Sonority: la recensione

Il potere salvifico della musica è il protagonista di questa sognante avventura, vissuta sulle note di un flauto magico.

Il periodo delle festività natalizie è storicamente un momento di stasi nel panorama videoludico, i grandi lanci sono già stati fatti ed eventualmente messi sotto l’albero, mentre le software house si preparano a sparare i colpi in canna per il nuovo anno. Accogliamo quindi con piacere, ancora ebbri dagli infiniti pranzi e cene natalizie, Sonority, intrigante indie musicale di Hanging Gardens Interactive, pubblicato da Application Systems Heidelberg. Il team tedesco ha portato a casa il premio nella categoria “Miglior Prototipo” al German Computer Game Awards 2020 grazie ad una prima release di questo titolo, riscontrando buone valutazioni e generando una certa attesa. Vediamo se le aspettative sono state mantenute oppure no. Come facilmente intuibile già dal titolo Sonority ruota tutto intorno alla musica, alla sua magia, alla capacità di trascendere la nostra realtà e superare ogni barriera grazie al potere curativo della melodia.  È proprio una cura ciò che spinge la giovane Esther, la protagonista del gioco della quale vestiremo i panni, ad intraprendere l’esplorazione di un mondo vasto e sconosciuto. Il suo amico orso Batama infatti è malato, è sprofondato in un silenzio inspiegabile che forse solo una melodia andata perduta può provare a guarire. Esther scoprirà una civiltà sopita, della quale sono arrivati ai giorni nostri solo misteriosi artefatti di pietra in grado di attivarsi con la musica. Una civiltà fondata sulla comunanza tra uomini ed animali, capaci magicamente di comunicare tramite il linguaggio comune, e sulla bellezza della musica. Nel nostro girovagare saremo guidati da un procione burbero e dalle simpatiche pietre canterine (dei monoliti in stile Stonehenge che sapranno insegnarci le note musicali dimenticate). Grazie al nostro fedele flauto pan e ad una nutrita schiera di animali parlanti pronti a darci una mano cercheremo dunque di donare nuova vita ad un mondo incantato da troppo tempo dimenticato e di salvare il nostro caro amico peloso.

Siamo ben avvezzi ormai a giochi che fanno della musicalità il loro fulcro anche se più spesso si fa leva sul ritmo, piuttosto che sulla tonalità o sulla melodia della musica stessa. Sonority fa parte di questa nicchia, non essendo infatti un rythm game bensì un puzzle game nel quale gli indovinelli hanno una base musicale. Viene infatti chiesto al giocatore di ricreare la corretta melodia per sbloccare elementi ambientali e rendere accessibile il livello successivo, interagendo con elementi meccanici in grado di muoversi nella corretta direzione solo sotto l’input della giusta tonalità sonora. Sin dall’inizio il gioco si premura di farci sapere che in realtà non è necessario avere delle reali competenze musicali per procedere nell’avventura, un buon orecchio ed un po’ di attenzione dovrebbero essere più che sufficienti, tant’è che si potrebbe anche scegliere di identificare i suoni su una scala numerica anziché sulle classiche note della scala musicale. In realtà alla prova dei fatti un orecchio poco allenato troverà non poche difficoltà, soprattutto nelle prime fasi di gioco. Sonority non fornisce molte informazioni al giocatore riguardo le interazioni da intrattenere con i monoliti canterini, è tutto lasciato alla scoperta ed al continuo trial and error. Via via impareremo che tramite le note prodotte dal nostro flauto potremo alzare o abbassare delle piattaforme, far ruotare delle scale e molto altro, per aprirci la strada verso il prossimo schema. Tuttavia sarà fondamentale capire che, ad esempio, una sequenza fatta da una nota molto alta seguita da una di due toni più bassa fare prima alzare di molto e poi abbassare di due livelli l’elemento ambientale con il quale stiamo interagendo. Una buona praticità con questo sistema arriverà solo dopo una certa quantità di tentativi e solo dopo aver allenato il nostro orecchio ad interpretare la scala musicale.

Il design dei puzzle è talvolta fin troppo complicato, fornendo al giocatore un livello di sfida piuttosto competitivo, non fornendo oltretutto alcun tipo di suggerimento o linea interpretativa. Ci saremmo aspettati che la melodia da comporre per sbloccare il puzzle fosse in qualche maniera indirizzata da elementi in-game, suggerimenti più o meno espliciti. In realtà spesso il giocatore sembra essere lasciato in balìa di sé stesso e dopo un po’ invogliato a procedere più per tentativi che per logica, a meno di avere l’orecchio assoluto in grado di bilanciare le tonalità delle sette note con le relative possibilità di muovere gli elementi del puzzle. Tolto questo aspetto poi la realizzazione tecnica di Sonority è notevole. Le ambientazioni disegnate a mano sono davvero evocative ed in grado di lasciar trasparire quell’atmosfera sognante e quasi nostalgica che permea tutta l’avventura. Talvolta nel mood e nelle ambientazioni si percepiscono delle influenze “zeldesche” davvero piacevoli, così come in alcuni momenti nel quale Esther con il suo flauto potrebbe ricordare la magia dell’ocarina. Il gioco si svolge in una visuale isometrica 3D in grado di catturare a schermo con pienezza tutti i biomi riprodotti, andando da una rigogliosa foresta, ad una città abbandonata ad una zona montagnosa e fredda. Il comparto sonoro non poteva essere da meno, visto il tipo di gioco di cui stiamo parlando. Un accompagnamento audio mai invadente, sempre leggero, sognante, delicato.

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La recensione

6.5 Il voto

Sonority è un puzzle game in grado di distinguersi grazie alla sua personalità e ad un concept di gioco ambizioso e particolare. Il fulcro sta nella nostra capacità di abbinare le diverse tonalità delle note musicali alle loro conseguenze sull'ambiente circostante. Anche se è vero che non sono richieste particolari conoscenze in ambito musicale, un orecchio ben allenato e qualche rudimento nella materia potrebbero essere un alleato prezioso. Un comparto audio video ben realizzato e davvero evocativo riescono a tenere sempre alto l'interesse per un titolo che in alcuni momenti ha alcune reminiscenze di Ocarina of Time.

Valutazione

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