Con Infinite Rush, Milestone cambia radicalmente scala al proprio progetto: per la prima volta l’universo di Hot Wheels non è soltanto qualcosa da attraversare lungo una sequenza di circuiti, ma diventa un mondo esplorabile, articolato in quattro isole profondamente diverse per ambientazione e identità. Wheelswood porta le macchinine tra grattacieli e strutture urbane, Tentacle Bay privilegia natura e scenari aperti, Gearville costruisce il proprio immaginario attorno a canyon industriali, mentre Drifty Temples punta su strade tortuose e paesaggi più esotici. All’interno di questi spazi si sviluppa una progressione basata sui Rush Master: completando gli eventi si sbloccano le rispettive sfide e, una volta sconfitto il boss di ciascuna isola, si ottengono anche la sua vettura e il relativo titolo. A dare sostanza alla collezione ci sono oltre 150 veicoli, distribuiti in quattro classi — Versatile, Drifter, Speeder e Titan — che modificano concretamente l’approccio alla guida: i Drifter recuperano il boost attraverso le derapate, gli Speeder puntano sulla velocità pura, i Titan privilegiano potenza e accelerazione del boost, mentre i Versatile cercano un compromesso tra le diverse caratteristiche. La trasformazione non riguarda però soltanto la struttura della progressione. Le isole sono pensate come veri e propri playground nei quali alternare gare, attività secondarie, esplorazione e collezionismo, mentre il Track Builder porta la storica vocazione creativa della serie direttamente dentro il nuovo mondo aperto: è possibile costruire percorsi utilizzando l’ambiente circostante, collegando i moduli della pista al terreno e agli edifici e arrivando a sviluppare tracciati sospesi sopra le strutture. Si possono inoltre inserire avversari virtuali e creare sfide personalizzate, mentre la componente competitiva comprende gioco online, classifiche e modalità asincrone, accanto allo split-screen locale fino a quattro giocatori; su Switch 2 le gare prevedono sei concorrenti. È, insomma, un Hot Wheels che prova a essere contemporaneamente racing game, collezione, playground e piccolo laboratorio creativo: una quantità di possibilità decisamente superiore a quella dei precedenti capitoli, e proprio per questo anche un banco di prova interessante per capire se la libertà dell’open world possa convivere con l’immediatezza che costituisce l’essenza stessa della serie.
Il problema è che l’ampliamento della formula non coincide automaticamente con un suo rafforzamento. Infinite Rush offre una quantità considerevole di attività — dalla classica Quick Race alle eliminazioni, dalle prove Waypoints agli eventi Smashing Wheels, passando per Time Attack e Drift Master — e ciascuna cerca di modificare ritmo e obiettivi della competizione. A queste si aggiungono le attività disseminate nelle isole e la possibilità di costruire e affrontare circuiti personalizzati. Il risultato è quindi un pacchetto ricco, ma anche un’esperienza nella quale la componente ludica tende talvolta a frammentarsi: alcune attività sono molto brevi e finiscono per sembrare più strumenti per riempire la mappa che occasioni realmente memorabili, mentre la struttura della progressione può assumere un carattere ripetitivo. È una conseguenza abbastanza evidente della scelta di trasformare il tradizionale circuito Hot Wheels in un playground permanente: si guadagna libertà, ma si perde parte di quella concentrazione spettacolare che rendeva così efficaci le piste di Unleashed, costruite intorno a loop, salti, curve impossibili e scenografie volutamente assurde. Diverse recensioni hanno infatti sottolineato come il mondo aperto, pur vivace e ricco di cose da fare, risulti meno incisivo quando viene utilizzato contemporaneamente come spazio di esplorazione e come sede delle gare. Anche la guida risente di questa trasformazione. Il modello di controllo ereditato dai precedenti Unleashed rimane immediato e accessibile, ma la sua impostazione relativamente rigida si adatta meno bene a strade affollate, curve strette e percorsi urbani: nelle sezioni più tortuose è facile allargare la traiettoria, urtare le pareti o perdere un checkpoint, facendo emergere una fisica che funziona meglio quando il tracciato è costruito attorno alle sue eccentricità piuttosto che quando deve confrontarsi con la geometria di un ambiente esplorabile. Il paradosso è dunque interessante: Infinite Rush è probabilmente il capitolo più ricco e ambizioso della serie sul piano quantitativo, ma proprio l’abbondanza rischia di attenuare il mordente dell’esperienza. Laddove Unleashed concentrava l’attenzione sulla singola corsa e sulla fantasia del circuito, qui il giocatore è continuamente invitato a fare qualcos’altro, raccogliere qualcosa, raggiungere un’attività o attraversare una nuova porzione di mappa. Il Track Builder rimane presente e anzi viene integrato nel mondo aperto, ma anche la sua funzione cambia: la libertà di costruire ovunque è maggiore, mentre la sensazione di trovarsi davanti a un gigantesco playset progettato esclusivamente per correre risulta, paradossalmente, meno forte. È una differenza sottile ma decisiva: Infinite Rush aggiunge spazio e contenuti, senza riuscire sempre a trasformarli in altrettanta intensità di gioco.
