PACM-MAN WORLD Re-PAC: la recensione

Un ritorno al passato, per fuggire e mangiare deliziosi fantasmini

In un mondo dove tutto a volte sembra essere già stato detto o fatto, scritto o filmato, ma soprattutto programmato; in un’epoca in cui i tempi e i costi di sviluppo sono ormai aumentati a dismisura; in un momento in cui i consumatori per prima si ritrovano spesso e volentieri spaesati dalle nuove metodologie di acquisto, contenuto e fruizione e guardano con nostalgia a un passato fatto di maggior semplicità, non stupisce il numero di operazioni di riammodernamento di vecchie glorie. Dalla stessa Nintendo con Mario 3D All Star ad Activision, che ha sfruttato lo slancio promozionale della vecchia trilogia per testare le acque e scoprire un interesse più che discreto per il bizzarro marsupiale australiano un tempo sviluppato da Naughty Dog, passando invece per operazioni più semplici, sia in termini di rifacimento che di contenuti, ma soprattutto di prospettiva. Come nel caso di Spyro, di Klonoa o, per l’appunto, Pac-Man.

Il personaggio protagonista di questa avventura è una delle icone più grandi di sempre, nel panorama videoludico mondiale. Nato agli albori del medium con la versione arcade del 1980, partorita dalla mente di Iwatani e prodotto dall’allora Namco, venne distribuito in occidente dalla semi-defunta Midway, dove spopolò come vera e proprio simbolo della cultura pop dell’epoca. Attraverso varie vicissitudini ha affrontato alti e bassi lungo un percorso tortuoso, soffrendo il passaggio dalle sale giochi all’intrattenimento casalingo, ma provando a rilanciarsi su PlayStation con un passaggio storico verso il platform 3D, grazie all’episodio World, qui riproposto oggi su piattaforme moderne grazie al suo rifacimento in HD. Il gioco a quell’epoca fu uno dei primi a provare un salto così significativo e ci riuscì anche con discreta maestria, ma nulla ad oggi ha saputo ripercorrere le sensazioni e le emozioni di quei claustrofobici labirinti bidimensionali in cui inseguire caramelle, scappando dai fantasmi, forse proprio per la spinta di originalità che lo caratterizzava agli inizi di questa industria. Un amore per quelle dinamiche testimoniato, in chiave moderna, anche dall’enorme successo incontrato da Pac-Man 99, esclusiva Switch riservata agli abbonati al servizio online NSO: non è stato un caso che due grandi case di sviluppo giapponesi abbiamo collaborato a un progetto incentrato proprio su questa icona, per spingere sempre più in alto il numero di abbonati, puntando moltissimo sull’effetto nostalgia, ma anche sulle enormi potenzialità puramente ludiche di questo brand, giustamente affiancato a un altro mostro sacro come Tetris per questo tipo di operazione commerciale.

Nel caso di RE-Pac, come dicevamo, Bandai-Namco riparte dal capostipite degli episodi tridimensionali della palletta gialla più famosa del mondo, per riproporne dinamiche e narrativa direttamente mutuate dalla versione di inizio millennio, con una spolverata al comparto tecnico per renderlo più fruibile sui dispositivi moderni. La struttura del gioco pensato in occasione dell’ormai datato 20° anniversario di Pac-Man era piuttosto semplice già all’epoca, ma a tratti comunque accattivante: partendo da un incipit narrativo che funge più che altro da pretesto di gioco, l’eroe dovrà partire alla ricerca dei suoi amici rapidi dal malvagio Toc-Man, affrontando mondi diversi per riuscire a recuperare ciascuno dei suoi compagni, in ambientazioni tridimensionali da esplorare liberamente, raccogliendo puntini per collezione e potenziamento che rimandando ai titoli 2D della famosa mascotte, saltando e correndo come in ogni platform che si rispetti, con l’aggiunta di qualche mossa più frenetica legata alla possibilità del protagonista di battagliare contro i vari nemici, senza la necessità di fuggire necessariamente da loro, per prenderli poi alle spalle. Ecco così che la schiacciata o lo scatto si uniscono alla possibilità di sferrare veri e propri attacchi, in un titolo dove però il level design fatica ad imporsi per originalità o qualità intrinseca. Rispetto al passato, la versione qui riveduta e corretta cerca di variare un po’ le carte in tavola, grazie all’introduzione di inedite modalità di gioco, tra cui la modalità Missione, la modalità Labirinto, che riporta il classico gameplay di PAC-MAN in alcuni labirinti 3D, e la modalità Originale, che ripropone una versione completa del gioco originale sbloccabile completando la modalità principale. Nulla però riesce a far emergere l’opera da una generalizzata sensazione di mediocrità, sotto svariati punti di vista.

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