso: mettere il giocatore all’interno di un incubo cinematografico nel quale la sopravvivenza passa attraverso la risoluzione di enigmi.

La storia prende il via da una situazione apparentemente ordinaria. Una coppia attraversa una crisi e una discussione mette in evidenza tensioni e problemi irrisolti. Da qui entra in scena una misteriosa figura mascherata che sembra uscita direttamente da un thriller horror degli anni Duemila. Con il pretesto di voler “liberare” la ragazza coinvolta nella vicenda, il nostro antagonista trascina il protagonista in una serie di prove che assumono rapidamente la forma di una macabra escape room. Trappole, stanze chiuse e segreti del passato diventano gli ingredienti principali di una narrazione che cerca di mantenere viva la curiosità fino alla conclusione. L’elemento che distingue maggiormente N.E.R.D. dalla massa dei puzzle game indipendenti è senza dubbio l’utilizzo di attori reali aspetto che, al netto della mia fissa personale, mantiene ancora un certo fascino. Le sequenze filmate contribuiscono a creare un’identità riconoscibile e aiutano il gioco a differenziarsi da molte produzioni analoghe presenti sugli store digitali. La scelta, tuttavia, porta con sé anche alcuni limiti. Quando si decide di affidare una parte importante dell’esperienza alla recitazione e alla messa in scena, ogni debolezza diventa immediatamente visibile. Il budget ridotto emerge spesso, sia nella realizzazione delle scene sia nella capacità della narrazione di sostenere il peso delle proprie ambizioni. L’impressione generale è quella di un progetto sincero ma inevitabilmente limitato dai mezzi a disposizione.

Sul fronte del gameplay troviamo una struttura molto semplice. Il giocatore esplora ambienti circoscritti, raccoglie indizi e cerca di risolvere enigmi per procedere verso l’area successiva. L’ispirazione alle escape room è evidente e rappresenta il cuore dell’intera esperienza. Tutto ruota attorno alla capacità di osservare l’ambiente, collegare informazioni e trovare la soluzione corretta. È proprio qui che emergono i principali problemi del gioco. Gli enigmi non riescono sempre a mantenere un livello qualitativo costante. Alcuni risultano intuitivi e coerenti con il contesto, altri trasmettono una sensazione di arbitrarietà che rischia di interrompere il flusso dell’esperienza. In più occasioni il giocatore può ritrovarsi a procedere per tentativi piuttosto che attraverso una vera deduzione logica. In un titolo costruito quasi esclusivamente attorno ai puzzle, questo limite pesa più di quanto accadrebbe in altri generi. Anche il ritmo soffre di qualche incertezza. La tensione evocata dalla premessa funziona soprattutto nelle fasi iniziali, quando il mistero e la curiosità spingono a voler capire cosa stia realmente accadendo. Con il passare del tempo il coinvolgimento tende però ad affievolirsi. La storia non sempre riesce ad aggiungere nuovi elementi capaci di mantenere alta l’attenzione e il peso dell’esperienza ricade nuovamente sugli enigmi.

Questo non significa che N.E.R.D. sia completamente privo di qualità. L’atmosfera rappresenta probabilmente il suo punto di forza più evidente. Le influenze horror sono riconoscibili senza risultare eccessivamente invadenti e l’idea di trasformare il giocatore in una vittima costretta a superare prove sempre più inquietanti possiede un certo potenziale. Nei momenti migliori il gioco riesce a trasmettere quella sensazione di disagio e vulnerabilità che una produzione di questo tipo dovrebbe cercare. Va inoltre riconosciuto un certo coraggio nel proporre un progetto che non segue le tendenze dominanti del mercato. Realizzare un titolo FMV nel 2026 significa rivolgersi a una nicchia molto specifica di appassionati. N.E.R.D. prova a farlo mescolando horror psicologico, thriller e puzzle game, una combinazione che almeno sulla carta possiede una sua identità. Alla fine dei conti ci si trova davanti a un’opera che sembra non riuscire mai a sfruttare completamente le proprie idee migliori. La premessa è interessante, l’utilizzo degli attori reali dona personalità al progetto e alcune intuizioni funzionano. Il gameplay, però, fatica a raggiungere il livello necessario per sostenere da solo l’intera esperienza. Gli enigmi rappresentano contemporaneamente il centro del gioco e il suo punto più fragile. Considerando il prezzo contenuto e la natura chiaramente indipendente della produzione, è difficile essere troppo severi. Allo stesso tempo, i limiti sono troppo evidenti per ignorarli. N.E.R.D. resta un esperimento curioso, destinato soprattutto agli appassionati di thriller interattivi e di escape room digitali. Chi appartiene a quella categoria potrebbe trovare qualche motivo di interesse. Tutti gli altri difficilmente scopriranno qualcosa di memorabile.

La recensione
N.E.R.D. è un thriller interattivo che mescola escape room, horror psicologico e sequenze con attori reali. La premessa riesce a catturare l'attenzione e l'atmosfera richiama chiaramente certi cult del genere, ma il gameplay fatica a sostenere il peso dell'intera esperienza. Gli enigmi alternano buone intuizioni a soluzioni poco convincenti, mentre la narrazione non sempre mantiene alta la tensione. Un progetto curioso e fuori dagli schemi, interessante per gli appassionati dei film interattivi, ma limitato nell'esecuzione.