Sul piano tecnico, Hot Wheels Infinite Rush su Switch 2 restituisce un prodotto complessivamente dignitoso, ma difficilmente all’altezza delle aspettative che si possono avere dalla nuova macchina Nintendo e, soprattutto, dalle esigenze di un racing arcade. Il limite più evidente è il frame rate, fissato a 30 fps sia in modalità portatile sia collegando la console al televisore: una soglia generalmente stabile durante la guida, ma poco convincente per un gioco costruito sulla velocità e sulla reattività dei controlli. Alcune analisi hanno inoltre rilevato stuttering in determinate aree e una sensazione di input lag, mentre altri test descrivono una prestazione più regolare, a conferma di un’esperienza non sempre omogenea. La resa visiva, invece, riesce a mantenere una buona riconoscibilità dell’universo Hot Wheels: le quattro isole sono colorate e sufficientemente dettagliate, le automobili riproducono con grande attenzione l’aspetto dei modellini e la versione Switch 2 raggiunge un output a 1080p, con una distanza visiva che permette di apprezzare la scala degli ambienti. Il problema è che questo livello di dettaglio non produce un vero effetto “wow”: upscaling, qualche morbidezza dell’immagine e texture meno definite impediscono alla produzione di apparire realmente spettacolare, soprattutto considerando che il gioco non deve gestire un livello di simulazione particolarmente complesso. È però il sistema di caricamento a rappresentare il difetto tecnico più fastidioso. Passare dalla mappa a una gara e tornare successivamente nell’open world interrompe con frequenza il ritmo dell’esperienza, con attese che in diversi test si avvicinano ai 30 secondi e che, in alcune circostanze, sono state riportate persino più lunghe. In un gioco che invita continuamente a spostarsi tra attività, isole ed eventi, il problema assume un peso superiore a quello che avrebbe in un’esperienza lineare: la velocità dovrebbe essere il suo elemento identitario, mentre il giocatore si ritrova troppo spesso davanti a una schermata di caricamento. Alcune recensioni hanno inoltre segnalato sporadici freeze, crash e ulteriori problemi di stabilità. Nel complesso, quindi, la conversione è funzionale e visivamente gradevole, ma non riesce a trasformare Switch 2 in una piattaforma tecnicamente privilegiata per Infinite Rush: 30 fps, caricamenti e qualche incertezza prestazionale finiscono per pesare proprio nei momenti in cui il gioco dovrebbe risultare più fluido e immediato.
La recensione
Hot Wheels Infinite Rush rappresenta un’evoluzione coraggiosa per una serie che aveva ormai trovato in Unleashed una formula estremamente riconoscibile: l’open world amplia sensibilmente il playground, offre una quantità generosa di vetture e attività e rende il gioco particolarmente accessibile anche in compagnia. Al tempo stesso, questa libertà finisce per diluire parte della spettacolarità delle piste tradizionali, mentre una struttura talvolta dispersiva e una guida non sempre perfettamente adatta agli spazi aperti ne riducono il mordente. Su Switch 2, inoltre, 30 fps e caricamenti troppo frequenti frenano ulteriormente un’esperienza che avrebbe avuto bisogno di maggiore fluidità. Un buon arcade per tutta la famiglia, quindi, ma un passo evolutivo non sempre convincente.











