Quando Nintendo Switch debuttò sul mercato nel marzo del 2017, molti analisti la considerarono semplicemente l’erede di Wii U. Col senno di poi, è evidente come la console ibrida abbia rappresentato molto di più: una vera e propria ridefinizione dell’intero panorama videoludico giapponese. Se Nintendo ha certamente beneficiato del successo della propria intuizione hardware, altrettanto importante è stato il cambiamento vissuto dalle numerose software house nipponiche di medie e piccole dimensioni, costrette negli anni precedenti a fare i conti con un mercato profondamente mutato. Per oltre un decennio, infatti, l’ecosistema portatile PlayStation aveva costituito il naturale punto di riferimento per una vasta fascia dell’industria giapponese. PSP prima e PlayStation Vita poi erano diventate la casa ideale di JRPG, tactical RPG, visual novel e produzioni AA, grazie a un pubblico domestico fortemente interessato a esperienze di gioco fruibili ovunque e perfettamente compatibili con le abitudini quotidiane del Giappone. Molti studi avevano costruito il proprio modello produttivo proprio attorno a questo mercato. La progressiva uscita di scena di PlayStation Vita e, soprattutto, la scelta di Sony di abbandonare definitivamente il segmento portatile, accompagnata da una strategia sempre più orientata verso produzioni AAA occidentali e verso il pubblico internazionale, lasciò improvvisamente scoperta un’intera fascia produttiva. Molti sviluppatori giapponesi si trovarono così a dover ripensare completamente il proprio futuro. Nintendo Switch arrivò esattamente nel momento giusto. La sua natura ibrida riusciva infatti a conservare tutti i vantaggi del gioco portatile senza rinunciare all’esperienza domestica, intercettando perfettamente le esigenze del pubblico giapponese. Il successo commerciale della console fu immediato, trasformandola rapidamente nella piattaforma di riferimento per buona parte dell’industria nazionale. Da quel momento numerose software house iniziarono a spostare progressivamente le proprie produzioni verso Nintendo, spesso eleggendola addirittura a piattaforma principale di sviluppo.
Tra le realtà che seppero intuire prima di altre questo cambiamento spicca Nippon Ichi Software. Lo storico studio giapponese comprese molto presto le potenzialità della nuova console, decidendo di supportarla fin dai primi mesi di vita con Disgaea 5 Complete, versione definitiva del tactical RPG pubblicato originariamente su PlayStation 4. Quella che inizialmente poteva sembrare una semplice conversione si trasformò invece in uno dei maggiori successi commerciali della serie, soprattutto in Occidente, dimostrando quanto il pubblico Nintendo fosse ricettivo verso produzioni di questo tipo. Da quel momento il rapporto tra Nintendo e NIS non ha fatto altro che rafforzarsi. Remaster, porting, raccolte e nuovi capitoli hanno trovato con regolarità spazio sull’hardware della casa di Kyoto, fino ad arrivare a Nintendo Switch 2, che rappresenta oggi la naturale prosecuzione di un percorso iniziato ormai quasi dieci anni fa. Disgaea Mayhem non è quindi un episodio isolato, ma l’ennesima conferma di una strategia che ha progressivamente trasformato Nintendo nella piattaforma di riferimento per uno degli editori giapponesi più prolifici dell’ultimo decennio. Negli ultimi anni Nippon Ichi Software ha dimostrato una notevole capacità di valorizzare il pubblico Nintendo. Oltre ai numerosi capitoli di Disgaea, la software house ha portato sulle console della casa di Kyoto serie come Yomawari, Rhapsody, Phantom Brave, Makai Kingdom e numerose altre produzioni appartenenti al proprio catalogo storico, consolidando un rapporto privilegiato con una piattaforma che si è dimostrata particolarmente ricettiva verso il tradizionale gusto giapponese per i giochi di ruolo e le produzioni di nicchia. Con Nintendo Switch 2, però, NIS sembra intenzionata a fare qualcosa di diverso. L’obiettivo non appare più soltanto quello di continuare a proporre i propri tactical RPG, ma anche di sperimentare nuove formule capaci di ampliare il pubblico della storica proprietà intellettuale.

In questo contesto nasce Disgaea Mayhem, progetto che nelle primissime fasi della comunicazione venne presentato quasi come una nuova IP, salvo essere successivamente ricondotto sotto il marchio Disgaea per sfruttarne il fortissimo valore identitario e commerciale. L’operazione appare perfettamente comprensibile. L’universo di Disgaea possiede infatti un immaginario ormai estremamente riconoscibile: il Netherworld, i demoni, i Prinny, i numeri fuori scala, l’umorismo demenziale e una continua parodia degli stereotipi del JRPG rappresentano da oltre vent’anni il marchio di fabbrica della serie. Piuttosto che costruire un nuovo mondo da zero, NIS ha preferito riutilizzare questo patrimonio narrativo per sperimentare una struttura ludica completamente differente. Il risultato è un titolo che abbandona quasi totalmente le tradizionali battaglie tattiche a griglia per trasformarsi in un action RPG fortemente ispirato ai musou di Omega Force. Il protagonista si lancia sul campo di battaglia affrontando centinaia di nemici contemporaneamente, concatenando combo, abilità speciali e devastanti attacchi ad area in una continua esplosione di numeri, effetti particellari e danni sempre più elevati. È un’impostazione molto più immediata rispetto ai capitoli principali, che punta chiaramente a privilegiare ritmo e spettacolarità senza rinunciare agli elementi tipici della serie, come il grinding esasperato, la crescita praticamente infinita dei personaggi e l’ossessione per statistiche sempre più elevate. Pur cambiando radicalmente genere, Disgaea Mayhem mantiene dunque intatto il DNA della saga. Le atmosfere sopra le righe, il cast eccentrico, l’umorismo nonsense e la continua ricerca dell’eccesso restano gli elementi centrali dell’esperienza, mentre il gameplay prova ad avvicinare il brand a un pubblico più ampio, meno interessato alla profondità strategica dei tactical RPG ma potenzialmente affascinato da un’action frenetico e immediatamente leggibile. Più che un’evoluzione della serie principale, Disgaea Mayhem si presenta quindi come un esperimento parallelo, uno spin-off che cerca di capire fino a che punto l’universo creato da Nippon Ichi Software possa adattarsi a formule differenti senza perdere la propria identità. Ed è proprio questa curiosità progettuale a rappresentarne, almeno sulla carta, l’aspetto più interessante.











