A Void Hope: la recensione

Una breve ma immersiva avventura da godere nella solitudine delle vostre lenzuola, durante una scura e piovosa notte di fine inverno

A volte anche i videogame possono tornare utili per esprimere le proprie sensazioni, una certa visione del mondo e delle cose anche del tutto personale, alla ricerca di quella necessità espressiva alla base di molte discipline artistiche così universale eppure sfuggente. E capita così che piccoli team di sviluppo riescano, nell’odierno panorama dell’industria così ricco di possibilità legate alla programmazione, alla pubblicazione e alla promozione indipendenti, a mettere sugli scaffali degli store digitali piccole produzioni lontane dai crismi dei prodotti mainstream ma vicine all’anima, se non dei fruitori senza dubbi dei suoi creatori. Titoli poco ambiziosi e di breve durata, dal significato profondo e portatori di messaggi non banali, tutti da scoprire con delicata attenzione. Come nel caso di A Void Hope.

Il titolo in questione è fortemente influenzato in tutta la sua essenza dal world building che soggiace al suo concepimento: la città sta crollando, le persone stanno diventando il guscio di se stesse, una coppia tormentata sta lottando per distinguere gli incubi dalla realtà. Questa terribile situazione ambientale, che sta mettendo a repentaglio l’esistenza stessa dell’umanità, è iniziata con… beh, sostanzialmente non lo saprete se non nelle fasi più avanzate di gioco, visto che anche i vostri protagonisti saranno infettati da questo misterioso morbo che vi spingerà sull’orlo di una estenuante fatica: quella di preservare i ricordi e, con essi, la vostra lucidità. Il titolo è di fatto un mistery game investigativo, improntato alla necessità di decifrare il mistero che costituisce il fulcro stesso dell’esperienza di gioco, attraverso esplorazione e narrazione, per scoprire quale sia l’origine del male e se esista davvero un modo o meno per recuperare memoria e dignità umana. A Void Hope è infatti un viaggio breve, ma intenso e coinvolgente, da godersi possibilmente addirittura in un’unica seduta, isolandosi in un certo alone di solitudine per apprezzarne al meglio toni malinconici e atmosfere nichiliste, lasciandosi trasportare nei suoi ambienti bui e piovosi. Il tutto mentre cercherete di guidare le gesta di una coppia alla disperata ricerca di una cura per questa malattia sconosciuta che sembra influenzare la memoria delle persone, costringendovi ad avventurarvi in strade buie e pericolose ed esplorare edifici abbandonati in una città al collasso piena di degrado e pericolose e ostili creature. Prevalentemente ex-umane. Ovvio il messaggio che, nemmeno troppo sottotraccia, il titolo porta avanti, con una critica leggermente velata ma in realtà piuttosto esplicita verso la società odierna, dove individualità e memoria rischiano di sparire in un senso globale di omologazione superficiale e istantanea, nonché caduca ed inquietante.

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