Negli ultimi dieci anni pochi publisher hanno saputo costruire un’identità tanto riconoscibile quanto Annapurna Interactive. Pur lontana dalle logiche dei grandi colossi dell’industria, la divisione videoludica del gruppo Annapurna si è progressivamente affermata come una sorta di marchio di garanzia per tutti coloro che ricercano esperienze autoriali, capaci di sperimentare sul piano narrativo, artistico o ludico senza necessariamente inseguire le convenzioni dei blockbuster tripla A. Più che limitarsi a finanziare progetti indipendenti, Annapurna ha spesso saputo individuare autori con una forte visione creativa, contribuendo a dare visibilità a opere che difficilmente avrebbero trovato spazio nei circuiti editoriali più tradizionali. Il suo catalogo parla da sé. Produzioni come What Remains of Edith Finch, Outer Wilds, Kentucky Route Zero, Sayonara Wild Hearts, Neon White, Stray, Cocoon e il recentissimo Lorelei and the Laser Eyes rappresentano esempi molto diversi tra loro, accomunati però da una precisa volontà di utilizzare il videogioco come linguaggio espressivo prima ancora che come semplice intrattenimento. È un approccio che ha permesso al publisher americano di conquistare rapidamente la fiducia di pubblico e critica, trasformando ogni nuova pubblicazione in un evento seguito con particolare attenzione dagli appassionati. Non sorprende quindi che anche Nintendo abbia rappresentato negli anni un partner privilegiato per questo tipo di produzioni. Già Nintendo Switch si era rivelata una piattaforma ideale per esperienze narrative, contemplative e artistiche, grazie alla sua natura ibrida e alla possibilità di affrontare sessioni di gioco più raccolte e personali. Nintendo Switch 2 sembra voler proseguire lungo la medesima direzione, offrendo agli sviluppatori maggiore libertà tecnica senza rinunciare a quel pubblico particolarmente ricettivo verso le produzioni indipendenti che tanto ha contribuito al successo della precedente generazione. Wanderstop si inserisce perfettamente in questa filosofia, proponendosi come l’ennesima opera dal forte taglio autoriale destinata a trovare proprio sulle console Nintendo uno dei propri contesti più naturali.
Tra le tendenze che hanno maggiormente caratterizzato l’industria negli ultimi anni figura senza dubbio quella dei cosiddetti cozy game, produzioni che mettono deliberatamente in secondo piano sfida, competizione e adrenalina per privilegiare atmosfere rilassanti, attività quotidiane e una dimensione emotiva spesso molto intima. Sebbene le radici del genere possano essere rintracciate già nei primi Harvest Moon e, soprattutto, nella rivoluzione portata da Animal Crossing, è con l’esplosione indipendente dell’ultimo decennio che questo filone ha conosciuto una diffusione senza precedenti. Titoli come Stardew Valley, Spiritfarer, Unpacking, A Short Hike, Coffee Talk e Dordogne hanno dimostrato come fosse possibile costruire esperienze profondamente coinvolgenti senza ricorrere a combattimenti spettacolari o strutture ludiche particolarmente complesse. Il piacere deriva piuttosto dall’osservazione, dalla scoperta, dalla costruzione di relazioni e dalla libertà di procedere secondo i propri ritmi, trasformando il videogioco in uno spazio di conforto capace di accompagnare il giocatore attraverso esperienze spesso molto personali. Nintendo Switch è stata probabilmente la piattaforma che più di ogni altra ha favorito questa diffusione. La possibilità di alternare televisore e modalità portatile, unita a un pubblico tradizionalmente aperto alle produzioni meno convenzionali, ha trasformato la console in una vera e propria casa per il genere. Anche Nintendo Switch 2 sembra voler raccogliere questa eredità, continuando ad accogliere produzioni accomunate da una forte sensibilità artistica e narrativa. È interessante notare, tuttavia, come Wanderstop utilizzi soltanto in parte le convenzioni del cozy game. All’apparenza troviamo tutti gli elementi tipici del filone: una piccola sala da tè immersa nella natura, attività rilassanti, coltivazione di ingredienti, preparazione di bevande e conversazioni con personaggi eccentrici. In realtà, il titolo di Ivy Road sfrutta questa apparente serenità per affrontare temi decisamente più profondi, trasformando il cozy game non tanto in una fuga dalla realtà quanto in uno strumento per riflettere sul burnout, sull’ansia da prestazione e sulla difficoltà, sempre più contemporanea, di concedersi il lusso di rallentare.

Dietro Wanderstop si cela un gruppo di autori che, pur provenendo da esperienze profondamente diverse, condividono una comune attenzione verso la narrazione interattiva. Il progetto nasce infatti all’interno di Ivy Road, studio fondato da Davey Wreden, autore di opere di culto come The Stanley Parable e The Beginner’s Guide, affiancato da Karla Zimonja, già sceneggiatrice di Gone Home e Tacoma, e dal compositore Daniel Rosenfeld, meglio conosciuto come C418, autore delle iconiche musiche di Minecraft. Una squadra difficilmente più qualificata per dare vita a un’opera che fa della sensibilità narrativa e dell’atmosfera i propri principali punti di forza. La pubblicazione è naturalmente affidata ad Annapurna Interactive, realtà che ancora una volta dimostra di saper individuare progetti fortemente autoriali e difficilmente assimilabili alle produzioni più convenzionali. Non è un caso che lo stesso Davey Wreden abbia più volte raccontato come Wanderstop sia nato da una riflessione molto personale sul proprio rapporto con il lavoro creativo e con il burnout vissuto negli anni successivi al successo di The Stanley Parable. L’intero progetto assume così una dimensione quasi autobiografica, utilizzando il videogioco come mezzo per elaborare esperienze realmente vissute piuttosto che limitarsi a raccontare una storia di fantasia. L’approdo su Nintendo Switch 2 rappresenta un’occasione particolarmente interessante proprio per la natura dell’opera. Le sue sessioni di gioco raccolte, il ritmo volutamente lento e l’importanza attribuita ai dialoghi e alla contemplazione sembrano sposarsi perfettamente con la filosofia della console ibrida di Nintendo. È un peccato, semmai, che il lavoro di conversione non riesca sempre a valorizzare adeguatamente la qualità artistica del progetto, ma questo sarà un tema da approfondire più avanti. Resta comunque evidente come Wanderstop incarni perfettamente quella nuova generazione di produzioni indipendenti che preferiscono parlare direttamente alle emozioni del giocatore piuttosto che impressionarlo con effetti speciali o meccaniche spettacolari.










