Mythic Ocean: la recensione

Le profondità del mare nascono un pantheon di misteriose divinità...sta a noi indirizzarle verso un mondo migliore in questa bizzarra avventura narrativa.

Mythic Ocean è il titolo di debutto di Paralune, un piccolo studio indie texano, fondato nel 2016 e composto da soli 3 elementi. L’obiettivo dichiarato dalla software house, sin da questo primo lavoro, è quello di creare storie emozionali caratterizzate da una profonda interattività, narrazioni che possono essere modellate dal giocatore, fino a farlo diventare elemento cardine della storia stessa.

L’incipit di questa avventura è tanto semplice quanto intrigante: cosa faremmo se potessimo stringere amicizia con una serie di divinità marine e fossimo in grado di influenzarne il comportamento e, di conseguenza, il cosmo intero? Le nostre interazioni con le divinità sono in grado di indirizzarne le scelte, sta a noi e alla nostra morale decidere se tali scelte devono essere fatte per il nostro mero tornaconto oppure per un bene maggiore. Questa avventura narrativa è ambientata sul fondo di un oceano molto colorato ma in realtà non così pieno di vita come ci si potrebbe aspettare. Iniziamo la nostra avventura incontrando la prima divinità di questo bizzarro pantheon sottomarino, una sorta di murena, che ci guiderà nei primi passi, o meglio nelle prime pinnate. Inizialmente privi di ogni memoria né consapevolezza del nostro ruolo scopriremo presto di essere una sorta di consigliere degli dei, incaricato di guidare questi ultimi alla costruzione di un nuovo mondo.

Sin da queste prime battute sarà ben chiaro che il focus degli sviluppatori è rivolto completamente alla parte testuale del gioco e poco, pochissimo, al game play. Le prime fasi di esplorazione infatti saranno in realtà piuttosto spiazzanti, lasciandoci a vagare per un territorio ampio ma piuttosto disabitato senza una chiara idea di cosa fare né di dove andare. Ci verranno in aiuto poi una mini-mappa e un sonar, utile ad evidenziare le creature con cui parlare e le zone da visitare, due strumenti preziosi senza i quali saremmo letteralmente alla deriva. 

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