Hello Neighbor  2: la recensione

Fatti i fatti tuoi che campi cent'anni dicevano i saggi. Piuttosto che mettere il naso nei segreti del vicinato potrebbe essere una buona idea in Hello Neighbor 2.

Chiunque viva in condominio conosce bene le gioie e, soprattutto, i dolori dei rapporti di vicinato. Bambini che piangono, cani che abbaiano, elettrodomestici fatti partire a tarda ora, schiamazzi, sedie trascinate e chi più ne ha più ne metta. Ma come la mettiamo se uno dei vostri vicini si rivelasse un killer psicopatico? Era questo a grandi linee l’incipit narrativo del primo Hello Neighbor, che al suo lancio nel 2017 si rivelò piuttosto interessante, complice una struttura investigativa/thriller che ricordava per qualche aspetto il capolavoro di Hitchcock La finestra sul cortile. Insomma meglio non lasciarsi incuriosire troppo dagli affari altrui se non si vuole finire invischiati in qualcosa più grande di noi. In questo seguito la struttura non si discosta troppo dal precedente, legandosi tuttavia agli eventi vissuti nel primo episodio. Ritroveremo infatti due vecchie conoscenze: il terribile Signor Peterson e Nicky, il protagonista, detective suo malgrado in Hello Neighbor capitolo uno. Questa volta il duo di sviluppatori Dynamic Pixels ed Eerie Studios, avvalendosi della distribuzione di TinyBuild, con Hello Neighbor  2 ci portano nella misteriosa cittadina di Raven Brooks. Uno di quei posti nei quali all’arrivo di un forestiero appaiono losche figure alle finestre intente a scrutarvi con sguardi minacciosi. È proprio questo quanto accade al giornalista Quentin, arrivato in paese per indagare sull’inspiegabile sparizione di alcuni bambini, poco prima di essere abbattuto da un colpo in testa e rinchiuso in un fienile. Da questo momento il buon Quentin si ritrova a dover investigare una cittadina ostile, infiltrandosi in edifici sorvegliati da zelanti agenti di polizia corrotti e da abitanti spesso armati, svelando lentamente l’intricata trama che si cela dietro la scomparsa dei ragazzini.

La struttura di gioco di Hello Neighbor 2 non si discosta di molto dal suo precedente, risultando in buona sostanza uno stealth game a tinte thriller, dall’andamento piuttosto lineare e con qualche raro elemento platform. Ogni livello è rappresentato da un edificio da esplorare, solitamente pattugliato da un NPC pronto a buttarci fuori (o peggio) al primo avvistamento, all’interno del quale dovremo reperire un indizio o un oggetto utile al proseguimento dell’indagine. Per arrivare all’agognato premio bisognerà passare attraverso una serie di indovinelli, risolvibili mettendo a soqquadro ogni stanza, aprendo ogni cassetto, spostando ogni quadro, insomma cercando in ogni angolo. Per non farci beccare dalle sentinelle invece sarà necessario non entrare nel suo campo visivo e muoversi con circospezione, meglio se accucciati. Se tuttavia ci dovessero scoprire bisognerà correre a perdifiato per uscire dal campo visivo della sentinella e chiudersi nel primo armadio disponibile o buttarsi sotto un letto (un po’ il concetto visto in Amnesia o Outlast). Pur non arrivando nemmeno lontanamente alle tinte horror dei due giochi citati Hello Neighbor 2 riesce a lasciare una certa sensazione di inquietudine e quel brividino di ansia che in uno stealth non guasta.

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Peccato che ad una costruzione psicologica così ben fatta non faccia da contraltare una realizzazione tecnica altrettanto splendente. Nei primi momenti di giochi ci troveremo catapultati in una città all’apparenza molto vasta, di conseguenza sarebbe lecito aspettarsi una gran quantità di ambienti con i quali poter interagire, così come qualche NPC con il quale parlare. Niente di tutto ciò, la città è deserta e gli ambienti saranno visitabili solo quando scriptato, e solo una minima parte rispetto a quelli che vediamo, chiusi da barriere invisibili. La sensazione è un po’ straniante e lascia un po’ di amaro in bocca, tanto potenziale purtroppo inespresso. Altro aspetto migliorabile riguarda la gestione dell’inventario, un po’ troppo laboriosa e lenta, e la gestione degli oggetti stessi. Da una parte è fin troppo facile perdersi qualche oggetto importante per strada, dall’altra la scelta di dover recuperare tutti gli oggetti da capo ogni volta che la sentinella di turno ci scopre è un po’ troppo punitiva.

Graficamente Hello Neighbor 2 ha uno stile molto particolare ma piacevole, in grado di rendere bene la cattiveria di alcuni personaggi ed il senso di costante pericolo vissuto dal povero Quentin. I personaggi, caratterizzati da grossi corpi e capoccioni, montati su gambette striminzite sdrammatizzano bene e sono un buon compromesso con il generale astio espresso. La palette di colori usata ed i giochi di luce creati rendono un bel salto avanti rispetto al predecessore e danno un colpo d’occhio piuttosto appagante, con una buona profondità di campo ed una sufficiente percezione degli spazi di gioco. Un buon lavoro è stato svolto anche per il comparto sonoro, in grado spesso di avvisarci di un pericolo alle nostre spalle ancora prima di rendercene conto visivamente. In buona sostanza quando il ritmo del sonoro si fa sincopato ed incalzante è il momento di correre senza voltarsi!

La recensione

6.5 Il voto

Alti e bassi per questo seguito di Hello Neighbor. Ad una buona costruzione dal punto di vista psicologico delle fasi stealth non corrisponde una altrettanto ben fatta realizzazione tecnica. Un open world che rimane solo nelle intenzioni, nessun personaggio con cui interagire e qualche tentennamento nella gestione dell'inventario turbano un po' la resa di uno stealth altrimenti ben studiato e stimolante.

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